Licenziamento e decreto dignità, cosa cambia

In caso di licenziamento illegittimo, il datore di lavoro è chiamato al pagamento di un risarcimento pari a due mensilità dell'ultima retribuzione.

Licenziamento e decreto dignità, cosa ca

Cosa cambia per il licenziamento


Il decreto dignità non ha ancora visto la luce e quanto sta circolando in questi giorni non sono altro che le bozze continuamente oggetto di ritocchi. La posta in palio è infatti alta perché comprende la riscritture delle norme del lavoro. Il focus è in particolare sul ripensamento dei contratti a termine e quelli a tutele crescenti ovvero il cuore del Jobs Act introdotto nella scorsa legislatura.

E di conseguenza viene disciplinato non solo l'ingresso, ma anche l'uscita dal mondo dell'occupazione ovvero i licenziamenti. Le nuove regole prospettate vanno nel segno dell'irrigidimento e di conseguenza si profila un piccolo terremoto. Cosa cambia allora per il licenziamento nel decreto dignità?

Cosa cambia per il licenziamento nel decreto dignità

Se l'ultima versione del decreto dignità venisse approvata, in caso di licenziamento illegittimo, il datore di lavoro è chiamato al pagamento di un risarcimento pari a due mensilità dell'ultima retribuzione per ogni anno di servizio con indennità massima a a 36 mesi e minima a 6 mensilità. Resta in vigore il diritto alla reintegrazione in caso di licenziamenti nulli e discriminatori.

La nuova normativa è dunque più severa sui contratti flessibili, ma prevede anche l'aumento del 50% degli indennizzi, minimi e massimi, sui licenziamenti illegittimi nei contratti a tutele crescenti (da 4 a 24 mensilità si sale a 6 e 36 mensilità). Il rischio è di non produrre effetti sull'occupazione perché si disincentivano entrambe le tipologie negoziali.

I contratti a termine non possono durare più di 24 mesi (rispetto ai 36 mesi attuali) e scenderanno da 5 a 4, ma applicando un aumento del costo contributivo di 0,5 punti per ogni proroga. Il rinnovo del contratto per ulteriori 12 mesi deve essere giustificato da motivazioni temporanee e oggettive, estranee all'ordinaria attività del datore di lavoro, nonché sostitutive; da ragioni connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell'attività ordinaria; da motivi relativi a lavorazioni e a picchi di attività stagionali.