Bekaert chiude, 318 posti a rischio. Occupazione fabbrica, dirigenti scortati, appello Di Maio e indaco

Bekaert Group chiude uno degli stabilimenti in Italia con 60 anni di storia ed ex Pirelli. Ma non c'è solo questa crisi, anzi continuano ad aumentare

Bekaert chiude, 318 posti a rischio. Occ

Figline multinazionale chiude stabilimento appello Di Maio


La direzione di Bekaert Group ha annunciato la chiusura dello stabilimento italiano di Figline e Incisa Valdarno mettendo a rischio così oltre 300 posti di lavoro. E non ha tardato ad arrivare l’appello al nuovo ministro del Lavoro Di Maio per evitarne la chiusura.

Figline: multinazionale chiude stabilimento

Stando a quanto riportano le ultime notizie, lo stabilimento di Figline della multinazionale di Bekaert Group, dove si producono rinforzi in acciaio per pneumatici, acquistata nel 2014 da Pirelli, sarà presto chiuso ma la stessa azienda ha annunciato l’intenzione di voler avviare per riuscire a tutelare i 318 posti che sarebbero a rischio. Inaspettata la decisione per la Fiom Cgil Toscana che era ben consapevole delle difficoltà e dei problemi finanziari e di mercato dell’azienda, ma non del fatto che si potesse arrivare proprio alla chiusura dello stabilimento improvvisamente.

All’indomani dell’annuncio di chiusura dello stabilimento, i lavoratori hanno occupato lo stabilimento e negli stessi giorni sono partite le lettere di licenziamento per i 318 dipendenti. La Fiom ha spiegato che la chiusura dello stabilimento lascerebbe a casa oltre 300 persone che si ritroverebbero in grandi difficoltà, considerando che per lo più si tratta di lavoratori sui 50 anni, troppo giovani per andare in pensione e troppo anziani per riuscire a trovare un nuovo lavoro.

Figline multinazionale chiude stabilimento: appello Di Maio

Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha annunciato che il ministero dello Sviluppo economico martedì prossimo convocherà i sindacati e i rappresentanti dell'azienda. Secondo il segretario generale della Cisl Toscana, Riccardo Cerza, la decisione di chiudere lo stabilimento Bekaert di Figline e licenziare i 318 lavoratori è ingiusta e inaccettabile, e insieme al presidente della Regione, lancia un appello al ministro del Lavoro Di Maio affinchè faccia qualcosa di concreto per tutelare innanzitutto i posti di lavoro e proteggere anche la tecnologia storica dello steel-cord, ex Pirelli.

E un'altra azienda chiude e licenzia

La chiusura e la comunicazione di 85 licenziamenti: le ultime notizie confermano i prossimi piani di Girgenti Acque, il gestore del servizio idrico integrato. Stando a quanto reso noto, infatti, la società avrebbe annunciato un piano di ridimensionamento del personale che interesserà complessivamente 85 dipendenti. Di questi, 75 sono impiegati nella controllata Hydortecne e 10 nella stessa Girgenti Acque. Il motivo della riorganizzazione, stando a quanto spiegato dalla stessa società, è innanzitutto la necessità di contenimento dei costi soprattutto di investimento. E la riorganizzazione delle attività affidate alla Hydortecne, in virtù dell’obiettivo di riduzione dei costi, prevede innanzitutto una riduzione di personale. Ad annunciare la decisione dei licenziamenti, una lettera inviata dalla società ai sindacati, nella quale viene definita l’attuale situazione finanziaria del gestore del servizio idrico, che stando a quanto reso noto chiude i bilanci da alcuni anni ormai in passivo, e la necessità di riduzione dei costi, cosa che non si perseguire effettivamente se non partendo proprio dalla riduzione degli impiegati della società stessa.

Altra famosa realtà italiana che smebrava quasi salva, rischia chiusura e licenziamenti

A questo punto lo spettro dei licenziamenti in Melegatti è concreto. I sindacati incontrano i lavoratori per riportare i contenuti dell'incontro con i curatori, ma le prospettive non sono delle migliori. Per scongiurare lo scenario peggiore ovvero quello dell'allontanamento dei dipendenti si propone un tavolo regionale con al vaglio ammortizzatori concessi dal Ministero dello Sviluppo economico. Il tavolo sarebbe utile anche per valutare la possibilità di accesso ad ammortizzatori attivabili in vista di un eventuale passaggio di mano delle attività a nuovi proprietari. Ma anche su questo fronte occorre procedere con cautela perché non è affatto detto che i curatori sceglieranno la strada dell'asta in tempi brevi.

E occorre anche fare una distinzione tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato nell'ottica della possibilità di recuperare parti di retribuzione. Il tutto mentre poco prima di essere formalmente nominato presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte aveva incontro davanti alla Camera dei deputati anche i lavoratori Melegatti a rischio licenziamento, invitandoli ad avere fiducia in questo esecutivo.

Glaxo, trattative continuano

Tutto da scrivere il futuro dei lavoratori della Glaxo perché non si riesce ancora a trovare un accordo tra il management aziendale di Glaxo, le organizzazioni sindacali e le rappresentanze sindacali aziendali dello stabilimento di Verona. Neanche l'ultimo incontro alla Regione Veneto alla presenza dell'assessore al ramo di è rivelata risolutiva. Difficile allora riuscire a scommettere sul futuro dei lavoratori attualmente impiegati nel gruppo farmaceutico. E i numeri sono evidentemente molto alti perché in ballo c'è l'occasione di circa 4.500 dipendenti, a distanza di un anno dalla cessione del sito produttivo veronese. Per ora non si riesce a individuare altra via d'uscita se non la persecuzione del dialogo, come confermato dal tavolo di confronto regionale, praticamente permanente, che vedrà il prossimo incontro il 12 luglio.

La posizione delle parti è nota e ruota intorno a chi deve farsi carico delle istanze dei dipendenti dello stabilimento di Verona emerse in merito al mantenimento degli attuali livelli occupazionali. Secondo l'assessore al Lavoro della Regione Veneto non ci sono dubbi: spetta all'azienda, condividendo così la posizione delle organizzazioni sindacali e dai rappresentanti dei lavoratori. Dal punto di vista strettamente aziendale, l'ipotesi più concreta è la cessione di un ramo della Gsk ovvero la sezione che si occupa della produzione e commercializzazione delle cefalosporine. Secondo il gruppo britannico non è più strategico e di conseguenza vuole abbassare le saracinesche, sia qui in Italia e sia nel Regno Unito. In ogni caso, il tavolo dei ragionamenti resta aperto e se ne riparla tra circa un mese.







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di Marianna Quatraro pubblicato il