Come vengono gestiti i malati a casa di coronavirus? Ecco una storia, purtroppo, vera

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Come vengono gestiti i malati a casa di

Sintomi tipici del coronavirus, ma nessuna assistenza

L'operatrice di call center ha raccontato di aver manifestato per oltre un mese i sintomi tipici del coronavirus, ma senza poter ricevere assistenza.

Non ci sono solo i grandi numeri dei contagiati e dei morti da coronavirus perché ci sono anche le singole storie dei malati a rappresentare grandi drammi personali e familiari. E sono destinate a essere dimenticate se non subito raccontate.

Uno dei casi più emblematici arriva da Torino e coinvolge una dipendente di call center, malata di coronavirus.

Ma anziché ricevere le attenzioni e le cure che avrebbe meritato, la risposta dell'Asl è proprio la meno attesa. "Aspetti che passi" è stata la risposta che avrebbe ricevuta. In buona sostanza sarebbe stata dimenticata dalla propria Azienda sanitaria locale, forse perché non anziana o forse perché le strutture ospedaliere non erano in grado di accogliere, ma quanti in Italia si sono trovati nella stessa posizione?

Solo quando questo periodo di emergenza sarà definitivamente terminato sarà possibile fare luce su piccoli e grandi episodi, errori ed inefficienze, morti che potevano essere evitate e casi trascurati, accanto ai tantissimi casi di impegno fino all'ultima goccia di sudore che i medici italiani stanno dimostrando. Dividiamo la nostra storia in

  • Sintomi tipici del coronavirus, ma nessuna assistenza
  • Non ci sono tamponi, si spera in un miglioramento

Sintomi tipici del coronavirus, ma nessuna assistenza

L'operatrice di call center ha raccontato al quotidiano la Repubblica di aver manifestato per oltre un mese i sintomi tipici del coronavirus, ma senza poter ricevere assistenza. Né dalla propria famiglia perché vive sola in casa e né dall'Asl di Torino che - ha riferito - avrebbe perso il suo caso.

E non lo avrebbero approfondito perché, nonostante non avesse avuto difficoltà respiratorie, le avrebbero prescritto tachipirina e antibiotici senza mai farle il tampone per capire se fosse davvero positiva al coronavirus.

Ma sopratutto ha continuato a lavorare fino all'ultimo giorno possibile. Dopo aver decretato la zona rossa in tutto il Paese e posto un blocco ad alcune attività, solo nel weekend del 21-22 marzo il governo ha fermato tutte le imprese non essenziali.

E fino ad allora sarebbe stata sempre presente poiché i call center rientravano tra quelle attività che il governo ha ritenuto essenziali. Più precisamente avrebbe continuato a lavorare anche dopo che il contagio si era diffuso in circa 460 persone su tre piani, in modalità open space.

Non ci sono tamponi, si spera in un miglioramento

La situazione peggiora progressivamente tra febbre, mal di gola, mal di testa, spossatezza e dolori alle ossa e muscolari.

La donna riferisce di aver chiamato il numero verde della Regione Piemonte dedicato all'emergenza coronavirus, da cui viene invitata a chiamare la guardia medica, mentre i dati della Protezione civile sono sempre più allarmanti.

La guardia medica le prescrive due giorni di malattia e una terapia a base di tachipirina, rimandandola al mio medico di base, che a sua volta la segnala all'Asl come sospetto caso di coronavirus.

Tuttavia non ci sono tamponi che lo possono confermare e non può che andare avanti a colpi di antibiotici sperando in un miglioramento, "aspettando che passi". Nel momento in cui racconta la storia aveva ancora la febbre e nessuno si era fatto sentire e o vedere.