Visite fiscali, malattie e assenze. Controlli, limiti e cosa lecito. Nuove spiegazioni su norme recenti, guida INPS

L'obbligo di reperibilità vale per tutti i giorni della settimana, anche nei festivi e nelle domeniche. Le fasce orarie cambiano per i dipendenti pubblici rispetto a quelli che lavorano nel privato

Visite fiscali, malattie e assenze. Cont

Il diritto alla salute è una conquista sancita anche dalla Costituzione. Ma se non si rende reperibili alla visita fiscale sono guai


I diritti e dovere sulle malattie, le assenze e le visite fiscali come si deve comportare il lavoratore e dipendente, ma anche i limiti dei controlli, quando e come sono legali, da chi sono possibili fare e fino a che punto. Un chiarimento ulteriore con una guida INPS alla tante domande dove le nuove regole e norme fatte.
 

Una delle conquiste principali è il diritto alla salute che anche la Costituzione tutela in maniera chiara ed inequivocabile. Un atto di civiltà che per i lavoratori si traduce nella possibilità di veder garantito il diritto a percepire ugualmente la retribuzione quotidiana anche nei giorni di assenza dal lavoro a causa della malattia. Ovviamente esistono dei controlli per scongiurare qualsiasi tentativo di truffa e d’altra parte si sa che l’occasione fa l’uomo ladro. Vediamo allora cosa succede se si è assenti all’arrivo delle visite fiscali e soprattutto a chi spetta il pagamento delle giornate trascorse in malattia. Esistono regole precise che proveremo a sintetizzare in questo articolo

Chi paga la malattia e quanto

Ma allora chi paga (e quanto) i giorni di lavoro non effettuati a causa di una malattia? In prima battuta è compito del datore di lavoro versare il corrispettivo in busta paga anche se poi tocca poi all’Inps rimborsare la cifra facendosi carico sia dell'indennità che dell'accredito dei contributi figurativi. L’importo corrisposto ha un valore leggermente più basso rispetto a quello normale. Dal quarto al ventesimo giorno di malattia, infatti, al lavoratore in malattia viene assegnato solo la metà della retribuzione normale.

Dal giorno successivo, cioè il ventunesimo e fino al cento ottantesimo giorno di assenza dal lavoro la percentuale sale dal cinquanta al sessantasei per cento. Superato anche il cento ottantesimo giorno l’Inps sospende del tutto qualsiasi indennità al lavoratore in malattia. Questo significa che l’Istituto previdenziale italiano provvede in questo senso ai bisogni del lavoratore a partire dal quarto giorno di malattia fino al cento ottantesimo. Per i primi tre giorni di assenza, definito di carenza, a pagare è direttamente il datore di lavoro. La percentuale di retribuzione, in questo caso, è stabilita dal contratto nazionale. Ma cosa succede se il lavoratore è assente nel momento delle visite fiscali?

Cosa succede se si è assenti alle visite fiscali

In questo caso l’indennità di malattia viene ridotta anche del cento per cento se si è assenti alle visite fiscali. Il dipendente in tal caso è sanzionato con la decurtazione del 100% dell'indennità per i primi dieci giorni di malattia e della metà per il periodo successivo. L'obbligo di reperibilità vale per tutti i giorni della settimana, anche nei festivi e nelle domeniche se compresi nel periodo di assenza dal lavoro e nelle fasce orarie classiche. Ovvero dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 per i dipendenti del pubblico impiego.

Per i dipendenti privati invece le finestre sono leggermente diverse: dalle 10 a mezzogiorno e dalle 17 alle 19. Inoltre, così come disposto dal Decreto Madia, le visite fiscali possono essere anche ripetuto nello stesso periodo di malattia. Le sanzioni sono severe. Rispettare l'obbligo di reperibilità è di fondamentale importanza per il lavoratore, poiché in caso di assenza alla visita fiscale le conseguenze sono inevitabili. Dalla data della terza assenza alla visita di controllo non giustificata, si perde il diritto all'intera indennità per tutto il periodo della malattia.

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