Aprire attività gradualmente o tenere tutto fermo? Nuovi dati e prese di posizioni

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Aprire attività gradualmente o tenere tu

Coronavirus, preferibile tenere tutto fermo?

Fino a che punto far pesare l'elemento sanitario rispetto a quello economico, ben sapendo che se in caso di sterzata del trend parte dei sacrifici fin qui fatti verrebbero vanificati?

Con il graduale calo dei contagiati da coronavirus e la luce in fondo al tunnel che si comincia a intravedere, ecco che in tempi record si sono formati due schieramenti opposti.

Da una parte c'è chi invita alla cautela ovvero alla ripresa graduale delle attività lavorative e ricreative. Dall'altra c'è chi sottolinea come non ci sia più tempo da perdere e incamminarsi sin da subito lungo il percorso della risalita.

Insomma, meglio aprire attività gradualmente o tenere tutto fermo? Fino a che punto far pesare l'elemento sanitario rispetto a quello economico, ben sapendo che se in caso di sterzata del trend parte dei sacrifici fin qui fatti verrebbero vanificati?

Come è possibile notare dalle differenti prese di posizioni, la risposta non è affatto scontato e in fin dei conti si tratta di trovare il corretto punto di equilibrio tra tutte le esigenze.

Comprese quelle sociali, considerando le restrizioni a cui siamo stati tutti costretti, compresi i bambini che hanno rinunciato alle lezioni a scuola così come alle uscite pomeridiane. Vediamo allora cosa sta succedendo:

  • Coronavirus, meglio aprire attività gradualmente?
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Coronavirus, meglio aprire attività gradualmente?

Il fronte della prudenza rispetto all'apertura delle attività è composto innanzitutto dai medici e dagli esperti sanitari.

Come spiegato da Silvio Brusaferro, il presidente dell'Istituto superiore di sanità che abbiamo imparato a conoscere, il picco ovvero il punto più alto della curva epidemica, il momento di massima diffusione del virus, è stato raggiunto.

Tuttavia pensare che il nemico sia già stato sconfitto sarebbe un errore fatale. Da qui l'invito alla prudenza e a mantenere alta la guardia, ben sapendo che non tutte le aree del Paese sono coinvolti allo stesso modo tra quella settentrionale a più alta circolazione, quella intermedia e quella con un numero ridotto di casi.

Dal punto di vista scientifico, l'indice di contagiosità è adesso intorno a 1 ovvero un contagiato è in grado di infettarne un altro e l'obiettivo è adesso arrivare allo 0,5 per ipotizzare una prima vera apertura. Le sue parole sono chiare: "Dobbiamo gestire la discesa".

Coronavirus, preferibile tenere tutto fermo?

Ma non tutti la pensano allo stesso modo se, come fatto notare da Confindustria, al termine di questi primi 6 mesi dell'anno è atteso un crollo del Pil del 10%.

Oltre alla sospensione della maggior parte delle attività lavorative ed economiche si è infatti aggiunto il quasi azzeramento della domanda di beni e servizi, interna ed esterna. L'associazione degli industriali riferisce di un crollo maggiore a quello del 2009.

Ogni settimana la situazione peggiora perché potrebbe costare almeno lo 0,75% del Pil. Da qui la richiesta di ridurre i tempi per l'apertura del Paese.

In questa scia si colloca il pensiero del numero uno di Federacciai, Alessandro Banzato, secondo cui le acciaierie italiane dovrebbero gradualmente riprendere l'attività riaprire i cancelli rimasti chiusi per troppo tempo.

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