Ecco per che cosa italiani accettano di prendere 3mila euro in meno di stipendio

di Marianna Quatraro pubblicato il

Orario flessibile e possibilità di smart working a fronte di tre mila euro in meno di stipendio all’anno: la recente ricerca sui desideri lavorativi dei giovani

Ecco per che cosa italiani accettano di

italiani disposti prendere tre mila euro meno

I giovani preferiscono le multinazionali e l'orario flessibile a lavoro: stando alle ultime notizie emerse da una recente ricerca, a fronte di orari di lavoro flessibili e possibilità di smart working, i giovani sarebbero disposti anche a rinunciare fino a 3mila euro di stipendio, 250 euro al mese. La ricerca è stata condotta tra i giovani 30enni, ma i risultati sono stati confermati anche da altre ricerche che hanno dimostrato come preferenze lavorative e possibilità di guadagnare meno a fronte di un orario di lavoro flessibile per tutti i lavoratori italiani.

Giovani e lavoro: meglio lavorare in multinazionali

Stando a quanto emerge da una recente ricerca condotta dalla società del Crm mobile, la maggior parte dei giovani tra i 22 e i 37 anni, pur aprendo alla possibilità di entrare a far parte di start up in cui crescere, fare carriera e contribuire ad accrescere la competitività, preferisce ancora lavorare in grandi multinazionali. La percentuale di chi preferisce entrare a far parte del mondo delle multinazionali è pari ben al 47%.

Del resto, si tratta di realtà molto solide e che garantiscono occupazione e carriere a livelli importanti e con altrettanto importanti retribuzioni. Per i giovani, infatti, le multinazionali sono sinonimo di tranquillità e certezza lavorativa.

Giovani e lavoro: disposti a guadagnare meno per orario flessibile

Ma non solo: cioè che emerge dalla ricerca  è anche che i giovani stessi si sono detti disposti a guadagnare meno a fronte di orari di lavoro flessibili, per loro l’ideale sarebbe iniziare presto al mattino, fare una pausa pranzo necessaria giusto il tempo di consumare il pasto, senza eccesivo spreco di tempo stesso, e smettere di lavorare alle 17:30 al massimo, e possibilità di smart working, che consentirebbe a tutti di organizzare il proprio lavoro in modo del tutto autonomo anche senza doversi necessariamente recarsi in sede a lavoro.

E questa possibilità lascerebbe ai lavoratori l’opportunità di lavorare quando vogliono e dove vogliono purchè portino a termine il lavoro assegnato nel migliore dei modi. Ma quanto sarebbero disposti a guadagnare meno a fronte di orari di lavoro flessibili?

Il 52% dei giovani ha dichiarato che in cambio di orario flessibile a lavoro sarebbe disposto a guadagnare anche fino a tre mila euro in meno all’anno, ben 250 euro al mese in meno in busta paga pur di lavorare in maniera tranquilla, o magari avendo la possibilità di spostarsi da una città all'altra semplicemente avendo il proprio pc con cui lavorare.
 
Inoltre, il 42% dei giovani si è anche detto disposto a rinunciare ad un normale stipendio alto a fronte di uno stipendio variabile dove con una parte fissa ed eventuali bonus e stock option, strettamente dipendenti dal risultati che l'azienda riesce a raggiungere.

E ancora: orari flessibili e smart working, stipendio legato alle performance dell’azienda, ma anche eventi di beneficienza, programmi per salute e benessere dei dipendenti, momenti di socializzazione. Anche questi sono gli elementi che secondo i giovani dovrebbero rendere l’ambiente lavorativo migliore, capace di far lavorare meglio le persone inserite in contesti di benessere generale.

Del resto, è stato dimostrato già in diverse aziende che hanno sperimentato programmi di benessere e smart working, come la celebre Virgin, che si tratta di ‘abitudini’ di lavoro che non portano solo al miglioramento e alla crescita del fatturato, mettendo i lavoratori nella condizione migliore di poter svolgere il lavoro assegnato in pieno relax e tranquillità, con possibilità conseguente di ottenere premi nei casi di risultati eccellenti. Quale migliore desiderio, dunque, di lavorare senza orario stressante, dove si vuole e con possibilità di benefit nei casi di raggiungimenti degli obiettivi aziendali?

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