Cosa fare se non viene pagato lo stipendio

di Marianna Quatraro pubblicato il
Cosa fare se non viene pagato lo stipend

Sollecito di pagamento dello stipendio

Ecco le tre strade da seguire se il datore di lavoro non paga lo stipendio: dal sollecito di versamento al ricorso in tribunale.

In fondo basta leggere il contratto di lavoro sottoscritto per verificare che, a meno di accordi differenti, il datore di lavoro è chiamato a pagare con regolarità lo stipendio ai dipendenti. Vuol dire che per il lavoratore è un diritto la puntualità a ricevere la busta paga e in caso di mancato rispetto da parte dell'azienda è possibile fare valere le proprie ragioni.

Gli step da seguire sono progressivi e vanno da un semplice sollecito fino al ricorso alla Direzione del Lavoro o davanti a un giudice.

Vediamo allora cosa fare se non viene pagato lo stipendio, ben ricordando che i motivi che comportano il differimento possono essere i più vari, tra cui una crisi di liquidità per via di una difficile situazione economica, ma anche la scorrettezza del datore di lavoro.

Quando va pagato lo stipendio 2019

Le norme 2019 assegnano al datore di lavoro un termine massimo entro cui pagare lo stipendio. In caso di inadempienza, il dipendente può fare un sollecito, mettere in mora e perfino dare le dimissioni per giusta causa.

Al netto delle particolarità contenute dei vari Contratti collettivi nazionali del lavoro (pensiamo ai dipendenti pubblici per cui è previsto il pagamento entro il 27 dello stesso mese) e di accordi differenti tra le parti, lo stipendio va pagato entro il giorno 10 del mese successivo.

E se non è applicato alcun contratto nazionale, la cifra concordata va allora corrisposta entro l'ultimo giorno del mese. Vale infine la pena far notare che la tredicesima e lo stipendio del mese di dicembre vanno invece versati entro il 12 gennaio dell'anno seguente. La somma spettante va versata con strumenti tracciabili e dunque con un bonifico o con un assegno.

Sollecito di pagamento dello stipendio

Prima di procedere con le maniere forti ovvero per via legali facendosi affiancare da un legale, il lavoratore che non riceve lo stipendio può in via preliminare procedere con un formale sollecito di pagamento. Formale significa che non è sufficiente una richiesta a voce, ma occorre procedere con l'invio di della richiesta via Pec (Posta elettronica certificata) o con una raccomandata con ricevuta di ritorno.

La terza via è a mano attraverso un dipendente dell'amministrazione incaricato alla ricezione della corrispondenza. Anche in questo caso occorre farsi rilasciare la ricevuta di corretta ricezione della posta. Questa strada per chiedere lo stipendio è naturalmente quella più morbida, ma deve ugualmente essere molto precisa.

Il lavoratore con arretrati da percepire deve infatti precisare la mensilità o le mensilità non pagate e di cui richiede il versamento così come i dati necessari affinché l'azienda possa mettersi in regola.

Va da sé che il datore di lavoro è già in possesso degli estremi del conto corrente bancario o di quello postale (a meno che non siano nel frattempo subentrate variazioni), ma la precisazione è utile per evitare ulteriori dilazione dei tempi per presunto smarrimento dei dati.

Nella lettera, prima dell'indicazione finale della data e della firma, occorre aggiungere l'avvertimento del ricorso per vie legali in caso di ulteriore ritardo nel pagamento dello stipendio di altri 10 giorni. E se non esiste un termine minimo entro cui inviare il sollecito di pagamento, quello massimo è di 5 anni dall'eventuale termine del rapporto di lavoro.

Sollecito di pagamento alla Direzione del Lavoro

Se il sollecito di pagamento dello stipendio non va a buon fine (ma è possibile anche saltare questo passaggio), il lavoratore può procedere con la cosiddetta conciliazione monocratico alla Direzione del Lavoro. Dal punto di vista pratico bisogna presentare un esposto per mancato ricevimento dello stipendio, anche senza avvocato e senza pagare alcunché.

A quel punto ci pensa la Direzione del Lavoro a convocare l'azienda e tentare una conciliazione tra le parti. Il terzo step per fare valere i propri diritti è quella del decreto ingiuntivo in tribunale, ma in questo caso occorre farsi affiancare da un legale. E se entro il termine di 40 giorni l'azienda non pagare lo stipendio o non fa opposizione, scatta il pignoramento.

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