Dovevano pagare per lavorare. Una vergogna in una Coop a Rovigo. Tutta la storia

I lavoratori sarebbero stati obbligati anche nel caso di rifiuto ad accettare la trattenuta dello stipendio in busta paga.

Dovevano pagare per lavorare. Una vergog

Dipendenti costretti a pagare per lavorare

Sembra un controsenso perché anziché lavorare per essere pagati, sarebbero stati costretti a pagare per lavorare. Succede a Corbola, nella provincia di Rovigo e protagonista di questa vicenda è una cooperativa che averebbe obbligato i dipendenti a diventare soci con trattenute di 100 euro al mese dallo stipendio. In attesa che venga fatta tutta la luce sulla vicenda nelle sedi competenti, la Cisl rivela l'accaduto e promette battaglia. Perché in ballo non c'è la proposta in sé di diventare soci della cooperativa, quanto l'obbligo a cui sarebbero stati sottoposti nel caso di rifiuto ad accettare la trattenuta dallo stipendio in busta paga.

Costretti a pagare per lavorare e non a lavorare per essere pagati

A essere coinvolti in questa vicenda sarebbero decine di lavoratori. La ricostruzione dei fatti e delle motivazioni è presto detta: secondo il sindacato, il consiglio d'amministrazione della cooperativa avrebbe deciso di aumentare il capitale sociale per la terza volta in tre anni, ma senza passare per l'assemblea dei soci ha. Ecco allora che nel 2015 ai 116 lavoratori sarebbe stato imposto un aumento di 312 euro, nel 2016 un secondo rincaro di 260 euro e nel 2018 una ulteriore aggiunta di ben 1.040 euro. La Cisl è quindi formalmente intervenuta con un'azione legale contro la cooperativa con la quale chiede la restituzione ai lavoratori delle somme trattenute in busta paga ai lavoratori,

Trattenute di 100 euro al mese dallo stipendio

Come spiegato senza troppi giri di parole da Franco Maisto, dirigente della Funzione Pubblica della Cisl, questo è uno dei casi più gravi ai quali dicono di aver assistito. A suo dire è incredibile che questa cooperativa agisca nell'interesse di recuperare i soldi da chi lavora al servizio dei malati e disabili chiedendo loro di fatto di rinunciare a una parte dello stipendio per ricapitalizzare i bilanci della Coop. Molto semplicemente non è così che si fa impresa. Ammette di non aver mai visto quella che definisce una simile spregiudicatezza nell'avviare colloqui individuali e far firmare moduli di versamento, azioni in base ai quali i lavoratori si impegnavano a sottoscrivere l'aumento sociale pari a 20 azioni del valore di 52 euro e a versare il 1.040 euro fra tre opzioni

La prima sarebbe il versamento di 25 euro con trattenuta fissa in busta paga per i contratti part time, la seconda il versamento di 30 euro con trattenuta mensile fissa in busta paga per i contratti full time, la terza attraverso una quota mensile del Trattamento di fine rapporto in busta paga. Stessa linea per Brenda Bergo, funzionaria della Cisl, secondo cui togliere 100 euro in busta paga a chi ne guadagna mille è una enormità. Da qui la richiesta di un parere legale al loro avvocato che ha inoltrato una diffida alla cooperativa a proseguire in tal senso senza dialogare con il sindacato e intimando di restituire i soldi trattenuti ai lavoratori. Se le persone hanno una dignità, tuona, questa protesta finirà anche al Ministero del Lavoro e in Regione Veneto.