Cassa Integrazione covid trovati già migliaia di furbi da INPS. Ecco chi sono e cosa fanno

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Cassa Integrazione covid trovati già mig

Migliaia di furbetti della cassa integrazione

I furbetti sono due: da una parte i lavoratori stessi che hanno accettato di frodare lo Stato e dall'altra le aziende con migliaia di assunzioni retrodatate.

Li hanno già battezzati "i furbetti della cassa integrazione". Si tratta di quei lavoratori che sono stati assunti con data precedente al coronavirus per consentire loro di ricevere il sussidio statale della cassa integrazione.

E tra questi, la lista di parenti e amici sarebbe anche molto lunga. I furbetti sarebbero quindi due: da una parte i lavoratori stessi che hanno accettato di frodare lo Stato e dall'altra le stesse aziende che si sono rese protagoniste di migliaia di assunzioni retrodatate.

Per la precisione sono 2.143. Ammonta a tanto il numero delle imprese, piccole e grandi, che sono sospettate dall'Inps di aver messo in piedi questo meccanismo.

La questione dei furbetti della cassa integrazione non va confusa con quella degli imprenditori che dopo avere avuto accesso a questo strumento per i loro dipendenti per il Covid-19 li hanno richiamati in azienda per farli lavorare di nascosto con un'aggiunta alla retribuzione.

Si ricorda infatti che i lavoratori in cassa integrazione percepiscono l'80% dello stipendio, pagato dallo Stato e non dall'impresa che li ha assunti.

  • Coronavirus, cassa integrazione per amici e parenti
  • Migliaia di furbetti della cassa integrazione

Coronavirus, cassa integrazione per amici e parenti

Il meccanismo per cui sono accusate le aziende segnalate dall'Inps prevede migliaia di assunzioni retrodatate per far figurare parenti e amici come lavoratori interni e quindi beneficiari della cassa integrazione.

In questo modo avrebbero avuto tutti i requisiti richiesti per ricevere l'80% dello stipendio per l'intero periodo di emergenza.

A favorire la messa in piedi di questo meccanismo c'è la maggiore flessibilità concessa alle aziende ovvero all'istruttoria leggera.

Non sono infatti chiamate a fornire alcuna prova sulla transitorietà dell'evento e la ripresa dell'attività lavorativa e né dimostrare la sussistenza del requisito di non imputabilità del Covid-19 all'imprenditore o ai lavoratori.

All'azienda basta redigere e presentar la domanda con l'elenco dei lavoratori beneficiari. Non solo, ma viene data la possibilità di chiedere la cassa integrazione anche se hanno già presentato una domanda o hanno in corso un'autorizzazione per una motivazione differente dal coronavirus.

Il periodo concesso in emergenza prevale sulla precedente autorizzazione o domanda non ancora definita.

Allo stesso tempo non è richiesto il pagamento del contributo addizionale e soprattutto non viene chiesto ai lavoratori il requisito dell'anzianità di 90 giorni di effettivo lavoro, ma solo sufficiente che siano alle dipendenze dell'azienda alla data del 23 febbraio 2020.

Si tratta di un percorso facilitato, ma che evidentemente si è rivelata per migliaia di aziende l'occasione per mettere in piedi una presunta truffa ai danni dello Stato.

Migliaia di furbetti della cassa integrazione

Per capire l'enormità della situazione, basti pensare che l'Inps (anzi, la direzione antifrode e gli ispettori dell'Istituto nazionale di previdenza sociale) ha per ora segnalato 2.143 furbetti della cassa integrazione mentre per tutto il 2019 sono stati circa 2.300 le aziende che si sarebbero macchiate di questa frode.

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