Naspi e varie indennità disoccupazione attuali e cambiamenti con Governo possibili

Quali cambiamenti potrebbero subire le attuali indennità di disoccupazione con le modifiche al vaglio del nuovo governo e ipotesi

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La Naspi è la principale forma di aiuto per chi è disoccupato, senza lavoro. Ma non c'è solo questa. E potrebbe cambiare, e anche non poco, con il Governo attuale.
 

Quali sono le indennità di disoccupazione attualmente in vigore e quali sono le modifiche che potrebbero arrivare con le misure al vaglio del nuovo governo? Sono diverse, infatti, le indennità di disoccupazione attualmente in vigore, che possono essere richieste da diverse categorie di lavoratori e in base ai requisiti di ognuno è possibile richiedere Naspi, o Dis Coll, o Reddito di inclusione (Rei) che da quest'anno ha sostituito l'Asdi, forma di indennità di disoccupazione che fino all'anno scorso veniva erogata per un periodo di sei mesi a coloro che una volta esaurita la Naspi non avevano ancora trovato una nuova occupazione. Cosa accadrà ora con il nuovo governo?

Naspi e indennità di disoccupazione: quali sono e regole

Insieme alla Naspi, indennità di disoccupazione per lavoratori iscritti all'Inps,valida anche per i lavoratori stagionali, che hanno involontariamente perso il lavoro e che ha una durata massima di 2 anni, pari a 24 mesi, prevedento un importo massimo di 1.300 euro mensili, le altre indennità di disoccupazione che possono essere ancora richieste quest'anno sono Dis Coll, che da misura sperimentale è diventata strutturale, e nuovo Reddito di Inclusione.

Partendo dalla Dis Coll, è l’indennità di disoccupazione per i co.co.co e co.co.pro. iscritti alla gestione separata Inps, e per essere richiesta prevede come requisiti fondamentali la perdita involontaria del lavoro, l’iscrizione alla Gestione separata dell’Inps e aver versato almeno 3 mesi di contributi Inps a partire dal primo gennaio dell'anno solare precedente al licenziamento. Come per la Naspi, anche la Dis Coll condizione necessaria per riceverla è la sottoscrizione della DID, dichiarazione immediata disponibilità al lavoro. La Dis-Coll 2018, a differenza della Naspi che dura due anni, ha una durata massima di 6 mesi, e il suo importo dipende dal reddito medio mensile, ma, come la Naspi, non può superare i 1.300 euro al mese.

Passando al nuovo Reddito di inclusione, prevede l’erogazione di un sussidio mensile del valore compreso tra i 190 e i 485 euro per un massimo di 18 mesi e rinnovabili solo dopo 6 mesi di pausa. Per la richiesta el nuovo Rei bisogna essere cittadini italiani o comunitari, o familiari di cittadini italiani o comunitari, non aventi la cittadinanza in uno Stato membro e:

  1. avere regolare permesso di soggiorno o permesso di soggiorno permanente;
  2. essere titolari di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria) che siano residenti in Italia da almeno due anni;
  3. avere un reddito Isee di 6mila euro;
  4. impegnarsi nella ricerca attiva di un nuovo lavoro o frequentare corsi di formazione sempre volti al reinserimento del richiedente il Rei nel mondo occupazionale;
  5. mandare obbligatoriamente a scuola i propri figli.

La domanda per avere il nuovo reddito di inclusione, a differenza degli altri sussidi da richiedere all’Inps, deve essere presentata presso i punti per l'accesso al Rei, scelti dai singoli Comuni.

Naspi e indennità disoccupazione: modifiche nuovo Governo

Stando a quanto riportano le ultime e ultimissime notizie, è possibile che Naspi, Dis Coll e Rei possano scomparire con il nuovo governo se e quando sarà istituito il reddito di cittadinanza. La sua introduzione, infatti, rappresenterebbe comunque un sussidio per tutti coloro che vivono in condizioni di difficoltà e non servirebbe, secondo quanto spiegato, ulteriore spesa di risorse per altri ammortizzatori sociali di disoccupazione. Il reddito di cittadinanza, stando a quanto anticipato, dovrebbe prevedere l’erogazione di 780 euro a coloro che dimostrano di essere impegnati nella ricerca di un nuovo lavoro e che aderiscano alle offerte di lavoro provenienti dai centri dell’impiego. Tuttavia, ne è prevista la decadenza nel momento in cui dovesse rifiutare fino ad un massimo di tre proposte di lavoro in due anni.

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