Badanti e Colf aumenta stipendio 2018. Emergenza per famiglie italiane e tanti lavoratori

Aumento dello stipendio minimo delle badanti, colf e baby sitter, di tutte le persone che fanno lavori domestici. Ma non mancano problemi ed emergenze almeno su due fronti

Badanti e Colf aumenta stipendio 2018. E

Badanti tuttofare, sono più degli infermieri


Aumento dello stipendio dei badanti e dei lavoratori domestici dal 1 Gennaio 2018, ma ancora tanti problemi su più fronti, una questione che per le famiglie italiane sta diventando sempre più una emergenz

Aumento stipendi e remunerazioni basi lavoro domestico

Nuovo accordo per quanto riguarda le busta paga di badanti, baby sitter e colf con la decisione di un aumento dello stipendio minimo derivante dal lavoro domestico. La decisione è stata presa al Ministero del Lavoro, in base alle variazioni del costo delle vita ed entrerà in vigore già dal 1 Gennaio 2018. L'aumento è dello 0,64%. Il costo orario del lavoro sarà tra i 4,57 euro e e gli 8,12 euro. A livello mensile, la remunerazione per i collaboratori domestici conviventi partirà da 629,15 euro per il livello base, mentre sarà innalzato al profilo superiore a 1370 euro euro più l'indennità per i lavoratori maggiormente qualificati.

L'esercito dei badanti tuttofare

Innanzitutto due numeri che aiutano a inquadrare subito la situazione: il numero degli infermieri in Italia è pari a 650.000 mentre la stima delle badanti, conteggiando cioè anche quelle che lavorano in nero, è di 830.000. Significa in estrema sintesi che siamo dinanzi a una situazione al limite del paradosso. E non lo è per via della sproporzione dei numeri, ma perché le bandanti sono spesso utilizzate per le cure degli anziani al posto degli assistenti sanitari. Una situazione delicata non solo per il sistema Paese, ma anche per le stesse badanti. Si tratta infatti di un lavoro duro anche dal punto di vista fisico e che comporta l'assunzione di grandi responsabilità. Ma c'è chi denuncia sfruttamenti pluriennali senza il versamento di un solo centesimo di contributi. Ma poi ci sono gli stessi anziani, soprattutto malati, che ringraziano questa figura perché privi di assistenza familiari ovvero di parenti diretti.

Il problema è in realtà un altro: le badanti sono veri e propri tuttofare ovvero sono spesso costrette a prendersi cura degli anziani anche dal punto di vista sanitario. E non sempre i risultati, stando a quanto racconta il Collegio degli infermieri, sono dei migliori. Non tutte le badanti, la maggior parte delle quali di provenienti da Romania e Ucraina, hanno conoscenze e competenze adeguate per affrontare le emergenze. Che nel caso delle persone più deboli sono quasi all'ordine del giorno. Tuttavia di questo sistema di assistenza fai-da-te spesso non se ne può far a meno. Lo rivela la Ragioneria generale dello Stato, secondo cui se gli anziani fossero assistiti dalle strutture pubbliche anziché da badanti o parenti, la spesa per lo Stato ammonterebbe alla cifra record e insostenibile di 17 miliardi di euro.

C'è allora qualcosa che non funziona nel quadro generale italiano? Sì perché l'offerta nazionale di strutture assistenziali pubbliche raggiunge l'1,6% degli anziani contro una media europea del 5.

Un (piccolo) fondo per chi si prende cura dei propri parenti

Viene allora da sorridere che, dinanzi alla stima di 7 miliardi di euro di impegno economico delle famiglie per le badanti, il governo abbia messo sul piatto 20 milioni di euro all'anno per un triennio. Si tratta di un importo evidentemente inadeguato rispetto alla situazione reale. In inglese si chiamano caregiver: sono le persone che si prendono cura con continuità dei familiari non autosufficienti. In tre quarti dei casi, si tratta di una donna. Le famiglie che vivono questo tipo di situazione si attendevano dal Parlamento una legge organica su tutta la materia, che però non è arrivata a causa dell'interruzione della legislatura, nonostante un testo fosse già stato messo a punto in Senato.

Per rimediare almeno in parte a questo fallimento, con la legge di Bilancio è stato istituito un fondo da 60 milioni per il prossimo triennio (20 milioni di euro per anno) destinato a sostenere proprio i caregiver. Si tratta di un impegno finanziario contenuto, ma di un primo segnale sul tema al mondo dei disabili e alle loro famiglie.







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