Calcolo pensione, i sistemi per uscire prima da 3 a 10 anni

Da Ape a quota 100 e quota 41: cosa prevedono i sistemi per uscire prima e di quanti anni permettono di anticipare la pensione

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Al centro delle discussioni del nuovo governo, tra i principali punti del programma dello stesso, c’è la riforma delle pensioni con l’obiettivo di rivedere totalmente le attuali norme pensionistiche da sempre considerate da Lega e M5S troppo rigide e penalizzanti, soprattutto per determinate categorie di lavoratori, come usuranti e precoci, per cui non è stata definita una specificità al momento della formulazione della riforma stessa. Mentre si attendono notizie su come proseguiranno i lavori per l’approvazione delle novità per le pensioni di uscita prima con quota 100 e quota 41 e per l’eventuale proroga dell’opzione donna, è bene sapere che esistono già oggi dei sistemi che permettono di uscire prima, anticipando il momento del collocamento a riposo da 3 a 10 anni, prevedendo, però, penalizzazioni. Vediamo di cosa si tratta.

Calcolo pensione per uscire prima: Ape volontaria e Ape social 2018 e cosa prevedono

Approvate dal precedente governo Renzi con la Legge di Stabilità 2017, sono finalmente in vigore Ape volontaria e Ape social che permettono di anticipare la pensione di tre anni, dando dunque ai lavoratori che lo desiderassero la possibilità di andare in pensione a 63 anni e sette mesi invece che a 66 anni e sette mesi. La grande e sostanziale differenza esistente tra i due sistemi è che per il primo, l’Ape volontaria, bisogna aver raggiunto 63 anni di età e aver maturato almeno 20 anni di contributi, e bisogna accettare un piano di restituzione dell’anticipo pensionistico che si percepisce della durata di 20 anni dal momento del raggiungimento dei normali requisiti pensionistici al momento richiesti. Chi decide di anticipare la pensione chiedendo l’Ape volontaria deve, inoltre, stipulare obbligatoriamente una polizza di copertura dei costi rimanenti in caso di premorienza del richiedente il prestito.

E’, invece, a costo zero l’Ape social. Si tratta, però, di una possibilità di uscire prima sempre di tre anni rispetto ai requisiti anagrafici attualmente richiesti riservata solo a determinate categorie di lavoratori. Non tutti cioè possono chiedere l’Ape social senza alcun costo ma solo:

  1. disoccupati con almeno 30 anni di contributi e che abbiano esaurito da almeno tre mesi tutti i sussidi di disoccupazione;
  2. invalidi con almeno 30 anni di contributi e una percentuale di invalidità dal 74% in su;
  3. parenti che assistono da almeno sei mesi al momento della richiesta dell’ape social parenti invalidi di primo grado, come figli o genitori, o coniuge convivente;
  4. lavoratori usuranti con 36 anni di contributi e impiegati in una delle occupazioni faticose.

Nella lista di tali attività reintrano:

  1. infermiere e ostetriche;
  2. maestre d’asilo nido ed educatori di asilo;
  3. facchini;
  4. spazzini;
  5. addetti all'assistenza personale di persone non autosufficienti;
  6. macchinisti e personale viaggiante ferroviario;
  7. lavoratori edili;
  8. lavoratori addetti alla lavorazione dell’amianto;
  9. autisti di mezzi pesanti e camion;
  10. conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  11. conciatori di pelli e di pellicce;
  12. lavoratori marittimi e pescatori;
  13. operai agricoli;
  14. siderurgici.

Sia per l’Ape volontaria che per l’Ape social la domanda di uscita prima deve essere presentata all’Inps.:

  1. direttamente online, utilizzando i servizi telematici dell'Istituto, per chi è in possesso del Pin Inps dispositivo;
  2. tramite numero verde Inps;
  3. tramite Caf o Patronati.

Calcolo pensione per uscire prima: opzione donna e cosa prevede

Passando all’opzione donna, si tratta della possibilità di andare in pensione anche fino a oltre 10 anni prima per lavoratrici statali e private autonome che hanno la possibilità di andare in pensione, rispettivamente, a 57 e 58 anni di età con 35 anni di contributi accettando di calcolare il loro assegno finale esclusivamente con il sistema contributivo, percependo dunque un assegno decisamente ridotto. Al momento questa possibilità vale ancora per le lavoratrici che hanno presentato domanda lo scorso 2017. La Legge di Bilancio 2017 ha, infatti, disposto la proroga solo per le lavoratrici nate nell’ultimo trimestre del 1958. Ora si parla di ulteriore proroga ma senza alcuna definizione temporale: le ultime notizie confermano che il nuovo governo avrebbe intenzione di prorogare ancora l’opzione donna ma solo fino a quando le risorse economiche saranno disponibili. Molti, quindi, ancora i dubbi da fugare in merito.

Calcolo pensione per uscire prima: Rita 2018 e cosa prevede

Insieme ad Ape volontaria e social e all’opzione donna, per andare in pensione prima, fino anche a 10 anni, è possibile optare anche per la Rita, rendita integrativa temporanea anticipata, valida fino al 31 dicembre 2018. Questo sistema consente a coloro che non hanno un lavoro di chiedere l’anticipo di quanto versato nel proprio fondo di previdenza complementare fino al conseguimento della pensione di vecchiaia. E’ possibile richiedere sia l’intera somma versata sia parte di essa.
Per richiedere la Rita bisogna:

  1. aver aderito alla previdenza integrativa;
  2. essere iscritti alla gestione separata Inps;
  3. aver maturato almeno 20 anni di contributi.

La Rita non prevede alcuna penalizzazione sulla pensione finale, perchè il suo valore è calcolato sulla base dei contributi effettivamente versati dallo stesso lavoratore durante la sua vita lavorativa, ed è soggetta ad una ritenuta a titolo d’imposta con un’aliquota pari al 15%, che diminuisce dello 0,30% per ogni anno di iscrizione al fondo di previdenza complementare che supera il 15esimo anno. La riduzione può arrivare al massimo 6%.

Calcolo pensione per uscire prima: quota 100 e quota 41 e cosa prevedono

Se il nuovo governo dovesse approvare le novità per le pensioni oggi al vaglio, anche con la quota 100 e la quota 41 si potrebbe anticipare l’uscita dal lavoro. Con la quota 100 il momento dell’uscita sarebbe anticipato di tre anni se approvata entro il prossimo anno: considerando, infatti, che dal primo gennaio 2019 i requisiti pensionistici aumenteranno e per andare in pensione non basteranno più 66 anni e sette mesi ma bisognerà raggiungere i 67 anni, la quota 100 come attualmente prospettata, avendo come base 64 anni di età e 36 anni di contributi, permetterebbe di andare in pensione prima di tre anni. Secondo le ultime notizie, però, anche questo sistema potrebbe portare a riduzioni del trattamento pensionistico finale fino all’8%. Tagli ancor più consistenti, fino al 10% secondo le stime, per l’uscita prima con la novità per le pensioni di quota 41. In tal caso, gli anni di anticipo sull’uscita dal lavoro dipenderanno dal momento di entrata nel mondo del lavoro dello stesso lavoratore.

La quota 41, infatti, permetterebbe a tutti coloro che sono entrati prestissimo nel mondo occupazionale, cioè prima dei 18 anni, di andare in pensione solo una volta maturati i 41 anni di età e a prescindere dall’età raggiunta. Ciò significa che se si è iniziato a lavorare a 15 anni e si sono regolarmente versati contributi da quell’anno, e per 41 anni, si potrà andare in pensione a 56 anni anticipando la pensione di 10 anni. Se si è iniziato a lavorare a 17 anni, calcolando 41 anni di versamenti regolari di contributi, si andrà in pensione a 58 anni, anticipando di ben otto anni il momento dell’uscita rispetto ai requisiti pensionistici attualmente richiesti.