Partita calcetto fa parte dell'orario lavoro per legge. Ecco come funziona

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Partita calcetto fa parte dell'orario la

Calcetto e orario di lavoro, la sentenza

Si tratta di tempo dedicato all'azienda, valido quanto le ore trascorse in ufficio davanti al computer o per svolgere le mansioni quotidiane di un'attività commerciale.

C'è una sentenza che sta facendo tremare il mondo del lavoro e le relazioni tra datore e dipendenti. La partita di calcetto fa parte dell'orario di lavoro e come tale deve essere organizzata a una certa distanza temporale dall'ultima ora di lavoro in ufficio. E allo stesso tempo, gli eventuali infortuni vanno considerati sul posto di lavoro con tutte le conseguenze del caso. La decisione del tribunale mette in discussione certezze acquisite e in qualche modo rappresenta la rivincita di chi al calcetto settimanale con scarpette, pantaloncini, calzettoni e maglietta d'ordinanza non vuole proprio rinunciare, neanche quando le primavere sulle spalle si sono inesorabilmente accumulate.

Calcetto e orario di lavoro, la sentenza rivoluzionaria

A essersi pronunciata con chiarezza è stata la sezione di Vigo del Tribunale Supremo, secondo cui le ore trascorse per partecipare a eventi sportivi con i clienti devono essere debitamente compensate. La partecipazione a eventi aziendali con clienti al di fuori dell'ufficio è considerato secondo la Corte Suprema orario di lavoro. Pertanto, l'azienda deve risarcire adeguatamente questa tempo dedicato dai propri dipendenti.

I giudici sono stati chiamati a pronunciarsi su una controversia tra aziende produttrici di tabacco Altadis e Tabacalera con la Federazione dell'Industria, Edilizia e Agro, Federazione Agroalimentare di Comisiones Obreras e il Centro sindacato indipendente e dei funzionari.

Sebbene la sentenza si riferisca a un caso tutto spagnolo, non è affatto detto che non possa trovare una interpretazione simile anche in Italia, tenendo pure conto del processo di armonizzazione delle regole sul lavoro nei principali paesi dell'Unione europea. La disputa è stata sollevata dai tre sindacati esigenti che hanno fatto valere le proprie ragioni contro le due compagnie del tabacco.

Il tribunale stabilisce che, in caso di partecipazione a eventi con i clienti, come una partita di calcetto, l'azienda deve garantire le pause equivalenti entro quattro mesi. L'inizio della giornata lavorativa del giorno successivo deve quindi programmato non secondo il normale orario del dipendente, ma non prima di 12 ore dal termine delle attività del giorno precedente.

Non è svago ma è lavoro

Occorre tenere conto del fatto che il personale delle società associato a tali eventi fa riferimento soprattutto all'area commerciale, secondo il contratto collettivo, e che la loro assistenza è volontaria. Ma anche riconoscendo questa condizione, ragionano i giudici, la partecipazione a queste attività è sempre considerata lavoro. La Corte affronta anche un terzo delicato punto relativo alla partecipazione a questi eventi: qualsiasi incidente che si verifica durante la partita va ritenuto un incidente sul posto di lavoro.

Insomma, qualsiasi evento di una società allo scopo di accompagnare i clienti, anche sportivo, non sarà mai considerato un occasioni di svago per i lavoratori. Si tratta di tempo dedicato all'azienda, valido quanto le ore trascorse in ufficio davanti al computer o per svolgere delle mansioni quotidiane di un'attività commerciale.

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