Licenziamento per soppressione posto di lavoro tra i più diffusi. Come funziona

di Chiara Compagnucci pubblicato il

Quali sono i motivi possibili di licenziamento e cosa fare un caso di soppressione del posto di lavoro: tutto quello che c’è da sapere

Licenziamento per soppressione posto di

Licenziamento soppressione posto lavoro Come funziona

Il licenziamento, stando a quanto previsto dalle attuali normative sul lavoro, può scattare per giusta causa, per giustificato motivo soggettivo o oggettivo. Rientra tra queste possibilità il licenziamento per soppressione del posto di lavoro per ragioni inerenti all’attività produttiva e organizzativa dell’impresa.

Licenziamento: i motivi

Il licenziamento per giusta causa scatta quando avviene qualcosa di grave o il lavoratore assume un comportamento tale da non permettere la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto lavorativo. In questo caso, il datore di lavoro può anche licenziare il lavoratore senza alcun obbligo di preavviso e relativo versamento dell’indennità di mancato preavviso.

Il licenziamento per giusta causa scatta, per esempio, quando un dipendente si rifiuta di tornare a lavoro dopo visita medica che ha constatato l'insussistenza di una precedente malattia, o rifiuto ingiustificato e reiterato di eseguire la prestazione lavorativa/insubordinazione, o per condotta extralavorativa penalmente rilevante, o per sottrazione di dati sensibili e beni aziendali.

Il licenziamento per giustificato motivo soggettivo (GMS) scatta, invece, quando l'azienda decide di interrompere il rapporto di lavoro per ragioni collegate alla persona del dipendente e rientra tra i licenziamenti di tipo disciplinare, mentre il licenziamento per giustificato motivo oggettivo scatta quando sussistono particolari esigenze oggettive dell'azienda riguardanti attività produttiva o organizzativa. E tra i motivi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo c’è proprio la soppressione del posto di lavoro occupato.

Licenziamento legittimo per soppressione posto in organico

Il giustificato motivo di licenziamento previsto dall’art. 3 legge 604 del 1966 vale, dunque, nel caso di licenziamento oggettivo per la soppressione del posto di lavoro in organico del lavoratore, ma non se il lavoratore stesso viene poi sostituito da nuovi lavoratori con contratto di lavoro di collaborazione o consulenza per occupare la stessa posizione.

La scelta da parte del datore di lavoro o aziendale di soppressione del posto di lavoro occupato dal licenziato non è sindacabile ma, come precisato dalla normativa, il datore di lavoro che licenzia il dipendente per soppressione del posto di lavoro cui era addetto il lavoratore licenziato deve dimostrare che al momento del licenziamento non sussisteva alcuna posizione di lavoro analoga a quella soppressa alla quale avrebbe potuto essere assegnato il lavoratore per lo svolgimento di mansioni equivalenti a quelle svolte, e di aver offerto allo stesso lavoratore, senza ottenere risposta positiva, la possibilità di un reimpiego in mansioni inferiori rientranti nel suo bagaglio professionale.

Per escludere l’ipotesi di licenziamento pretestuoso, la sussistenza del licenziamento per giustificato motivo oggettivo per soppressione del posto di lavoro deve essere, dunque, dimostrata. La pretestuosità si manifesta quando risultano del tutto insussistenti i motivi di licenziamento o anche nonostante la soppressione del posto di lavoro, il lavoratore avrebbe potuto essere impiegato in altre mansioni.

Soppressione del posto di lavoro perché antieconomica

Non è detto, infatti, che la soppressione del posto di lavoro implichi necessariamente il licenziamento del dipendente per cancellazione della sua attività lavorativa. Anche per evitare di rendere la soppressione del posto di lavoro antieconomica per licenziamento e conseguente nuova assunzione per altri funzioni è possibile che l’attività svolta dal lavoratore da licenziare possa essere ripartita tra più lavoratori, o affidata ad un diverso dipendente con mansioni inferiori.  

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