Licenziamento dipendente in malattia al mare viene negato. E altri casi interessanti

Ben diverso è il caso del licenziamento per abuso del riposo compensativo. In questa circostanza, sempre secondo la Cassazione, il licenziamento è regolare.

Licenziamento dipendente in malattia al

Il caso del licenziamento annullato


Una serie di casi tra cui quello di un lavoratore al mare che hanno causato il licenziamento del dipendente ma che non tutti sono stati, poi, potuti essere confermati per decisione del giudice. 
 

Cosa succede se il dipendente si assenta per malattia per via di una distorsione al ginocchio e viene poi sorpreso dall'azienda a passeggiare in riva al mare e a nuotare in mare? Nella maggior parte dei casi scatterebbe il licenziamento, ma in realtà si tratterebbe di un provvedimento illegittimo. A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione con una sentenza che non solo ha stabilito il reintegro del lavoratore allontanato dall'azienda. Ma anche il risarcimento danni. Perché poi a fare la differenza non è sempre e solo il fatto in sé, ma anche le ragioni che hanno condotto a quella azione. E non sempre c'è cattiva fede, come dimostrazione da questo caso destinato a far giurisprudenza, al pari delle precedenti pronunce della Suprema Corte sempre in tema di lavoro, licenziamenti, fannulloni (o presunti tali) e dipendenti.

Il caso del licenziamento annullato

Viene così fuori che l'uomo si era recato al mare su consiglio del medico curante per riprendersi dal malessere. Una tesi difensiva esposta in aula del suo legale ed accolta dai giudici. Hanno infatti ordinato il reintegro e il pagamento degli stipendi non corrisposti duranti il periodo di licenziamento. A detta del tribunale, spetta all'azienda dimostrare che il lavoratore sia venuto meno agli obblighi di buona fede e correttezza durante il periodo di inabilità temporanea. Cosa che evidentemente non è riuscita a fare nel corso dell'iter giudiziario. In precedenza la Cassazione aveva sentenziato che il lavoratore in malattia può uscire di casa anche durante le fasce di reperibilità, se così prescritto o consigliato dal medico curante. L'importante è che il dipendente possa dimostrare di non svolgere, nel periodo di malattia, altri lavori. Tuttavia, sempre secondo i giudici, il secondo lavoro anche in malattia è compatibile durante l'assenza a condizione che non pregiudichi la pronta guarigione.

Abuso del riposo compensativo: licenziamento regolare

Ben diverso è il caso del licenziamento per abuso del riposo compensativo. In questa circostanza, sempre secondo la Cassazione, il licenziamento è regolare. Si verifica quando un dipendente esibisce un certificato falso con la presunta partecipazione all'attività elettorale. Anche in questo caso i giudici si sono espressi in seguito al licenziamento di un lavoratore per aver fruito di un riposo compensativo per impegni elettorali. Aveva mostrato un certificato nel quale si attestava la partecipazione agli incarichi, ma in realtà non sono stati assolti per la semplice ragione che si recava regolarmente sul posto di lavoro e non avrebbe potuto usufruire del permesso previsto. Il ricorso è stato presentato della Fca Melfi contro la decisione della Corte di appello di Potenza che aveva disposto il reintegro del lavoratore per violazione del principio di proporzionalità.

Ebbene, secondo la Cassazione, il provvedimento è regolare perché giustificata dalla condotta tenuta dal dipendente, che dichiarando il falso, ha compromesso sia il rapporto di fiducia con il datore di lavoro e sia i profitti dell'azienda per cui presta il proprio impegno.







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di Luigi Mannini pubblicato il