Premi ai medici che negano malattia e invalidità da INPS. La risposta dell'ente

I medici saranno pagati di più se negheranno malattie e invalidità che finirebbero per pesare sulle casse dell'Istituto nazionale della previdenza sociale.

Premi ai medici che negano malattia e in

Bonus ai medici che negano le prestazioni

La contestazione è durissima perché coinvolge in pieno i medici con cui il rapporto di fiducia dovrebbe essere cristallino. Succede infatti che tra i criteri di valutazione utili alla retribuzione di risultato dei medici, l'Inps introduce le prestazioni per malattia negate e invalidità revocate. E lo fa, altro particolare oggetto di aspra contestazione, senza alcuna distinzione con quelle riconosciute senza diritto.

Provando a sintetizzare, i medici saranno pagati di più se negheranno malattie e invalidità che finirebbero per pesare sulle casse dell'Istituto nazionale della previdenza sociale. Per l'Inps significa un bel risparmio di spesa in assistenza nonostante i bonus elargiti a camici bianchi.

Bonus ai medici che negano le prestazioni

La decisione assunta alcuni mesi fa dalla precedente gestione dell'Inps ha provocato lo sdegno dello stesso Ordine dei medici, il cui presidente spiega come l'Inps non possa avere come obiettivo quello del risparmio, ma il riconoscimento di un giusto diritto. Di conseguenza uno schema di lavoro di questo tipo diventa difficile da accettare perché se il medico viene incentivato a non applicare un diritto, su tratterebbe del tradimento della Costituzione.

E poi, si domanda, quante sono le domande e le erogazioni negate e quanti contenziosi per le casse dello Stato? Qual è stato l'esborso economico? Insomma, pagare il medico perché rigetti la domanda di assistenza dei cittadini comporta un beneficio? L'impresa vale la spesa? La presa di posizione è chiara: a suo dire non si può anteporre il diritto del cittadino a un pur ragionevole incentivo del medico. Si può chiedere al medico di essere più efficiente sugli aspetti gestionali e operativi del suo lavoro, ma non di negare dei diritti.

Quindi l'invito all'Inps: se le commissioni mediche non sono efficienti neanche in termini di visite fiscali, meglio trovare un modo per renderle tali, ma senza intervenire sul merito delle decisioni. Per il presidente dell'Ordine dei medici è non è concepibile la svendita per qualche euro in più in busta paga dell'autonomia di pensiero e di giudizio professionale dei camici bianchi professionali, anche per via delle conseguenze a catena che comporterebbe.

Ma l'Inps rilancia: il bonus è a livello regionale

Da parte sua, l'Inps ascolta le contestazioni, ma rilancia spiegando che la performance relativa alle revoche è valutata a livello regionale. Significa che concorrono quindi al risultato tutti i medici della regione. Il singolo medico non è dunque in grado di incidere sul risultato finale della retribuzione considerando la bassa incidenza dell'indicatore sulla prestazione complessiva.

L'Istituto ricorda che tra i vari indicatori di valutazione dell'attività, quelli economico-finanziari considerano gli effetti collegati alle attività relative a Revoche Prestazioni invalidità civile, Visite mediche di controllo, Azioni Surrogatorie. Non ci sarebbe quindi un interesse economico privato ma un incentivo collettivo regionale. Ma che, ribadiscono ancora i contestatori, potrebbe mettere le regioni in una inutile competizione.

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di Marianna Quatraro pubblicato il