Call center, solo un esempio dei tanti mestieri schiavi italiani pagati 33 centesimi o 4 euro

Il call center con stipendio da fame: l’allucinante vicenda denunciata a Taranto. Il caso e attesi provvedimenti

Call center, solo un esempio dei tanti m

Call center 33 centesimi ora scandalo denuncia


E' la nuova schiavitù dei tempi moderni che può sorprendere ma in maniera limitata., Sono tante le professioni che in Italia vengono pagati non 33 centesimi all'ora ma anche solo 4 euro o fino ai 4 euro. E' la nuova schiavitù.

Appena 92 euro al mese, 33 centesimi all’ora per una giornata di lavoro normale, o forse anche più lunga: le ultime notizie sulla situazione lavorativa rese note da una denuncia della SLc Cgil di Taranto, riguardo un call center della città lasciano davvero senza parole e, ancora una volta, dipingono una situazione occupazionale ed economica italiana davvero tragica.

Il caso del call center da 33 centesimi all’ora e la denuncia

Stando a quanto denunciato dalla SLc Cgil di Taranto, un call center della città avrebbe attirato personale offrendo agli impiegati uno stipendio annuo di 12mila euro. Ma la realtà si è rivelata ben diversa dalle promesse e dall’annuncio: appena 92 euro di stipendio mensile, per 33 centesimi all’ora, e decurtazioni del corrispettivo di un'ora di lavoro per chi andava 5 minuti al bagno o arrivava con 3 minuti di ritardo. Per Andrea Lumino, segretario generale di SLc Cgil Taranto, si è trattato di una situazione che ha superato di gran lunga ogni più macabra immaginazione".

Coloro che sono stati assunti nel suddetto call center appena ricevuta la busta paga sono rimasti senza parole e si sono licenziati dopo il primo bonifico di appena 92 euro per un intero mese di lavoro. Scattate immediatamente le proteste, l’azienda ha fatto sapere che la cifra calcolata di pagamento è stato risultato del loro effettivo lavoro, sottolineando che se per soli 5 minuti nell’arco della giornata ci si è allontanati dalla propria postazione di lavoro anche solo per andare in bagno sono state di volta in volta applicate decurtazioni sulla paga finale.

Denuncia call center e provvedimenti

Il segretario generale di SLc Cgil Taranto Lumino ha annunciato che i legali del sindacato stanno valutando la possibilità di collegare questa situazione alla legge contro il caporalato, mentre è stato già preparato un esposto denuncia dei lavoratori e del sindacato da inviare alla Procura della Repubblica, al Sindaco, al Presidente della Provincia e al Prefetto.

Gli altri mestieri sottopagati

Il mondo è diviso in due parti: c'è chi ha un lavoro debitamente retribuito e chi è costretto a sbarcare il lunario per 4 euro l'ora. Definirlo low cost o nuova schiavitù cambia poco, resta il fatto che questo fenomeno ha subito una decisa accelerazione negli ultimi anni, complice anche la crisi che ha spinto le aziende a cercare e proporre impieghi a cottimo. E incrociando i dati ufficiali c'è stato chi è andato alla scoperta dei mestieri sottopagati. La fotografia scattata è piuttosto impressionante, anche e soprattutto perché alla fine del mese o della settimana, il guadagno rischia di essere pari a zero per la semplice ragione che nella contabilità generale occorre inserire anche i costi di spostamento o quelli necessario per lo svolgimento dell'attività.

Salta allora fuori un tariffario piuttosto imbarazzante: 4,5 euro l'ora per un operaio agricolo, 6 euro per una cameriera di catering, 4 euro per un autista, 7,5 euro per un addetto alle pulizie, 6 euro per un facchino magazziniere, 5,60 euro per un fattorino in bici, 6,50 euro per un lavapiatti, 4 euro per un postino privato, 6,70 euro per una badante, 8 euro per un educatore di una cooperativa in subappalto. Il lavoro è a chiamata e dinanzi a questa situazione, anche vivere alla giornata diventa un esercizio complicato. Inutile ricordare come le tutele contrattuali siano inesistenti e gli straordinari sono un miraggio. Anche perché sono gli stessi ordinari a mancare. C'è una ragione ben precisa alla base di questa deregulation: non esiste un salario minimo stabilito per legge se non nel caso della contrattazione collettiva.

I settori del lavoro low cost

Non tutti i comparti lavorativi attraversano la stessa situazione ovvero fanno segnare la stessa crisi dei numeri. Fermo restando che la pratica del cosiddetto lavoro low cost è trasversale, ci sono settori ben precisi in cui si registra una maggiore percentuale di lavoratori sottopagati ovvero quelli in cui si registra il maggior numero di violazione delle paghe minime orarie di settore. A elaborare una vera e propria classifica ci ha pensato il quotidiano piemontese la Stampa. E non mancano alcune sorprese:

  1. agricoltura e settore minerario 31,63%
  2. arti e attività domestiche 30,89%
  3. hotel e ristorazione 20,66%
  4. settore immobiliare e attività amministrative 15,48%
  5. educazione 15,07%
  6. commercio al dettaglio 11,81%
  7. finanza e assicurazioni 10,24%
  8. manifattura, servizi acqua ed elettricità 10,12%
  9. salute 8,20%
  10. trasporti 7,93%
  11. costruzioni 7,41%
  12. informazione e comunicazione 7,02%
  13. pubblica amministrazione 4,15%

Stando sempre all'incrocio dei dati Istat e Inps, viene anche fuori come i settori con retribuzione media annua più bassa tra i dipendenti del settore privato (esclusi operai agricoli e domestici) sono in ordine decrescente attività artistiche, sportive, intrattenimento e divertimento (14.280 euro lordi l'anno), noleggi, agenzie viaggio servizio supporto imprese (13.738 euro lordi l'anno), istruzione (13,611 euro lordi l'anno), attività di servizi alloggio e ristorazione (10.269 euro lordi l'anno).







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di Marianna Quatraro pubblicato il