Buoni pasto in telelavoro l'azienda li deve dare o no. I casi secondo regole e leggi in vigore

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Buoni pasto in telelavoro l'azienda li d

Buoni pasto, regole e leggi con telelavoro

Non tutti gli aspetti sul telelavoro sono stati approfonditi perché al momento dell'applicazione saltano fuori alcune incertezze, come quelle legate ai buoni pasto.

Si fa presto a parlare di lavoro a distanza e telelavoro, di modernità della legge in vigore e degli aspetti positivi per il dipendente e l'azienda quando sono trascurati alcuni passaggi essenziali.

Di questo rapporto tra le parti sappiamo (quasi) tutto: nel lavoro agile il dipendente e l'azienda ridefiniscono in modo flessibile luogo e orario dell'impiego mentre nel telelavoro il dipendete ha una postazione fissa rigorosamente al di fuori della sede aziendale.

Sappiamo che il datore di lavoro non è obbligato a fornire la strumentazione tecnologica e non c'è un obbligo a carico delle aziende di pagare le utenze. Allo stesso modo è disciplinato l'orario di lavoro, il diritto alla disconnessione e l'eventuale pagamento degli straordinari.

E che dire delle norme sulla sicurezza, anche in questo caso messe nero su bianco. Apparentemente ogni dettaglio è stato oggetto di un'attenta riflessione e sono pochi i dubbi, ma al momento dell'applicazione saltano fuori alcuni aspetti che non sono stati adeguatamente approfonditi, come i buoni pasto. Vediamo quindi

  • Spettano i buoni pasto con il telelavoro
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Spettano i buoni pasto con il telelavoro

La questione dei buoni pasti con il telelavoro tra diritti e doveri è ancora aperta. Sia nella pubblica amministrazione e sia nel settore privato non esiste una norma definitiva e anche adesso sono presenti molti dubbi sul diritto a percepire i ticket sostitutivi del servizio mensa anche quando si lavora a distanza.

A dimostrazione della poca chiarezza c'è l'inclusione dei buoni pasto nel lavoro agili in alcuni contratti di lavoro come quello bancario. Antonello Orlando della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, ricorda che i buoni pasto non sono previsti dai contratti nazionali, quindi sono un servizio aggiuntivo erogato in modo autonomo, non un obbligo.

Di conseguenza occorre spulciare il proprio contratto di categoria (Edilizia e Legno, Chimica, Terziario e Servizi, Agricoltura e Allevamento, Poligrafici e Spettacolo, Dirigenti Settore Privato, Meccanici, Alimentari, Turismo,Enti e Istituzioni Private, Tessili, Credito ed Assicurazioni, Trasporti, Marittimi, Enti Pubblici) per andare a caccia delle norme che lo riguardano.

Buoni pasto, regole e leggi con il telelavoro

Alcuni Ccnl prevedono in maniera esplicita che per i giorni in cui la prestazione lavorativa è svolta presso il domicilio del dipendente o luogo assimilabile, diverso dalla sede di lavoro, non spetta il buono pasto.

In pratica chi lavora in modo agile o in smart working non ne ha alcun diritto. Ma laddove i contatti collettivi nazionali di lavoro non prevedono alcuna disposizione specifica, le aziende possono comunque erogare i buoni pasto per chi lavora a distanza.

Ma forse è solo una questione di tempo perché, come spiegato da Promo PA Fondazione, le amministrazioni si sono trovate con il respiro corto nel dover implementare in fretta e furia lo strumento del lavoro a distanza, anche se già disciplinato da una legge che ha circa 3 anni di vita.

A oggi circa un quarto delle amministrazioni non si sono dotate di regolamento, che è stato adottato d'urgenza. Il quadro è meno emergenziale nel comparto privato, ma restano ancora alcuni buchi normativi e applicativi da colmare, compreso quello di una disciplina uniforme sui buoni pasto per i lavoratori a distanza.

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