Padre non cura il figlio e l'azienda lo licenzia. Ennesima furbizia tutta italiana

Quello italiano è un popolo di santi, poeti e navigatori, ma anche di furbetti che una ne fanno e cento ne pensano. Protagonista un padre che utilizzava il congedo parentale in maniera irregolare

Padre non cura il figlio e l'azienda lo

Un padre approfitta del congedo familiare ma non cura il figlio. Licenziato

L’occasione fa l’uomo ladro e per un periodo della sua vita il protagonista di questa vicenda era riuscito a raggiungere il traguardo al quale in tanti, forse nel proprio inconscio aspirano: evitare il lavoro senza perderne i benefici. Tradotto: lo stipendio. E siccome quello italiano è un popolo di santi, poeti e navigatori, ma anche di furbetti che una ne fanno e cento ne pensano, questa volta il grimaldello utilizzato per ottenere i propri scopi fraudolenti è stato il congedo familiare.

Un istinto talmente forte che, nel caso del padre in questione, aveva cancellato perfino l’amore naturale che un genitore dovrebbe nutrire per i propri figli. E così, per riuscire a ritagliarsi il tempo libero necessario a soddisfare le proprie esigenze un padre ha usufruito del congedo familiare senza dedicare le necessarie attenzioni al figlio. Tutto è filato liscio fino a quando l’azienda per la quale lavorava, insospettita da alcuni suoi comportamenti, ha scoperto il tutto e lo ha licenziato. Scopriamo però più da vicino quello che è successo.

Congedo familiare ma padre non cura il figlio

Per chi non lo sapesse il congedo familiare è un diritto che spetta ai genitori naturali impegnati in attività lavorative. Per legge, dunque, a questi genitori viene concessa la possibilità di astenersi dal lavoro fino ai primi otto anni di vita del bambino, con uno stipendio decurtato di un terzo. Insomma, niente male. Certo però tutto questo è calibrato sulla necessità di assistere ai propri figli, che resta il requisito unico per godere di questo diritto. Ma se, come è successo al padre abruzzese in questione, il tempo libero ricavato dall’assenza sul posto di lavoro viene impiegato per intraprendere altre attività che non sia quella della cura del figlio, allora il rischio di essere pizzicati e pagare il conto è elevato.

Proprio questo aspetto, evidentemente trascurato dall’ignobile padre, ha fatto si che l’azienda in cui lavorava, insospettita dai comportamenti dell’uomo ha ben pensato di ingaggiare un investigatore privato che non ha impiegato molto a scoprire la magagna consegnando al proprio committente un profilo ben lontano da quello del genitore perfetto che egli voleva invece interpretare. Conseguenza inevitabile, come spiega anche la Cassazione quando dice che il permesso è legato all’interesse del tutelato, il bambino, appunto, è stata il licenziamento disciplinare per giusta causa.

Congedo familiare l’azienda licenzia il padre

Il congedo familiare quindi non può per niente essere assimilato ad un assegno in bianco. È un diritto che, come tale, prevede il rispetto di precisi doveri. E invece l’imperizia di questo padre che in permesso parentale non aveva svolto alcuna attività in favore del bimbo, gli è costata cara: il licenziamento, per l’appunto aveva appurato, attraverso appostamenti e foto, un’agenzia investigativa su mandato del datore di lavoro. La sezione lavoro della Cassazione ha confermato la decisione della Corte d’Appello dell’Aquila nei confronti dell'uomo che lavorava per un'azienda di trasporto. La ditta  ha avuto ragione e ha ottenendo il licenziamento per giusta causa del lavoratore.

Ai fini della colpevolezza non conta il modo in cui il padre abbia impiegato le ore nelle quali avrebbe dovuto essere a lavoro. Questo principio vale per qualsiasi attività abbia svolto nelle ore in cui sarebbe dovuto essere presente a lavoro. Sia che ci si dedichi a un altro lavoro, sia che si intraprenda qualche altra attività il responso è il medesimo: licenziamento.

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di Luigi Mannini pubblicato il