Permessi Legge 104: tredicesima e quattordicesima, decurtazione leggittima? E regole ore e orari di lavoro

Il taglio per effetto dell'incidenza negativa dei permessi retribuiti in base alla legge, è inammissibili e potrebbe perfino configurare una discriminazione.

Permessi Legge 104: tredicesima e quatto

La sentenza della Corte di Cassazione


Anticipiamolo subito: sono vietati tagli e decurtazioni della tredicesima e della quattordicesima mensilità nell'ambito della legge 104, quella che disciplina i permessi per assistere un familiare disabile. Se in origine era stata la Direzione generale della tutela delle condizioni del lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ad aver fornito un parere sulla vicenda, di recente ci ha pensato la Corte di Cassazione ad aver messo un punto fermo.

Naturalmente lo ha fatto perché i giudici sono stati interessati del ricorso di un datore di lavoro contro una pronuncia sfavorevole. E il verdetto è stato chiaro: non ci può essere decurtazione di tredicesima e quattordicesima mensilità nel caso dei permessi legge 104 per assistere il familiare con disabilità.

Il parere del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Stando allora al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (il parere è di 14 anni fa), la decurtazione di ferie e tredicesima mensilità per effetto dell'incidenza negativa dei permessi retribuiti in base alla legge, è inammissibili e potrebbe perfino configurare una discriminazione del lavoratore. In seguito è intervenuto anche il Consiglio di Stato - su richiesta dell'Ufficio Legislativo del Ministero del Lavoro - secondo cui non sono soggette a decurtazione le ferie e la tredicesima mensilità quando i riposi e i permessi previsti dall'articolo 42 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 non siano cumulati con il congedo parentale.

La sentenza della Corte di Cassazione

Stesso orientamento per la Corte di Cassazione (sentenza numero 15435 del 7 luglio 2014) che ha appunto rigettato il ricorso di un datore di lavoro contro la sentenza della Corte di appello che lo aveva condannato a corrispondere a una dipendente circa 300 euro a titolo di quota di tredicesima e quattordicesima mensilità relativa ai permessi lavorativi usufruiti in base alla legge 104.

Per i giudici, la non computabilità dei permessi ai fini della tredicesima mensilità opera solo nel caso in cui si cumulino con i congedi parentali. Si tratta evidentemente di un passaggio che non si era verificato.

Legge 104, l'assistenza è tutto il giorno o solo nell'orario di lavoro

C'è un aspetto fondamentale di cui tenere conto in relazione ai tre giorni di permesso sulla base della legge 104 ed è quello dell'orario. Stando infatti alle norme in vigore, non è affatto detto che debbano essere fruiti dal lavoratore disabile per se stesso o dal familiare che presta assistenza in maniera continuativa. Possono di conseguenza essere utilizzati in modo frazionato e, come precisato dalla Suprema Corte, indipendentemente dalla modalità, esiste il diritto del lavoratore alla vita sociale e di conseguenza può ritagliarsi spazi di riposo durante la giornata. Da una parte c'è il diritto dell'assistito a ricevere cure e vicinanza, dall'altra quella del lavoratore di garantirsi il tempo per compiere quelle attività che non sono possibili quando l'assistenza è limitata in ore prestabilite e cioè dopo l'orario di lavoro.

Tuttavia, precisano i giudici, non vanno commessi abusi poiché al lavoratore può essere contestata la truffa se impiega i permessi retribuiti, pur non essendo obbligato a prestare assistenza alla persona disabile nelle ore in cui avrebbe dovuto svolgere attività lavorativa, come se fossero giorni feriali e disinteressandosi della cura. Il lavoratore in situazione di gravità o che fruisce dei permessi per assistere familiari con handicap ha poi diritto a scegliere se possibile la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e a non essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede. Il tutto ricordando come i permessi lavorativi siano concessi per consentire al lavoratore di prestare la propria assistenza con maggiore continuità e per permettergli di ritagliarsi un spazio di tempo per provvedere ai propri bisogni ed esigenze personali.

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