Demansionamento, cosa fare se ingiusto. Come difendersi con normative 2020

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Demansionamento, cosa fare se ingiusto.

Cosa fare se demansionamento è ingiusto

La questione è delicata perché la norma di base prevede che a un dipendente non possono essere assegnati compiti di livello inferiore rispetto a quelli dell'assunzione.

C'è anche il demansionamento a rappresentare un costante motivo di conflitto nel mondo del lavoro. Da una parte c'è dipendente che può essere adibito a mansioni inferiori rispetto a quelle per cui è stato assunto e dall'altra c'è il datore che ritiene invece di avere la facoltà di potere declassare il dipendente ovvero di dequalificarlo quando necessario.

Ma è proprio questo il punto da dirimere: quali sono i limiti entro cui si può muovere il datore di lavoro affinché non commetti una irregolarità. E dal punto di vista del lavoratore, cosa fare se è ingiusto ovvero se il provvedimento ai suoi danni è ritenuto non in linea con la normativa 2020?

La questione è decisamente delicata perché la norma di base prevede che a un dipendente non possono essere assegnati compiti e incarichi di livello inferiore rispetto a quelli per cui ha firmato il contratto di assunzione. Ricordando che il punto di riferimento è il Ccnl di categoria, analizziamo

  • Cosa fare se demansionamento è ingiusto
  • Come difendersi dal demansionamento con normative 2020

Cosa fare se demansionamento è ingiusto

Il punto di partenza è il contratto di lavoro che dipendente e datore hanno sottoscritto al momento dell'assunzione. In quel documento sono infatti contenuti tutti i dettagli relativi a qualifica e stipendio, ma anche alle mansioni da svolgere.

Come premesso, il demansionamento si configura come una pratica irregolare perché va in contrasto con quanto previsto nel contratto di lavoro.

Ma affinché sia considerato ingiusto è fondamentale che il datore di lavoro non possa appellarsi alle disposizioni inserite nei Contratti collettivi nazionali di lavoro (Credito ed Assicurazioni, Poligrafici e Spettacolo, Enti e Istituzioni Private, Terziario e Servizi, Chimica, Tessili, Enti Pubblici, Dirigenti Settore Privato, Agricoltura e Allevamento, Marittimi, Trasporti, Turismo, Alimentari, Meccanici, Edilizia e Legno) e all'indispensabilità di modificare gli assetti organizzativi per il mantenimento del livello di produzione.

Dal punto di vista formale, affinché il demansionamento sia legale il datore deve comunicarlo al lavoratore in forma scritta. Di conseguenza la prima cosa da fare è verificare il rispetto di queste regole perché solo in questo caso si può parlare di ingiustizia. E deve quindi produrre prove che dimostrino di aver subito un danno dal cambiamento.

Come difendersi dal demansionamento con normative 2020

La difesa dal demansionamento passa quindi dalla raccolta prove ovvero dalla dimostrazione, documenti alla mano, che il passo indietro sia effettivo.

Solo in questo modo, come messo nero su bianco su varie sentenze della Corte di Cassazione, è possibile richiedere il risarcimento danni e soprattutto avere buone possibilità di ottenerlo. In termini pratici vuol dire che non basta denunciare il comportamento ritenuto illegittimo dal datore di lavoro in tema di demansionamento.

Ma soprattutto che dimostri l'esistenza di un danno in seguito al cambiamento. E attenzione perché, come stabilito dallo stesso tribunale, non si può parlare di demansionamento nel caso di infermità permanente del lavoratore.

Allo stesso tempo, fermo restando quanto contenuto nel Contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria, è consentito il riassetto delle qualifiche e dei rapporti di equivalenza tra mansioni. Si tratta del riclassamento dei lavoratori che non va confuso del demansionamento.

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