Buoni Pasto: tutto quello che bisogna sapere. Regole aggiornate in vigore nuove e vecchie

Entrano in vigore le nuove norme sui buoni pasto: limiti di spesa, nuovi ambiti di utilizzo e allargamento dei destinatari. Basta un contratto part time.

Buoni Pasto: tutto quello che bisogna sa

Chi può utilizzare i buoni pasto


I buoni pasto stanno sempre più diventando un benefit interessante per i milioni di dipendenti in Italia anche eprchè stanno crescendo le possibilità di usarli in modo differente e di comprare alimenti oltre andare a mangiare alla pausa pranzo. E si possono comprare anche servizi. Ecco tutte le regole aggiornate già in vigore o che stanno per entrare.

Ci sono alcune indicazioni di base sui buoni pasto di cui occorre essere a conoscenza prima di iniziare a spenderli e utilizzarli da questo mese di settembre 2017. Le nuove regole ufficiali fissano infatti alcuni principi che aggiornano le disposizioni a cui i fruitori hanno fatto fino a questo momento riferimento. In particolare, i buoni pasto non sono cedibili neanche a parenti o amici (ma chi controlla?) né cumulabili oltre il limite di 8 buoni. Possono essere utilizzati solo dal titolare e spendibili solo per per l'intero valore. Significa che se ciascuno di loro ha un valore di 4 euro (Iva inclusa), l'importo massimo spendibile, qualunque sia l'impiego che se fa (fare la spesa al supermercato, pagare il prezzo alla mensa aziendale), è di 32 euro ovvero 4 euro x 8 buoni. In nessun caso i ticket possono essere convertiti in denaro. Se cartacei vanno datati e firmati; se elettronici non c'è invece alcun obbligo di sottoscrizione.

A cosa servono e come devono essere i buoni pasto per essere accettati

In estrema sintesi, i buoni pasto permettono al titolare di ricevere un servizio sostitutivo di mensa o di alimenti di importo pari al valore facciale del buono pasto. E in parallelo permettono all'esercizio convenzionato di dimostrare l'avvenuta prestazione nei confronti delle società di emissione. Ci sono alcune caratteristiche di base che i ticket devono avere anche a livello visuale. In particolare, affinché siano validi e accettati i buoni pasto in forma cartacea devono riportare:

  1. il codice fiscale o la ragione sociale del datore di lavoro
  2. la ragione sociale e il codice fiscale della società di emissione;
  3. il valore facciale espresso in valuta corrente
  4. il termine temporale di utilizzo
  5. uno spazio riservato all'apposizione della data di utilizzo, della firma del titolare e del timbro dell'esercizio convenzionato presso cui il ticket viene utilizzato
  6. la dicitura "Il buono pasto non è cedibile, né cumulabile oltre il limite di otto buoni, né commercializzabile o convertibile in denaro; può essere utilizzato solo se datato e sottoscritto dal titolare"

Le indicazioni sono meno stringenti nel caso di buoni pasto digitali, se non altro perché le indicazioni sono associate elettronicamente in fase di memorizzazione sul relativo carnet. I dati del buono pasto sono infatti memorizzati sul relativo supporto informatico ovvero è presente un numero o un codice identificativo riconducibile al titolare. Di conseguenza viene meno l'obbligo di firma.

Chi può utilizzare e spendere i buoni pasto

Stando allora alle regole ufficiali dopo le modifiche entrate in vigore, i ticket spettano ai lavoratori subordinati a tempo pieno o parziale, anche se l'orario di lavoro non prevede una pausa per il pasto. Proprio questa è una delle novità più importanti: l'impiego anche da chi ha un contratto part time e non necessariamente full time. Allo stesso tempo possono essere utilizzati da tutti coloro che hanno instaurato con il cliente un rapporto di collaborazione anche non subordinato. Tra i buoni pasto più diffusi (ma secondo recenti rilevazioni l'accettazione dei ticket in formato elettronico è ancora molto bassa) ci sono

  1. Blu Ticket card
  2. Day Tronic di Day Ristoservice
  3. E ticket di Gemeaz
  4. Pass Lunch Card e Lunch Tronic di Sodexo
  5. Pellegrini card
  6. Qui! Ticket card

Non è prevista alcuna esenzione in caso di assenza per ferie, malattia o quando il vitto viene offerto tramite mensa, convenzione con esercizi pubblici o, in caso di trasferte. Va da sé che vige il doppio divieto di vendere i buoni elettronici o di convertirli con quelli cartacei. Il datore di lavoro è tenuto distribuire un numero di tagliandi non superiore ai giorni realmente lavorati dal dipendente. Appare in questo caso evidente come la volontà della pubblica amministrazione sia quella di diminuire i costi anche nella gestione dei buoni pasto e soprattutto di evitare l'utilizzo improprio.

Chi accetta i buoni pasto e dove si possono spendere

Tenendo conto che le società di emissione sono tenute ad adottare misure antifalsificazione e di tracciabilità del buono pasto, tra le novità più rilevanti c'è l'allargamento degli esercizi commerciali che accettano i ticket. In particolare, possono essere accettati anche da agriturismi e ittiturismi, oltre che da bar, ristoranti e alimentari, mense aziendali e interaziendali. A questi si aggiungono spacci aziendali, mercati e mercatini. Di più: come messo nero su bianco, i ticket possono essere impiegati per la vendita al dettaglio e la vendita per il consumo sul posto dei prodotti provenienti dai propri fondi effettuata dagli imprenditori agricoli.







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di Chiara Compagnucci pubblicato il