Ape Volontaria: conviene con determinati elementi non definiti ancora. Regole ufficiali e uscita decreto attuativo Settembre

Le regole ufficiali già note per la richiesta dell’ape volontaria ed elementi ancora da definire: situazione attuale e attese

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Come mostriamo dai nostri calcoli, può convenire l'Ape Volontaria per uscire prima, se determinate regole e requisiti non ancora paradossalmente definite nonostate la vicinanza dell'uscita del decreto attuativo ufficiale, fossero conferme ad alcuni livelli e parametri.
Vediamo, dunque, quali sono le regole che già sono ufficiali, quelle ufficiose e le diverse ancora da definire che serviranno pe ril calcolo e capire la convenienza di questa sorta di prestito per andare in pensione prima.

Si prepara ad arrivare ufficialmente il decreto attuativo relativo le regole di funzionamento ufficiale della novità per le pensioni dell’Ape volontaria, approvata dal precedente governo per permettere a determinati lavoratori che soddisfino determinate condizioni di andare in pensione prima fino a tre anni rispetto all’attuale soglia dei 66 anni e sette mesi, quindi a 63 anni. Ancora una volta, dunque, una modifica pensionistica non universale per tutti, né tanto meno strutturale, ma solo limitata ad alcuni e che da molti esponenti e diverse forze è stata particolarmente criticata soprattutto perché favorirebbe esclusivamente le banche più che sostenere i lavoratori che volessero lasciare anzitempo la propria occupazione. Nonostante l’arrivo in tempo brevi del decreto attuativo per l’ape volontaria, mentre sono note già le regole ufficiali, restano da definire ancora diversi elementi, alcuni dei quali sono fondamentali per capire quanto effettivamente converrà andare in pensione prima solo di qualche anno richiedendo l’ape volontaria.

Ape volontaria: regole ufficiali

L’Ape volontaria, come sopra accennato, non vale per tutti coloro che, a fronte di penalità, decidessero di andare in pensione prima ma richiede la necessità di soddisfare particolari requisiti senza i quali non sarà possibile richiedere questa novità per le pensioni. Per richiedere l’ape volontaria, infatti, bisogna:

  1. aver raggiunto il requisito anagrafico di 63 anni al primo maggio 2017;
  2. aver maturato almeno 20 anni di contributi;
  3. avere un reddito da pensione non inferiore a 700 euro al mese.

Chi risponde a tutti questi requisiti richiesti può, dunque, presentare la domanda di richiesta per l’accesso all’ape volontaria per andare in pensione prima rispetto all’attuale soglia anagrafica richiesta dei 66 anni e sette mesi, ricevendo dalle banche un anticipo che sarà erogato al lavoratore dall’Inps e che dovrà essere restituito con un piano di rimborso 20ennale a partire dal momento in cui lo stesso lavoratore maturi i requisiti pensionistici attualmente richiesti. La rata di rimborso del prestito dovrà tenere conto dei tassi di interesse da calcolarvi e da restituire alle banche stesse.

Possono richiedere l’ape volontaria per l’uscita prima dalla propria occupazione anche lavoratori rientranti in particolari categorie di persone cosiddette svantaggiate, come coloro che sono rimasti senza occupazione, precoci e usuranti e che non raggiungono i requisiti richiesti per l’accesso all’ape social senza alcun onere. Proprio i tassi di interesse che dovranno essere applicati al rimborso del prestito, insieme alle condizioni che regoleranno le assicurazioni che ogni lavoratore che deciderà di andare in pensione prima dovrà stipulare per tutela in caso di premorienza, rappresentano gli elementi fondamentali per capire se converrà effettivamente lasciare anzitempo la propria occupazione con l’ape volontaria o se sarà meglio aspettare ancora qualche anno prima di lasciare definitivamente il lavoro.

Ape volontaria: elementi da definire

Tassi di interesse e condizioni delle polizze assicurative sono, dunque, gli elementi più importati per definire ancora nel decreto attuativo di settembre vantaggi e convenienza della pensione prima con l’ape volontaria. Partendo dai tassi di interesse, si è detto che il tasso sarà fisso ma ancora non si sa di quanto. Stando alle ultime notizie, potrebbe essere compreso tra il 4,5% e il 4,7%, ma manca l’ufficialità in merito. E’, infatti, possibile che si arrivi anche al 5%. Se effettivamente il tasso si aggirerà tra 4,5 e il 4,7% l’ape volontaria potrebbe essere conveniente per anticipare il momento dell’uscita dal lavoro, anche se poi la decurtazione sulla pensione finale sarà definitiva e per sempre. Ma se dovesse essere davvero alzato fino al 5%, allora non converrà chiedere l’ape volontaria solo per andare in pensione due o tre anni prima. Meglio fare qualche altro anno di sacrificio a lavoro ma godersi la propria piena pensione che di diritto spetta dopo un’intera vita lavorativa.

Per fare un esempio pratico, con la penalizzazione al 4,7%, un lavoratore per lungo tempo dirigente di un’azienda privata che a 66 anni e sette mesi percepirebbe una pensione netta di 1.600 euro al mese, per l’anticipo di 3 anni e 7 mesi di anticipo, percepirebbe 68.800 euro, con una detrazione mensile di 269,44 euro per 14 mensilità per 20 anni, il che farebbe lievitare il rimborso alla cifra di 75.443,2 euro,pagando alle banche ben il 9,66% rispetto a quanto percepito di anticipo. Prendendo, invece, il caso di una pensione stimata da 1.250 euro netti ed erogazione di un prestito di 15mila euro per andare in pensione prima di un anno rispetto a 66 anni e sette mesi, con penalizzazione al 4,5%, la somma da restituire stimata sarà di 14.627,6 euro, meno quindi dei 15.000 euro di anticipo percepiti e questi esempi chiaramente spiegano come fino al 4,6% la penalizzazione sul rimborso del prestito possa ancora andar bene perdendo, però, tutta la sua convenienza dal 4,7% in poi.

Altro elemento da definire è quello che riguarda i dettagli delle assicurazioni che dovranno essere stipulate da parte dei lavoratori che vorranno lasciare prima il lavoro per la copertura in caso di premorienza del richiedente. Non è, infatti, ancora chiaro se in tal caso a pagare il debito residuo del lavoratore richiedente l’ape volontaria sarà lo Stato o gli eredi. Stando alle ultime notizie, dovrebbe essere lo Stato ad accollarsi i costi mancanti eventualmente, ma il responsabile del Dicastero dell’Economia, a più riprese, ha ribadito l’intenzione di far eventualmente ricadere i costi mancanti sugli eredi, ipotesi che, come ben immaginabile, ha sempre suscitato non poche polemiche. Restiamo, dunque, in attesa di questi ulteriori chiarimenti.







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di Marianna Quatraro pubblicato il