Ferie quando si può richiamare il dipendente al lavoro. E se si può rifiutare

A proporre il periodo di ferie è il lavoratore, ma spetta al datore di lavoro il definitivo via libera in relazione alle esigenze aziendali. Ma in quali occasioni può chiedere il rientro anticipato dalle ferie? Ed è previsto un rimborso?

Ferie quando si può richiamare il dipend

Rientro anticipato dalle ferie, quando è possibile

Se questo è il periodo di ferie per eccellenza degli italiani, resta da capire se e in quali occasioni il datore di lavoro può chiedere al dipendente di tornare. Si tratta di una questione centrale che regola i rapporti tra le parte e che a sua volta ne porta altri con sé. Ad esempio, sono previsti rimborsi per il dipendente che torna dalla ferie per lavorare? E di quanto? E facendo un passo indietro, qual è il preavviso da rispettare? Il punto di partenza restano sempre quelle quattro settimane di ferie che, regole 2019 alla mano, spettano ai lavoratore, da fruire in modo continuativo per almeno due settimane e da godere il resto nell'arco dei 18 mesi successivi.

Rientro anticipato dalle ferie, quando è possibile

A proporre il periodo di ferie è il lavoratore, ma spetta al datore di lavoro il definitivo via libera in relazione alle esigenze aziendali. Fermo restando che non può negare le ferie al dipendente, la legge assegna al datore di lavoro un certo margine di discrezionalità. E lo fa in relazione ad alcune condizioni ben precise. Può cioè imporre le ferie al lavoratore se le comunica con sufficiente anticipo rispetto all'inizio della maturazione, ma anche se tenga conto delle sue esigenze e non solo di quelle dell'azienda. In pratica ci deve essere una comunanza di vedute tra le parte affinché nessuno possa uscirne danneggiato.

Altri due passaggi fondamentali sono la garanzia che il rimanente periodo di ferie sia goduto entro i successivi 18 mesi dall'anno di maturazione. Se questa è la regola generale, occorre comunque tenere conto delle previsioni contenute nel contratto di lavoro di categoria. Infine, ma non di minore importanza perché anche questa condizione deve essere assicurata in maniera contestuale, il datore di lavoro è chiamato a garantire il godimento del periodo minimo di due settimane di ferie previsto nell'anno di maturazione o comunque non può disattendere il contratto collettivo.

Su queste basi, il datore può modificare il periodo delle ferie del lavoratore così coem chiedergli il rientro anticipato nel caso di improvvise esigenze aziendali. Pensiamo ad esempio all'infortunio del lavoratore che avrebbe dovuto sostituire il collega in ferie.

Il lavoratore può rifiutare di tornare dalle ferie?

Se il datore di lavoro chiede la disponibilità a rientrare, secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione, il dipendente non ha l'obbligo di rispondere affermativamente. Detto in altri termini, non può essere licenziato per il rifiuto e non può subire un provvedimento disciplinare. In ogni caso occorre fare riferimento ad eventuali particolarità presenti nel contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria.

Ma nel caso di risposta affermativa, l'azienda è tenuta a indennizzare il dipendente. Vale la pena ricordare che nel caso di rientro dalle ferie del lavoratore, secondo il contratto nazionale della sanità, ad esempio, gli vanno riconosciute l'indennità di missione per la durata dei viaggi, il imborso delle spese documentate per il viaggio di eventuale ritorno al luogo di svolgimento delle ferie e il rimborso delle spese documentate per il viaggio di rientro in sede. Tutte e tre senza esclusioni ed eccezioni.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il