Tassa covid quando accettabile e giustificabile o no. Si scatena la polemica

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Tassa covid quando  accettabile e giust

Quando il contributo Covid giustificabile

Davvero si pu parlare di far west illegale che potrebbe configurare il reato di truffa? giusto presentare denunce alla Guardia di finanza e all'Antitrust?

La nuova polemica è servita e si chiama tassa Covid ovvero un contributo dai 2 ai 4 euro che un numero crescente di negozianti in tutta Italia sta applicando ai propri clienti a giustificazione dell'emergenza ancora in corso.

Per sapere se è stata applicata è sufficiente leggere con attenzione le voci dello scontrino. Le segnalazioni dei consumatori si stanno moltiplicando e non tutti sono così convinti che sia giusto accettare questi rincari rispetto alle voci di spesa originali applicati dagli esercenti.

Anche perché si tratta di una decisione arbitraria ovvero assunta in maniera autonoma senza che alcuna disposizione lo imponesse o lo suggerisse.

Ma fino a che punto è lecito parlare di far west illegale che potrebbe configurare il reato di truffa, e contro cui alcune associazioni dei consumatori stanno presentando denunce alla Guardia di finanza e all'Antitrust, fornendo tutte le segnalazioni ricevute al riguardo, affinché si avviino le dovute indagini sul territorio?

Vi spieghiamo cosa sta accadendo e qual è la nostra posizione rispetto a rincari e sovrapprezzi:

  • La tassa Covid non esiste, al massimo si può parlare di contributo Covid
  • Quando il contributo Covid è giustificabile

La tassa Covid non esiste, al massimo si può parlare di contributo Covid

Come denunciano alcune associazioni dei consumatori, numerosi clienti lamentano un sovraprezzo dai 2 ai 4 euro delle spese con tanto di indicazione sullo scontrino. Tra i tanti ad applicarlo sono parrucchieri e centri estetici.

Se le parole sono importanti, è sbagliato parlare di tassa Covid inserita nello scontrino perché si tratta in realtà di un contributo per sostenere le spese degli esercenti per sanificazione e messa in sicurezza dei locali.

Ci sono casi più eclatanti, come quello dei centri estetici che obbligano i clienti ad acquistare un kit monouso a 10 euro per sottoporsi ai trattamenti.

Perché pagare, si domandano i clienti, se il decreto Rilancio riconosce un credito d'imposta del 60% delle spese sostenute fino a un massimo di 60.000 euro per le attività di sanificazione degli ambienti nei quali è esercitata l'attività lavorativa?

La cifra copre anche i costi per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale, come mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione, di prodotti detergenti e disinfettanti, di termometri e termoscanner, di dispositivi per garantire la distanza di sicurezza interpersonale, come barriere e pannelli protettivi, comprese le eventuali spese di installazione.

Quando il contributo Covid è (al massimo) giustificabile

Bisogna fare le necessarie differenze perché il contributo Covid è accettabile in alcuni casi, come ad esempio i dentisti, per via dei costi sicuramente maggiori ed evidenti per la sanificazione degli strumenti con l'obiettivo di garantire la massima sicurezza.

In tanti altri casi è invece più difficile da accettare gli aumenti anche perché i costi non sono saliti. Pensiamo ad esempio a quelli delle materie prime.

In ogni caso, l'indicazione del contributo come voce separata sullo scontrino è un bene poiché garantisce trasparenza e chiarezza.

Quando la fase di emergenza sarà terminata, quella stessa voce dovrebbe essere eliminata con la medesima trasparenza.