Ape Volontaria: decreto ufficiale uscita a settembre. Attesi miglioramenti per precoci, usuranti e disoccupati

In arrivo il decreto ufficiale relativo all’Ape volontaria: come funziona e regole, calcolo e miglioramenti ulteriori attesi

Ape Volontaria: decreto ufficiale uscita

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Il decreto ufficiale relativo alla novità per le pensioni di Ape Volontaria si prepara ad arrivare a settembre con la possibilità, stando a quanto riportano dalle ultime notizie, di retroattività del provvedimento al primo maggio scorso, come richiesto dal Consiglio di Stato, data nella quale, secondo quanto stabilito dal precedente esecutivo, avrebbe dovuto già entrare in vigore la stessa Ape volontaria, insieme all’ape social e alla quota 41 ad essa collegata, le uniche novità per le pensioni approvate, appunto, dal precedente esecutivo, per permettere a chiunque lo volesse di anticipare l’età pensionabile ma solo a determinate condizioni. Non si tratta, infatti, di modifiche pensionistiche valide per tutti e strutturali ma decisamente limitate e che prevedono diversi paletti e condizioni da soddisfare.

Si tratta, inoltre, di novità per le pensioni che sono state fortemente criticate da diversi esponenti politici secondo i quali sarebbe stato decisamente più conveniente e vantaggioso lavorare su ulteriori novità per le pensioni validi per tutti e che non favorissero esclusivamente le banche, considerando che, come vedremo, queste ultime saranno particolarmente favorite dagli ultimi cambiamenti pensionistici dell’Ape volontaria. Tra le ulteriori richieste avanzate dal Consiglio di Stato miglioramenti e riconoscimento di eventuali franchigie per le categorie di persone svantaggiate come precoci, usuranti e disoccupati che non rientrino nell’Ape social non soddisfacendo i requisiti d quest’ultima richiesti.

Ape volontaria: per chi, regole e requisiti per accedervi

Per la richiesta dell’Ape volontaria è necessario soddisfare particolari requisiti senza i quali non sarà possibile richiedere la novità per le pensioni. In particolare, per la domanda di ape volontaria bisogna:

  1. aver raggiunto 63 anni di età al primo maggio 2017;
  2. aver maturato almeno 20 anni di contributi;
  3. avere un reddito da pensione non inferiore a 700 euro al mese, cioè pari a 1/4 del trattamento minimo Inps.

Possono richiedere l’ape volontaria per l’uscita prima dalla propria occupazione anche lavoratori rientranti in particolari categorie di persone cosiddette svantaggiate, come coloro che sono rimasti senza occupazione, precoci e usuranti e che non raggiungono i requisiti richiesti per l’accesso all’ape social senza alcun onere.

Ape volontaria: come funziona prestito banche e calcolo

Se si soddisfano tutti i requisiti appena riportati, allora si potrà chiedere di anticipare l’età pensionabile fino a tre anni rispetto all’attuale soglia dei 66 anni e sette mesi, ricevendo dalle banche un anticipo che sarà, però, erogato al lavoratore dall’Inps e che dovrà essere restituito con un piano di rimborso 20ennale a partire dal momento del raggiungimento dei normali requisiti pensionistici richiesti. La restituzione dell’anticipo percepito dovrà tenere conto dei tassi di interesse che dovranno esservi calcolati, ma si tratta di un  criterio non ancora definito. E’ possibile, come era stato detto, che il tasso annuo sia fisso e che il costo della rata rimborso sia compreso tra il 4,5% e il 4,7%, ma restano ancora de definire i tassi di interesse ufficiali chele banche applicheranno sul prestito accordato al lavoratore che decidesse di andare in pensione prima.

Secondo le anticipazioni sul decreto attuativo, le percentuali potranno arrivare al 90% della pensione netta chiedendo un anticipo fino a un anno, all’85% se l’indennità viene percepita per un periodo da uno a due anni, all’80% dai due ai tre anni, il 75% per periodo oltre i tre anni e, per quanto riguarda il prestito, si ipotizza un Taeg del 3,2% comprensivo della copertura assicurativa per il rischio premorienza, assistita dalla garanzia dello Stato. Restano da definire ancora anche ulteriori dettagli relativi alle assicurazioni che dovranno essere stipulate da parte dei lavoratori che decideranno di andare in pensione prima per la copertura in caso di eventuale scomparsa prematura del richiedente. Non è, infatti, stato ancora chiarito chi pagherebbe nel caso di scomparsa del richiedente il prestito: era stato detto, tempo fa, che i costi in tal caso sarebbero stati a carico dello Stato, ma il Ministero dell’Economia avrebbe poi paventato l’ipotesi di ricaduta dei costi eventuali a carico degli eredi, ipotesi che, chiaramente, è stata particolarmente discussa e finita nel mirino di non poche polemiche. Si attendono, dunque, ancora chiarimenti ufficiali in merito. Per simulazioni di calcoli invitiamo a consultare il nostro calcolatore.

Ape volontaria: iter per la domanda

Per la presentazione della domanda di richiesta di accesso all’ape volontaria, è bene sapere che ogni lavoratore, prima di inviare domanda di richiesta dell’ape volontaria, dovrà consultare la lista di banche e assicurazioni che hanno firmato gli accordi di coinvolgimento nel meccanismo dell’ape. Da questa lista dovrà scegliere la banca cui richiedere il prestito e a cui bisognerà inviare la certificazione di possesso di tutti i requisiti richiesti. Non è detto, però, che le banche accettino la richiesta di ape volontaria presentata dal lavoratore. Gli stessi modelli dovranno essere inviati alle assicurazioni. Ricevuto il primo via libera, allora si potrà inviare la domanda vera e propria di acceso all’ape volontaria all’Inps che, esattamente come nella facoltà delle banche, non è detto la accetti. E’, infatti, possibile che la domanda venga anche rifiutata.