Indennità di accompagnamento, nuove regole da ultime importanti sentenze Corte Cassazione

Le nuove sentenze 2019 mettono in discussione certezze acquisite su età, requisiti, condizione economica e cause di esclusione dell'indennità di accompagnamento.

Indennità di accompagnamento, nuove rego

Indennità di accompagnamento 2019, età, requisiti

La questione dell'indennità di accompagnamento è in continuo aggiornamento perché anche nel 2019 importanti sentenze della Corte di Cassazione e dei tribunali rivedono la materia, mettono in discussione certezze acquisite su età, requisiti, condizione economica e cause di esclusione e allargano i campi dell'incompatibilità indennità di accompagnamento e della cittadinanza.

Senza dimenticare i tanti casi spinosi su cui i giudici si sono pronunciati nel tempo, come le difficoltà di deambulazione, la cecità parziale, i mutilati e invalidi civili, i ciechi civili assoluti e ciechi di guerra, il gratuito patrocinio, il danno subito dal neonato per colpa medica, l'accertamento tecnico preventivo obbligatorio, le patologie irreversibili, il cieco assoluto.

Indennità di accompagnamento 2019, età, requisiti, condizione economica e cause di esclusione

Ricordiamo subito che l'indennità di accompagnamento 2019 è una prestazione economica riconosciuta dall'Inps agli invalidi civili nella misura del 100% che non possono deambulare senza l'aiuto di un accompagnatore. Ebbene, una prima ordinanza della Corte di Cassazione (la numero 5068 del 2018) stabilisce che l'assistenza deve essere generica e l'assistenza deve essere legata ad attività essenziali.

Per intenderci, si tratta di provvedere alla pulizia personale, vestirsi o nutrirsi. Nel merito del caso di cui si sono occupati i giudici, nessuna indennità di accompagnamento spetta per aiutare la persona invalida a prendere i mezzi pubblici per gli spostamenti, a contare i risparmi o a preparare le medicine quotidiane. La decisione è stata ulteriormente ribadita (sentenza 20819 del 2018) in riferimento ai mutilati e invalidi civili totalmente inabili.

Presupposto per percepire l'indennità di accompagnamento è la riduzione della capacità lavorativa in misura non inferiore al 100%. Come ulteriore requisiti sono tra loro alternativi l'impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita e la conseguente necessità di una assistenza continua da una parte e l'impossibilità di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore.

E se anche se non sono previsti limiti di età e di reddito, occorre ricordare che tra le cause di esclusione dell'indennità di accompagnamento rientrano gli invalidi civili ricoverati gratis nelle strutture pubbliche. Si tratta di un punto non aggirabile.

Cieco assoluto, invalidi civili, portatori di handicap e diritto all'indennità di accompagnamento

Il tribunale di Trani (sentenza numero 2483 del 2018, sezione lavoro) ha però sentenziato una distinzione ben precisa: il cieco assoluto può percepire la pensione anche dopo i 65 anni di età e, diversamente dagli invalidi civili, possono riscuotere la pensione anche i ciechi civili dopo i 65 anni. Di più: per la Corte di Cassazione (sentenza 26559 del 2018) la cecità parziale integra lo stato di totale inabilità che attribuisce il diritto a ricevere l'indennità di accompagnamento.

Che non spetta al portatore di handicap (tribunale di Chieti con sentenza 188 del 2018), a meno che non si trovi nell'impossibilità di deambulare senza l'aiuto di un accompagnatore, in maniera perenne e non temporanea. Da segnalare che per la Cassazione (sezione 8557 del 2018), l'impossibilità di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore, ai fini della concessione dell'indennità di accompagnamento ai mutilati e invalidi civili inabili, è un requisito ancora più pregnante della difficoltà di deambulazione o di compimento di atti della vita quotidiana con difficoltà.

Incompatibilità indennità di accompagnamento e cittadinanza

Accanto alle cause di cause di esclusione occorre poi fare i conti con l'incompatibilità dell'indennità di accompagnamento con sostegni simili per cause di guerra, lavoro o servizio e con l'indennità di frequenza. Infine, hanno diritto all'indennità di accompagnamento i cittadini italiani con regolare residenza in Italia, i cittadini degli stati membri dell'Unione europea regolarmente residente in Italia che hanno svolto un lavoro autonomo o dipendente in uno degli Stati dell'Unione e gli extracomunitari titolari di carta di soggiorno, oltre ai minori iscritti nella stessa carta di soggiorno.

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di Marianna Quatraro pubblicato il