Come cambieranno ancora le pensioni di reversibilità, vecchiaia, invalidità nel corso del 2023

di Marianna Quatraro pubblicato il
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Come cambieranno pensioni reversibilita vecchiaia invalidita 2023

Al via novità pensioni 2023 ma attese ancora ulteriori modifiche nel corso dell’anno per pensioni reversibilità, vecchiaia, invalidità: cosa aspettarsi

Come cambieranno le pensioni reversibilità, vecchiaia, invalidità nel corso del 2023? Cambiano le pensioni quest’anno 2023 sia per effetto della nuova rivalutazione pensionistica decisa, sia per le nuove possibilità di uscite anticipate possibili dal primo gennaio 2023 ma anche per effetto delle possibili nuove decisioni che si prenderanno nel corso dell’anno sulla questione previdenziale.

Dal prossimo 19 gennaio, infatti, riprendono gli incontri tra sindacati e governo per la definizione, finalmente si spera, di una vera e propria riforma strutturale delle pensioni che riesca a superare l’attuale riforma Fornero per agevolare le uscite di tutti, a prescindere dalle soluzioni tampone di anno in anno ormai approvate. E le novità che potrebbero arrivare nel corso del 2023 si prospettano non solo per le pensioni di vecchiaia ma anche per pensioni di reversibilità e invalidità. Vediamo quali sono. 

  • Novità pensioni di reversibilità, vecchiaia, invalidità 2023 per importi
  • Nuove leggi attese per pensioni di reversibilità e invalidità nel 2023
  • Novità già al via e ulteriori modifiche attese nel 2023 per pensioni di vecchiaia

Novità pensioni di reversibilità, vecchiaia, invalidità 2023 per importi

Il primo motivo di cambiamento per le pensioni di reversibilità, vecchiaia, invalidità 2023 è la rivalutazione pensionistica, che vale per tutte le tipologie di pensioni, e quest’anno fissata su indice, provvisorio, al 7,3%.

Gli importi cambieranno, però, in maniera differente, considerando che la rivalutazione, come previsto del resto dalle leggi in vigore, non sarà piena per tutti ma in percentuali differenti rispetto all’importo iniziale di pensione percepito. 

E diverse sono le percentuali di rivalutazione pensionistica da considerare per il ricalcolo delle pensioni 2023, riportate a sei, dalle precedenti tre, dal governo Meloni e che sono nel dettaglio le seguenti:

  • del 100% per gli assegni fino a 4 volte il minimo, pari a 2.100 euro lordi mensili;
  • dell’85% per pensioni fino a 5 volte al minimo, fino 2.626 euro lordi al mese;
  • del 53% per pensioni fino 6 volte il minimo, fino a 3.150 euro;
  • del 47% per pensioni fino a 8 volte il minimo, pari a 4.200 euro;
  • del 37% per pensioni fino a 10 volte il minimo, fino a 5.250 euro mensili;
  • del 32% per pensioni oltre le 10 volte il minimo.

Per effetto delle nuove percentuali di rivalutazione, aumentano soprattutto le pensioni di importo minore, per cui più basso è l’importo di pensione che si percepisce, più alto sarà l’aumento di quest’anno, precisando che si tratta di aumenti che non si riceveranno da questo mese di gennaio 2023, come già notato da diversi pensionati nel cedolino di gennaio, ma dai prossimi mesi, presumibilmente da marzo 2023.

Tuttavia, nel corso dell’anno 2023, la rivalutazione potrebbe ancora cambiare, considerando che l’indice al 7,3% definito è in via provvisoria, basato sull’andamento dei prezzi fino ad ottobre, per cui aggiornato a novembre e dicembre, e considerando l’andamento degli ultimi mesi del 2022 tra rialzi e forti aumenti, potrebbe essere alzato, con indice definitivo più alto, forse tra lo 0,5% e l’1%, implicando ulteriori aumenti delle pensioni, seppur irrisori, che saranno riconosciuti con conguagli nel corso dell’anno o a fine anno. 

Gli importi delle pensioni di reversibilità, invalidità e vecchiaia nel corso del 2023 potrebbero cambiare anche per effetto di una eventuale riforma Irpef sui redditi. Se, infatti, nel 2022, l’ex governo Draghi ha modificato già le aliquote Irpef portandole da cinque a quattro, quest’anno, stando a quanto annunciato, potrebbero scendere ancora a tre. 

Le quattro aliquote ora in vigore sono le seguenti:

  • del 23% per redditi fino a 15.000 euro; 
  • del 25% per redditi tra 15.000 e 28.000 euro; 
  • del 35% per redditi tra 28.000 e 50.000 euro; 
  • del 43% per redditi oltre i 50.000 euro.

Il governo Meloni sembrerebbe, però, avere intenzione di rivedere ancora tali aliquote Irpef di pagamento delle tasse sui redditi, portandole a tre e potrebbero essere al 23%, 27% e al 43%. Non c’è ancora alcuna ufficialità in merito, ma di certo una novità del genere andrebbe a influire sugli importi di pensione percepiti rispetto agli attuali.

Nel frattempo, a cambiare già gli assegni percepiti, in alcuni casi riducendoli rispetto a quanto previsto, sono le nuove addizionali locali più alte. Diversi Comuni e regioni hanno, infatti, aumentato Irpef comunale e regionale, abbassando in alcuni casi le pensioni percepite.

Nuove leggi attese per pensioni di reversibilità e invalidità nel 2023

Se gli importi delle pensioni, per un motivo o per un altro, cambieranno per tutte le tipologie di pensioni, di reversibilità, vecchiaia e invalidità, specifiche novità si attendono nel corso di quest’anno 2023 per pensioni di reversibilità e invalidità.

Partendo dalle pensioni di reversibilità, le modifiche attese nel corso del 2023 riguardano soprattutto la conversione in legge di sentenza già arrivate dalla Corte di Cassazione sul riconoscimento della pensione di reversibilità a separati e sul calcolo degli importi del trattamento ai superstiti.

Entrando più nel dettaglio, una nuova sentenza della Corte di Cassazione sul diritto a percepire la pensione di reversibilità ha stabilito che la prestazione deve spettare al coniuge separato, anche con addebito, e non solo se il coniuge è titolare di assegno alimentare a carico del coniuge deceduto. Dunque, è stato fissato il diritto ad avere la pensione di reversibilità dell’ex coniuge che deceduto anche se non percepisce alcun assegno. 

Sempre la Corte Costituzionale, con un’altra recente sentenza, sul calcolo degli importi delle pensioni di reversibilità da riconoscere ai superstiti, ha stabilito che se il superstite che ha diritto a percepire la prestazione percepisce altri redditi ma le riduzioni non possono e non devono mai superare le stesse entrate del beneficiario. Secondo la Corte, infatti, nel caso di cumulo di pensione di reversibilità con redditi aggiuntivi non si può calcolare una decurtazione superiore all’importo di tali redditi, stabilendo nuovi limiti per le riduzioni.

Passando alle pensioni di invalidità, ciò che si attende con tanta aspettativa è la definizione di aumenti effettivi e concreti di tali prestazioni con una ripresa delle discussioni sulle novità pensioni tra governo e sindacati, aumenti che siano consistenti e davvero d’aiuto agli invalidi, al di là degli aumenti già previsti dovuti alla rivalutazione annuale. 

Novità già al via e ulteriori modifiche attese nel 2023 per pensioni di vecchiaia

E c’è poi l’ampio capitolo delle pensioni di vecchiaia tra novità già al via, con le nuove uscite anticipate 2023, e modifiche attese, per una riforma strutturale della Legge Fornero sulle pensioni e modifiche ai requisiti pensionistici oggi in vigore che sono per tutti di 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi per la pensione di vecchiaia e di 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne a prescindere dal requisito anagrafico.

Le novità già al via quest’anno 2023 per le pensioni di vecchiaia riguardano, come ormai ben noto, le nuove uscite anticipate, tra proroga di opzione donna e ape sociale nonché la nuova quota 103, che ha sostituito dal primo gennaio la quota 102 per andare in pensione a 62 anni di età con 41 anni di contributi, ma si pensa ad ulteriori modifiche di cui discutere nel corso del 2023, considerando il via ai nuovi tavoli tra governo e forze sociali, per la definizione di novità che possano finalmente rivedere l’intero impianto dell’attuale riforma pensionistica.