Orari di lavoro non rispettati dal dipendente. Regole aggiornate, sanzioni e rischi

Quali sono le sanzioni previste nei casi di ritardi a lavoro: cosa accade al lavoratore se non rispetta gli orari lavoratori e cosa può fare

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Rispettare i propri orari di lavoro, oltre che essere un dovere, è un comportamento che dimostra l’affidabilità e la responsabilità del lavoratore. Si tratta del rispetto di una regola che permette al datore di lavoro di iniziare ad inquadrare il dipendente per capire se possa essere, o meno, una persona valevole su cui contare e a cui poter affidare compiti importanti.

Del resto, il rispetto degli orari di lavoro è fondamentalmente la prima regola che permette di fare una prima differenza tra i lavoratori dipendenti stessi. La disciplina relativa all'orario di lavoro punta a garantire tutele e sicurezza del lavoratore da una parte, assicurando anche ferie e permessi per riposo dovuto, ma anche a porre doveri che lo stesso lavoratore deve rispettare, a partire proprio dalla regole di rispetto delle ore di lavoro riportate sul contratto. Quali sono i rischi e le sanzioni previste per chi non rispetta l'orario di lavoro stabilito?

Orario di lavoro non rispettato: sanzioni previste

Stando a quanto previsto dalle regole aggiornate relative al rispetto degli orari di lavoro, chi trasgredisce e non rispetta quanto previsto dal contratto in riferimento all’orario di lavoro va incontro a sanzioni disciplinari che possono essere d diverso tipo in base alla gravità della violazione commessa, perché un caso non è mai uguale ad un altro.

In particolare, per ritardo ingiustificato del lavoratore sono previste diverse sanzioni disciplinari, perché, per esempio, è possibile che accada fare ritardo in maniera isolata perché il contrattempo, l’imprevisto può accadere a tutti e in tal caso, stando alle regole aggiornate, non sarebbe prevista alcuna punizione o sanzione.

Ma la situazione cambia se il ritardo è reiterato ingiustificatamente: in questo caso, le regole aggiornate prevedono che le sanzioni da applicare siano quelle definite dai contratti collettivi e graduate in base alla gravità del comportamento.

Le sanzioni previste sono, infatti:

  1. rimprovero verbale, per i casi meno gravi;
  2. ammonizione, o biasimo, o deplorazione, che sarebbe un rimprovero ma più formale in forma scritta;
  3. sospensione, che deve essere però di durata inferiore ai 10 giorni lavorativi;
  4. multa, che non può essere superiore alle 4 ore di retribuzione;
  5. trasferimento;
  6. licenziamento disciplinare, previsto però solo per nei casi gravi.

Il datore di lavoro può, dunque, sanzionare il lavoratore partendo da un’ammonizione, sospensione o multa, che dipendono, come sopra accennato, dalla gravità del comportamento del lavoratore stesso e nei casi estremi può anche arrivare al licenziamento. Per fare un esempio, il CCNL Commercio prevede per il ritardo nei casi meno gravi una trattenuta in busta paga di importo pari alle spettanze corrispondenti al ritardo ma il ritardo viene reiterato per ben cinque volte il datore di lavoro può prima diffidare per iscritto il dipendente e poi licenziarlo.

In ritardo a lavoro: quando il lavoratore può opporsi alla sanzione

Nei casi di ritardo a lavoro e orari lavorativi non rispettati, dopo che il datore di lavoro riprende o sanziona il dipendente, quest’ultimo può giustificare il suo ritardo e se la sanzione è una multa, la sospensione o una sanzione più grave, ha la possibilità di presentare una difesa valida entro cinque giorni dal ritardo stesso e nella sua difesa può assistito da un rappresentante sindacale.

In particolare, il dipendente ha possibilità di opporsi alla sanzione decisa dal datore di lavoro sia rivolgendosi al collegio di conciliazione e arbitrato presso la Direzione Provinciale del lavoro, entro 20 giorni, sia rivolgendosi al giudice del Lavoro entro 10 anni. Ma ha anche la possibilità di rivolgersi ad ulteriori commissioni di conciliazione o scegliere altre strade conciliative previste dal proprio CCNL.

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di Marianna Quatraro pubblicato il