Chi inizia oggi a lavorare andrà a 70 anni in pensione o anche più tardi. I dettagli

Andare in pensione a 70 anni e anche di più: il rischio di chi inizia a lavorare oggi e non solo insieme alla pensione da fame che potrebbe percepire

Chi inizia oggi a lavorare andrà a 70 an

Chi inizia oggi lavoro pensione 70 anni tardi


Le novità per le pensioni per uscire prima sono ancora e sempre al centro di un dibattito politico che, probabilmente, anche quest’anno si concluderà con un nulla di fatto. Dopo tanti annunci e promesse da parte sia di Lega che di M5S di cambiamenti relativi alle attuali norme pensionistiche, con ritorno alle quote e ripartendo dalla novità per le pensioni di quota 100, attualmente, alle soglie delle vacanze estive, come ormai accade da qualche anno, tutto è ancora in dubbio. Mancano le risorse economiche necessarie e non tutti gli esponenti del nuovo governo, ministro dell’Economia Tria in prima fila, sono d’accordo con l’attuazione prioritaria delle novità per le pensioni.

Pensione: chi inizia a lavorare oggi andrà a 70 anni

Le ultime notizie sui pensionamenti dei lavoratori di oggi, poi, non fanno che acuire la voglia di cambiamento dell’attuale legge pensionistica che, come confermano le ultime notizie, dal prossimo primo gennaio 2019 prevede un nuovo scatto all’insù dell’età pensionabile che passerà dagli attuali 66 anni e sette mesi a 67 anni. La legge Fornero prevede, infatti, aumenti di tre mesi ogni due anni. Stando, quindi, a quanto reso noto, chi inizia a lavorare oggi dovrà arrivare almeno a 70 anni, se non di più, per andare in pensione. Un tempo di lavoro infinito ma che non riguarda effettivamente solo chi inizia a lavorare oggi, perché, sempre secondo le ultime notizie, si tratterebbe di un problema che interessa anche gli attuali quarantenni e molti dei cinquantenni.

Il motivo per cui l'età pensionabile nei prossimi anni si alzerà ancora e notevolmente è sempre il principio su cui si basa l'attuale riforma delle pensioni, cioè di adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita Istat. Più si vive, dunque, e più si lavora e considerando che l'aspettativa di vita crescerà, aumenteranno anche gli anni necessari da raggiungere per andare finalmente in pensione. A meno che nel frattempo non vengano approvate novità per le pensioni di revisione dell'attuale legge. Per fare un esempio concreto degli effetti che l'attuale riforma delle pensioni potrebbe avere sulla pensione di un giovane di oggi, prendendo il caso di un giovane nato nel 1998, che in questi mesi ha compiuto 20 anni e si trova nell’età lavorativa, per andare in pensione dovrà aspettare il 2069, quando avrà 71 anni e 3 mesi per la pensione di vecchiaia ordinaria. Ma è possibile che ritardi ancora l’uscita se non ha avuto una carriera lavorativa e contributiva continua a costante.

Chi inizia a lavorare oggi, dunque, rischia concretamente di andare in pensione ad un’età superiore ai 70 anni, lavorando per quasi 50 anni e con il rischio ulteriore di percepire a fine lavoro un assegno da pensione da vera miseria, considerando che la pensione finale sarà calcolata per tutti con sistema contributivo, per cui deriverà esclusivamente dai contributi effettivamente versati da ognuno nel corso della sua vita lavorativa.

Pensione: andare prima solo con novità in discussione

Tuttavia qualcosa potrebbe cambiare se si deciderà effettivamente di rivedere l’attuale riforma delle pensioni, partendo dalla novità per le pensioni di quota 100. Questo sistema, infatti, permetterebbe ai lavoratori di anticipare il momento dell’uscita rispetto ai requisiti attualmente richiesti avendo come base per la pensione 64 anni di età e 36 anni di contributi. Si tratterebbe certamente di una possibilità di uscita prima rispetto a quanto previsto dagli attuali requisiti pensionistiche che abbasserebbe per tutti il requisito anagrafico pensionistico.

La novità per le pensioni di quota 100 prevede poi il ricalcolo contributivo dell'assegno di pensione per i versamenti effettuati dal 1996 al 2011 e la possibilità di beneficiare di soli due anni di contributi figurativi, escludendo quelli di maternità e servizio militare. Tuttavia, secondo le ultime notizie, andare in pensione con la novità per le pensioni di quota 100 porterebbe ad una riduzione dell’assegno finale di circa 200 euro.

Le stime parlano, in particolare, di una riduzione del trattamento pensionistico finale dell’8% circa che salirebbe addirittura al 10% per la novità per le pensioni di quota 41. Non a tutti, dunque, converrebbe andare in pensione prima con la novità per le pensioni di quota 100 nel caso in cui venga approvata effettivamente entro l’anno. La quota 100 per la pensione, infatti, converrebbe per lavoratori dipendenti privati che hanno avuto carriere regolari senza interruzioni dal lavoro e per i lavoratori statali, considerando che ai fini pensionistici i 36 anni minimi di contributi necessari devono essere maturati in maniera continuativa.