Come fare ricorso per licenziamento illegittimo

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Come fare ricorso per licenziamento ille

Impugnazione licenziamento, tempi e termini 2019

C'è più di un modo per proporre ricorso e per l'impugnazione de licenziamento illegittimo. Vediamo cosa succede e come fare passo dopo passo.

Se ritieni che il tuo licenziamento sia avvenuto in maniera illegittima, puoi presentare un ricorso per la reintegrazione. Si tratta del punto di partenza da conoscere per chi è stato allontanato sia per giusta causa, per giustificato motivo soggettivo e per motivi oggettivi. Il ricorso per licenziamento illegittimo può essere respinto se non si seguono le regole piuttosto rigide che le disciplinano, anche e soprattutto all'impugnazione licenziamento termini, o se il Tribunale del lavoro ritiene che l'azione giudiziaria non abbia ragioni valide per essere avviata.

Di certo c'è sentirsi allontanato al posto di lavoro è uno dei passaggi più difficili da digerire e in qualche modo la normativa introdotta con il Jobs Act ha reso anche più facile il licenziamento qualunque sia la ragione tra motivi di prestazioni, presenza o produttività. In ogni caso, un dipendente che ritiene di essere stato licenziato ingiustamente può chiedere a giudice di esprimersi sul provvedimento dell'azienda ovvero chiedere il reintegro o il risarcimento danni.

Impugnazione licenziamento, tempi e termini 2019

Il primo aspetto a cui prestare la massima attenzione è relativo ai tempi per fare ricorso contro il licenziamento illegittimo e dunque per l'impugnazione. Normativa 2019 aggiornata alla mano, la possibilità è duplice:

  1. 60 giorni dalla ricezione o dalla notifica della lettera di licenziamento (impugnazione stragiudiziale)
  2. 180 giorni dalla presentazione dell'impugnativa stragiudiziale (impugnazione giudiziale)

Impugnare licenziamento per giustificato motivo oggettivo o soggettivo e giusta casa

L'atto di licenziamento da parte del datore di lavoro o dell'azienda deve avere sempre forma scritta ed essere motivato ovvero è nullo se è comunicato in forma orale. Ricordiamo che recentissime sentenze della Corte di Cassazione hanno ammesso il licenziamento anche via WhatsApp o posta elettronica. Il lavoratore può essere allontanato definitivamente

  1. per giusta causa
  2. per giustificato motivo soggettivo
  3. per motivi oggettivi

Nel caso del licenziamento per giusta causa si fa riferimento a comportamenti considerati gravi del lavoratore, come la sottrazione di beni aziendali durante lo svolgimento della attività lavorativa, il rifiuto di lavorare dopo la visita medica che accerta il perfetto stato di salute, l'insubordinazione, lo svolgimento di una seconda attività nel periodo di malattia, la rivelazione di segreti industriali, comportamento penalmente rilevante all'esterno dell'azienda. In queste circostanze il licenziamento può avvenire in tronco ovvero senza preavviso come da Contratto collettivo nazionale di lavoro.

Occorre invece il preavviso nel caso di allontanamento per giustificato motivo soggettivo, come le minacce verso un collega, l'abbandono senza motivo del posto di lavoro, la violazione ripetuta delle norme del codice disciplinare. I giustificati motivi oggettivi alla base del licenziamento di un dipendente sono quelli più frequenti degli ultimi anni e i più ricorrenti sono la chiusura dell'attività, la soppressione del posto di lavoro la delocalizzazione di alcuni servizi o l'unione delle mansioni al datore di lavoro.

Impugnazione licenziamento, come fare ricorso

Nel rispetto dei tempi per proporre ricorso, il lavoratore - anche tramite un avvocato - deve inviare al datore di lavoro o all'azienda una raccomandata - anche via Pec, Posta elettronica certificata - in cui dichiara di impugnare il licenziamento. Esistono sul web numerose lettere di impugnazione licenziamento fac simile da prendere come riferimento: in tutti i casi occorre precisare in modo chiaro la volontà di opporsi al licenziamento e è necessario argomentare le ragioni.

Il secondo passaggio è il deposito del ricorso in tribunale da parte del legale difensore. L'alternativa (più rapida) è il tentativo di conciliazione e arbitrato. Se dovesse fallire, il lavoratore ha comunque 60 giorni per prendere la strada del ricorso in Tribunale.

Le tutele del lavoratore sono due: la reintegrazione nelle proprie mansioni con il pagamento di tutto quanto sarebbe spettato dalla data di licenziamento oppure il versamento di una indennità a titolo di risarcimento del danno subito, senza reintegrazione.

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