Buoni pasto in aumento. Le regole aggiornate del benefit più utilizzato dalle aziende

Anche per via dell'introduzione di regole meno restrittive, la circolazione dei buoni pasto in Italia sta facendo registrare punte impensabili tra i lavoratori.

Buoni pasto in aumento. Le regole aggior

Buoni pasto: benefit usati da aziende


Le nuove regole, meno restrittive, relative all'utilizzo dei buoni pasto, una soluzione che sta riscuotendo sempre maggior successo, hanno prodotto un vero e proprio boom nell'utilizzo di questo strumento. Anche i lavoratori sembrano apprezzare questa possibilità. Vediamo quali sono le nuove regole.

Si registra un'impennata nel ricorso ai buoni pasto. Nel giro di una manciata di anni e anche prima ancora che le attuali regole entrassero in vigore, sono quasi raddoppiati. A favorire la diffusione è anche l'utilizzo che ne fanno le stesse aziende ovvero proposte ai dipendenti sotto forma di benefit, al pari di quella per il rifornimento di benzina e carburante in genere così come dei buoni sconti per l'acquisto di prodotti elettronici (ben visti dagli stessi lavoratori). Un'accelerazione ulteriore all'uso arriva dall'estensione dei negozi in cui spenderli. Le porte sono adesso aperte anche nelle fiere, nei mercatini, negli spacci aziendali e negli agriturismi. Insomma, è stato spianato il terreno per la loro circolazione.

Chi e per cosa utilizza i buoni pasto?

Sono allora in piena applicazione le disposizioni contenute nel ben noto decreto del Ministero dello Sviluppo Economico che ha ampliato l'utilizzo dei buoni pasto anche negli agriturismi, negli spacci aziendali, nei mercati rionali. Viene introdotta anche la cumulabilità dei ticket mensa fino a un tetto di otto al giorno. Devono però essere intensificati i controlli. Il buono mensa ha valore nominale, non può essere venduto, né ceduto a terzi. Ma cosa racconta il mercato dei buoni pasto in Italia? Innanzitutto qualche numero: il valore annuo di un mercato che cresce del 2 per cento all'anno, è pari a 2,8 miliardi di euro. Oltre la metà di questo, il 60 per cento, è utilizzato per fare la spesa al supermercato. Sono poi 2,5 milioni i lavoratori circa tra settore privato (1,6 milioni) e pubblico (900.000) che possono sfruttare i buoni pasto nei circa 120.000 esercizi convenzionati. Infine, il numero di aziende private e le pubbliche amministrazioni clienti ammonta a 80.000. Dove mangiano a pranzo i lavoratori?

  1. Pranzo in casa 62%
  2. Pranzo sul posto di lavoro 13%
  3. Pranzo in mensa 12%
  4. Pranzo ristorante o trattoria 7%
  5. Pranzo in un bar 6%

Infine, è interessante scoprire quanti occupati hanno il buono pasto ovvero la quota percentuale sul totale occupati a tempo pieno:

  1. Italia 16%
  2. Nord Ovest 24%
  3. Nord Est 9%
  4. Centro 21%
  5. Sud e isole 9%

Buoni pasto: tutte le regole aggiornate

Sono dunque entrate in vigore le nuove regole per i buoni pasto, quelle fissate alcune settimane fa con un decreto del Ministero dello Sviluppo Economico. La prima indicazione è la possibilità si spesa anche di otto buoni pasto alla volta per fare la spesa, ad esempio in un supermercato, a cui si affianca l'allargamento delle possibilità del loro utilizzo. Possono infatti essere usati nei mercatini, negli agriturismi, negli spacci aziendali, negli ittiturismo oltre a bar, ristoranti, pizzerie, negozi. Poterli usare per la spesa in campagna e negli agriturismi che aderiscono viene considerata una nuova opportunità per i produttori e i consumatori. Provando a essere più precisi, stando a recenti stime, si tratta di una opportunità per quattro italiani su dieci che fanno la spesa dal contadino negli agriturismi e nei mercati degli agricoltori.

Prima dell'entra in vigore delle nuove regole sui buoni pasto, era possibile utilizzare - almeno in via ufficiale - solo un ticket al giorno per fare la spesa. In realtà, per molto tempo che i clienti hanno staccato più di un buono pasto per pagare la spesa nei supermercati. Il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico ha invece reso lecita una pratica già ampiamente diffusa e ha fissato una soglia di cumulabilità a otto ticket. Resta però in vigore il divieto di cederli a terzi ed è anche esclusa la possibilità di avere il resto. I buoni pasto, stando a quanto espressamente previsto, non sono cedibili né commercializzabili o convertibili in denaro. Sono quindi utilizzabili solo dal titolare ed esclusivamente per l'intero valore facciale ovvero quello dell'importo specificato sul ticket.

Per i buoni elettronici valgono le stesse regole. Il provvedimento del Ministero dello Sviluppo Economico precisa poi che le società di emissione sono tenute ad adottare idonee misure antifalsificazione e di tracciabilità del buono pasto.