Assenze coronavirus come si possono gestire tra ferie, permessi e cassa integrazione

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Assenze coronavirus come si possono gest

Coronavirus, come gestire le assenze

Lavoro a distanza a parte, le aziende che sono costrette ad abbassare la saracinesca in questi giorni di rischio contagio da coronavirus devono fare a meno dei dipendenti.

Le aziende sono ferme al palo e i dipendenti sono invitati ad attivare forme di lavoro a distanza. Succede in tempi di coronavirus, ma è evidente che non tutti hanno questa possibilità e sono costretti a ricorrere a ferie, permessi o cassa integrazione per giustificare la propria assenza.

Pensiamo ad esempio ai bar e ai ristoranti, ma anche ai negozi per la vendita al dettaglio e più in generale a tutte quelle mansioni per cui è indispensabile la presenza fisica giorno dopo giorno.

Per tutti loro e per chi non può lavorare a distanza, quali sono i modi migliori e possibili per gestire le assenze in questi giorni di coronavirus?

Sono in tanti a nutrire dubbi sulla correttezza dell'utilizzo delle ferie anche perché, è il ragionamento comune, al termine dell'emergenza il lavoratore si ritroverà senza la possibilità di fruire di un solo giorno di assenza.

Non dimentichiamo che, a norma di legge, a ciascun dipendente con contratto full time, sia esso a tempo determinato o indeterminato, che abbia lavorato per un anno interno, spettano 4 settimane di ferie nel corso di un anno. Analizziamo allora la situazione e vediamo

  • Coronavirus, come gestire le assenze: ferie e permessi
  • Cassa integrazione per gestire le assenze per coronavirus

Coronavirus, come gestire le assenze: ferie e permessi

Lavoro a distanza a parte, le aziende che sono costrette ad abbassare la saracinesca in quesi giorni di rischio contagio da coronavirus stanno spingendo i dipendenti a utilizzare ferie e permessi residui.

Se questi strumenti sono esauriti, come vedremo nel paragrafo successivo, è possibile accedere alla cassa integrazione anche da parte della aziende con un solo dipendente.

A norma di legge, il periodo trascorso in quarantena con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria è equiparato alla malattia anche per i dipendenti del settore privato.

Secondo il decreto, gli oneri sono a carico del datore di lavoro tenuto a presentare domanda all'ente previdenziale sono posti a carico dello Stato.

Cassa integrazione per gestire le assenze per coronavirus

La novità dell'ultim'ora è rappresentata dall'introduzione della cassa integrazione in deroga. Applicabile sull'intero territorio nazionale, per tutti i settori produttivi e anche dalle aziende con un solo dipendente, la durata massima di 9 settimane.

Più precisamente hanno accesso quelle imprese che si trovano davanti a una riduzione o a una sospensione dell'attività lavorativa in seguito all'emergenza coronavirus.

Viene concessa dalla regione o provincia autonoma se la richiesta d'intervento proviene da unità produttive site in un'unica regione o provincia autonoma oppure viene concessa dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali se la richiesta arriva da aziende con unità produttive su tutto il territorio nazionale.

L'indennità è pari all'80% della retribuzione, comprensiva di ratei di mensilità aggiuntive. La domanda va presentata entro 20 giorni dalla data in cui ha avuto inizio la sospensione o la riduzione dell'orario di lavoro.

La cassa di integrazione straordinaria non può comunque essere concessa per cessazione dell'attività dell'impresa.

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