Emergenza precari, cosa dovrebbe fare e suggerimenti per nuovo Governo per posti fissi

L'Istat segnala che nella ricerca del lavoro continua a prevalere l'uso del canale informale. Precarietà e povertà sono le due facce della stessa medaglia.

Emergenza precari, cosa dovrebbe fare e

Più lavoro, ma sempre più precario


Amcora tante persone precari, magari lavoratori appena assunti, ma che rimangono precari, senza un valido contratto a lungo termine oltre la media Ue. Cosa dovrebbe fare il nuovo Governo e alcune idee e suggerimenti.
 

Inutile girarci attorno perché il posto fisso è un sogno. Sono cambiate le dinamiche nel mercato del lavoro e chi è precario e destinato a rimanerlo per sempre. Non disoccupato, intendiamoci, ma senza un contratto stabile. Il che potrebbe anche non essere un problema se il numero dei poveri non sia in parallelo in aumento perché i guadagni sono intermittenti oltre che mediamente bassi. La fotografia scattata dall'Istat sul primo trimestre del 2018 non sembra lasciare spazio alle interpretazioni; segna una variazione nulla per gli occupati sul trimestre precedente e una crescita di 147.000 unità sul primo trimestre 2018, circoscritta ai dipendenti a termine.

Più lavoro, ma sempre più precario

Si fa allora presto a sbandierare come la disoccupazione sia in calo. Bisogna infatti tenere conto chi lavora e soprattutto come lavora. Occorre infatti tenere conto del numero, costantemente in crescita, dei precari. Lo stesso istituto di statistica rende noto che il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni resta stabile al 58,2% rispetto al trimestre precedente mentre il tasso di disoccupazione risale all'11,1%. Ma su tutti vale il dato sull'aumento dei lavoratori a termine. Se ci concentriamo su quelli non destagionalizzati, la crescita di 147.000 occupati rispetto al primo trimestre 2017 è dovuto soprattutto alla crescita del lavoro dipendente, ma tra questi gli occupati a tempo indeterminato perdono terreno mentre quelli a termine aumentano in doppia cifra.

Precarietà è anche povertà

E che la situazione sia critica lo rivela perfino Unimpresa, mettendo nero su bianco come precarietà e povertà sono le due facce della stessa medaglia. A detta del sodalizio degli industriali, la minor disoccupazione è compensata da una fabbrica di lavoratori precari. Conti alla mano, sono oltre 9,3 milioni gli italiani che non ce la fanno e sono a rischio povertà ovvero - rivela Unimpresa senza giri di parole - è sempre più estesa l'area di disagio sociale che non accenna a restringersi. Dal 2016 al 2017 - sono i numeri impressionanti - altre 128.000 persone sono entrate nel bacino dei deboli in Italia: complessivamente, adesso, si tratta di 9 milioni e 293.000 soggetti in difficoltà.

Italiani in crisi e prevale il ricorso al canale informale

E forse con un po' di sorpresa, l'Istat rivela come sia in arretramento anche il lavoro indipendente, anche se siamo in Europa uno dei paesi con più lavoro autonomo. Se si guarda alle classi di età gli over 50 crescono sforando quota 8,2 milioni mentre diminuisce la fascia tra i 35 e i 49 anni. Si registra una lieve crescita per la classe tra i 15 e i 34 anni. Il tasso di disoccupazione che secondo i dati destagionalizzati è all'11,1% è all'11,6% se si guarda al dato con il Sud che registra tassi medi pari a quasi tre volte il Nord. L'Istat segnala che nella ricerca del lavoro continua a prevalere l'uso del canale informale. L'84% di chi cerca lavoro lo fa chiedendo a parenti, amici e conoscenti mentre meno di un quarto delle persone dichiara di aver contattato un centro per l'impiego.

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