Criticare l'azienda per cui si lavora è possibile o no. Rischi e conseguenze

di Marianna Quatraro pubblicato il
Criticare l'azienda per cui si lavora è

Critica dell'azienda, rischi e conseguenze

Sul rapporto tra critica dell'azienda e licenziamento si è espressa anche la Corte di Cassazione, fissando dei paletti ben precisi sulla base di casi concreti.

La questione è particolarmente delicata e lo è ancora di più ai tempi dei social in cui le occasioni per criticare l'azienda in cui si lavora sono maggiori.

Ma occorre stare attenti perché in contemporanea aumentano anche i rischi e le conseguenze perché le eventuali parole di biasimo sono lette da un numero indefinito di persone con danno all'immagine ben maggiore.

Vogliamo allora capire quali sono i confini ovvero se e fino a che punto un lavoratore può criticare l'azienda senza conseguenza ovvero senza subire procedimenti disciplinari, sanzioni o addirittura il licenziamento. Ben sapendo che il rischio concreto è proprio quello dell'allontanamento per giusta causa con poche o nulle possibilità di reintegro in caso di ricorso a un giudice.

Diritto di critica e dovere di correttezza

Il punto di partenza per inquadrare la situazione è ovviamente la Costituzione ed esattamente l'articolo 21 in cui viene stabilito che tutti i cittadini hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Si tratta di una grande conquista in un Paese democratico, ma ai diritti si affiancano anche i doveri, come quelli del rispetto e dell'espressione del pensiero, anche critico, nei limiti della correttezza. Ed è proprio questo limite invisibile che non va valicato quando si esprime una valutazione di segno negativo nei confronti dell'azienda in cui si lavora.

Il dipendente può essere licenziato per giusta causa quando danneggia l'immagina dell'azienda, anche prendendo di mira i suoi esponenti. Non solo, ma il passaggio dal licenziamento alla denuncia penale per diffamazione può essere molto breve.

Sul rapporto tra critica dell'azienda e licenziamento (ma anche procedimenti disciplinari e sanzioni) si è espressa anche la Corte di Cassazione, fissando dei paletti ben precisi sulla base di casi concreti su cui è stata chiamata a pronunciarsi.

Secondo i giudici è fondamentale che nell'esercizio del diritto di critica venga detto qualcosa che corrisponda alla verità oggettiva, naturalmente nei modi corretti. I principi di correttezza e di buona fede nell'esprimere il proprio pensiero devono sempre prevalere rispetto agli insulti. In seconda battuta è fondamentale il rispetto della verità.

No ad affermazioni volgari dunque, ma anche alla menzogna. Infine, ma non di minore importanza, il diritto di critica dell'azienda deve tenere conto della tutela della persona e dunque deve essere formalmente corretto.

Critica dell'azienda, rischi e conseguenze

Di interessante c'è anche un'altra pronuncia della Corte di Cassazione e riguarda i messaggi inviati via WhatsApp dal lavoratore per esercitare il diritto di critica.

Secondo i giudici se la valutazione negativa è espressa all'esterno del contesto lavorativo, ma con moderazione, nel rispetto della verità e delle persone coinvolte, il licenziamento per giusta causa non è legittimo.

Questa forma di allontanamento dal posto di lavoro devono infatti tenere conto della natura e della qualità del rapporto, dei danni prodotti all'azienda dal comportamento, dell'importanza delle mansioni del dipendente, dei motivi che hanno spinto il lavoratore a comportarsi in questo modo, della personalità e dei precedenti del lavoratore.

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