Caregiver familiari: aiuti per 2018 con regole nuove con fondo da 60 milioni

Tutti si sono detti d'accordo sul ruolo di queste figure, spesso sostituti degli assistenti pubblici, che vanno a ricoprire un vuoto che lo Stato non sempre riesce a coprire.

Caregiver familiari: aiuti per 2018 con

Caregiver familiari: aiuti per 2018 con regole


Si tratta di una figura che fino a questo momento è rimasta un po' nell'ombra, quasi che fosse invisibile nella società. Eppure, quanti problemi hanno risolto e continuano a risolvere i caregiver ovvero coloro che assistono un familiare malato? Per ricoprire questo ruolo occorre un mix di competenze pratiche e predisposizioni personali e caratteriali. Come dire, non si tratta di un impiego per chiunque. Non tutti sarebbero in grado di svolgere i tanti compiti di cui hanno la responsabilità ed ecco allora che il primo passo da fare è quello del riconoscimento formale di questa figura. Naturalmente non si vive di coccarde appese sulla giacchetta ed è indispensabile un passaggio formale, sotto forma di agevolazioni contributive ad esempio, che diano dignità e valore al lavoro svolto dai caregiver. E in effetti qualcosa si è mosso.

Caregiver familiari: cosa cambia

La principale novità sui caregiver familiari, da inquadrare nell'ambito della legge 104 (quella in materia di disabilità che regola tutte le agevolazioni per gli stessi disabili e i loro familiari), è la costituzione del Fondo per il loro sostegno. Un emendamento nella manovra ha messo sul piatto 60 milioni in tre anni (20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019, 2020) per la copertura finanziaria di interventi legislativi finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico dell'attività di cura non professionale di un familiare che per malattia, infermità o disabilità, non sia autosufficiente. Di interessante c'è la cristalizzazione della figura del caregiver, definita come la persona che assiste e si prende cura del coniuge, di una delle parti dell'unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto. L'aiuto prestato, in base alla situazione di bisogno della persona assistita, può caratterizzarsi in diverse forme.

Il sostegno va quindi a chi si prende cura e assiste un congiunto ammalato o disabile. Secondo quanto previsto dal provvedimento che ha ottenuto il primo prezioso via libera in sede di commissione interna prima dell'approdo in aula per una votazione il cui esito appare scontato, è destinato alla persona che assiste e si prende cura del coniuge, di una delle parti dell'unione civile tra persone dello stesso genere o del convivente di fatto, di un familiare o di un affine entro il secondo grado, anche di un familiare entro il terzo grado, che a causa di malattia, infermità o disabilità, anche croniche o degenerative, non sia autosufficiente e in grado di prendersi cura di sé, sia riconosciuto invalido in quanto bisognoso di assistenza globale e continua di lunga durata, o sia titolare di indennità di accompagnamento.

In sede di commissione, tutti si sono detti d'accordo sul ruolo prezioso di queste figure, spesso sostituti degli assistenti pubblici, che vanno a ricoprire un vuoto che lo Stato non sempre riesce a coprire. Non sembra invece esserci spazio per una disposizione contenuta in un precedente ddl sui caregiver che individuava nel Ministero dell'Istruzione l'ente cruciale per la promozione nelle scuole secondarie di primo e secondo grado di campagne d'informazione per sensibilizzare sul valore sociale dell'attività di cura e di assistenza familiare nel contesto della legge 104.

3 caregiver su 4 sono donne

L'emendamento prende le mosse dal ddl Bignami che prevede il riconoscimento della qualifica a chi si prende cura, a titolo gratuito, di un familiare o di un affine entro il secondo grado che risulti convivente ovvero di un minore dato in affidamento per almeno 54 ore settimanali. Alla base di questa decisione ci sono alcune evidenze: l'innalzamento dei costi delle Residenze sanitarie assistenziali; le sforbiciate ai fondi destinati al sostegno delle famiglie in cui vive una persona non autosufficiente; la frammentazione delle risposte assistenziali. L'obiettivo è evidentemente quello di corrispondere contributi figurativi equiparati a quelli da lavoro domestico e a concedere la possibilità di accedere al pensionamento anticipato con 30 anni di contributi versati. Stando ai numeri diffusi dai proponenti dell'emendamento. il 75 per cento dei caregiver è donna.




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di Chiara Compagnucci pubblicato il