Aumento pensioni tra 500-3800 euro minore del previsto, al via ricorsi da parte sindacati

di Marianna Quatraro pubblicato il
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I veri aumenti delle pensioni tra 500-3800 minori rispetto al previsto per diversi motivi: sindacati pronti a ricorsi

L’aumento delle pensioni tra 500-3800 euro si preannuncia minore del previsto e si preparano ricorsi da parte sindacati: gli aumenti delle pensioni tra 500-3800 euro saranno minori rispetto a quanto ci si aspettava, per effetto delle nuove percentuali di rivalutazione delle pensioni riviste dal governo Meloni, per effetto del calcolo degli anticipi già ricevuto del 2% per la rivalutazione anticipata da ottobre a dicembre e per effetto delle tasse da pagare sulle pensioni su cui pesano le nuove addizionali locali già aumentate da diversi Comuni e regioni, mentre si è ancora in attesa di una riforma delle aliquote Irpef che potrebbero essere ridotte da quattro a tre. 

I sindacati si dicono già contro gli aumenti inferiori rispetto a promesse e aspettative per pensionati e annunciano già ricorsi.

  • Aumento pensioni tra 500-3800 euro minore del previsto motivi
  • Pronti ricorsi da sindacati per aumento pensioni minori del previsto

Aumento pensioni tra 500-3800 euro minore del previsto motivi

L’aumento delle pensioni tra 500-3800 euro sarà minora del previsto per diversi motivi: si parte dalle nuove percentuali di rivalutazione delle pensioni, che il governo Meloni ha riportato da tre a sei, e che penalizzano molti importi.

In particolare, le sei nuove percentuali di rivalutazione delle pensioni sono le seguenti:

  • del 100% per gli assegni fino a 4 volte il minimo, pari a 2.100 euro lordi mensili;
  • dell’85% per pensioni fino a 5 volte al minimo, fino 2.626 euro lordi al mese;
  • del 53% per pensioni fino 6 volte il minimo, fino a 3.150 euro;
  • del 47% per pensioni fino a 8 volte il minimo, pari a 4.200 euro;
  • del 37% per pensioni fino a 10 volte il minimo, fino a 5.250 euro mensili;
  • del 32% per pensioni oltre le 10 volte il minimo.

Si tratta chiaramente di nuove percentuali di rivalutazione che riducono gli aumenti previsti di tutte le pensioni ad eccezione di quelle più basse, prevedendo comunque aumenti decisamente diversi da quelli annunciati.

La rivalutazione pensionistica 2023 stabilita su indice al 7,3% (provvisorio) non sarà piena per tutti e non solo per le diverse percentuali da considerare in base alla fascia di reddito di appartenenza, ma anche per gli anticipi già riconosciuti per la rivalutazione anticipata al 2% da ottobre a dicembre per pensionati con reddito annuo entro i 35mila euro, cioè per importi entro i 2.692 euro mensili. In tal caso, la rivalutazione sarà al 5,3% e con le diverse percentuali previste.

Ci sono poi da considerare gli aumenti delle addizionali locali, Irpef comunale e regionale, che già sono state aumentate da diversi comuni e regioni, come Lombardia, Piemonte, Lazio, Liguria e non solo, che incidono sugli importi finali delle pensioni tra 500-3800 euro riducendo, fino ad azzerare in alcuni casi, gli aumenti inizialmente previsti.

Pronti ricorsi da sindacati per aumento pensioni minori del previsto

Proprio a causa dei motivi che prevederanno importi minori di aumento pensioni tra 500-3800 euro i sindacati si preparano a presentare ricorsi. Dalla Cgil si chiedono se il nuovo metodo di rivalutazione a scaglione sia costituzionale o no, considerando che proprio i pensionati rientranti nella fascia di reddito medio risultano i più colpiti tra riduzioni e aumenti inferiori rispetto al previsto, cosa che non permetterà loro di avere adeguate risorse per contrastare realmente l’attuale caro vita. 

Secondo il segretario generale Uil pensionati Toscana, Annalisa Nocentini, le pensioni da circa 1.400 euro in su si preparano a subire riduzioni tra 40 a addirittura 100 euro, che in un anno si traducono in 1.200 euro in meno a disposizione, e si tratta di una cifra decisamente elevata per cui bisogna far qualcosa per evitare che questa fascia di pensionati diventi ‘più povera’ quest’anno.

Gli stessi sindacati valutano se sia possibile avviare una serie di ricorsi di contenzioni da parte di singoli da presentare al giudice di competenza sussistendo i margini legali per procedere a causa della eventuale incostituzionalità dei nuovi scaglioni di reddito.