Come e quando cambiano ancora pensioni di invalidità, vecchiaia, reversibilità nel corso di quest'anno

di Marianna Quatraro pubblicato il
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Sono diversi gli appuntamenti politici che quest’anno potrebbero avere impatto sulle pensioni e modificarle: quali sono e cosa prevedono

Come e quando cambieranno ancora le pensioni di invalidità, vecchiaia e reversibilità nel corso di quest'anno? Le modifiche per le pensioni non sono attese solo con la prossima riforma pensioni che dovrebbe arrivare, teoricamente, solo dal prossimo anno, con una vera e propria modifica strutturale della legge pensionistica attualmente in vigore, ma anche con nuovi provvedimenti già in arrivo quest’anno 2023. Vediamo quali sono e cosa prevedono. 

  • Come e quando cambiano le pensioni di invalidità, vecchiaia e reversibilità con riforma fisco
  • Come cambieranno le pensioni con nuova riforma del Lavoro

Come e quando cambiano le pensioni di invalidità, vecchiaia e reversibilità con riforma fisco

Dopo l’approvazione della riforma del fisco in consiglio dei Ministri, l’attuazione delle modifiche che incideranno sulle pensioni di reversibilità, vecchiaia e invalidità potrebbe avvenire a partire dall’estate, probabilmente da settembre, quanto meno per una prima tranche di misure, o attendere l’inizio del 2024.

In ogni caso, i tempi potrebbero essere anche più lunghi, considerando che, stando a quanto previsto dalle norme attuali, il governo ha generalmente 24 mesi di tempo per adottare i decreti legislativi di attuazione delle misure previste dal disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri per la riforma del sistema fiscale.

A cambiare le pensioni di reversibilità, vecchiaia e invalidità saranno le nuove aliquote Irpef e le nuove detrazioni su cui sta lavorando il governo. Al momento, si ipotizza che le modifiche delle aliquote Irpef per la tassazione sui redditi possano essere attuate già dalla fine di quest’anno 2023 e in maniera differente a seconda dello schema di revisione Irpef che sarà attuato.

Obiettivo del governo è quello di ridurre le aliquote Irpef portandole da quattro a tre. Le attuali quattro aliquote Irpef in vigore in base agli scaglioni di reddito sono le seguenti:

  • del 23% per redditi fino a 15.000 euro; 
  • del 25% per redditi tra 15.000 e 28.000 euro; 
  • del 35% per redditi tra 28.000 e 50.000 euro; 
  • del 43% per redditi oltre i 50.000 euro.
Una delle ipotesi di revisione Irpef prevede le seguenti aliquote:
  • del 23% per redditi da 8.500 euro e fino a 28mila euro;
  • del 35% per redditi da 28.001 euro a 50mila euro;
  • del 43% per redditi oltre i 50mila euro.
In questo caso, i maggiori vantaggi sarebbero per chi ha redditi annui tra 15mila-28mila euro, per cui si ridurrebbe nettamente l’aliquota Irpef di tassazione garantendo contestuali aumenti di redditi.

Altro schema di revisione Irpef prevede le seguenti aliquote:

  • aliquota del 23% per chi ha redditi fino a 15mila euro;
  • aliquota del 27% per chi ha redditi tra 15mila-50mila euro;
  • aliquota del 43% per chi ha redditi superiori ai 50mila euro.
Con queste nuove aliquote Irpef, coloro che con redditi annui tra 28mila euro e 50mila euro annui, cioè chi ha pensioni di reversibilità o vecchiaia tra 2.150 euro circa e 3.700 euro al mese circa, avrebbero decisi aumenti dei loro importi mensili, considerando che l’aliquota Irpef si ridurrebbe passando dal 35% al 27%. 

Sarebbero, invece, penalizzati coloro che percepiscono redditi annui sui circa 25mila euro, per cui ci potrebbe essere aumento di tasse di ben 300 euro, mentre non ci sarebbe alcuna novità per la prima fascia di redditi fino a 15mila euro e per l’ultima fascia, cioè per redditi superiori ai 50mila euro, per cui resterebbero confermate le attuali aliquote Irpef, rispettivamente, del 23% e del 43%.

Un’altra ipotesi di revisione Irpef al vaglio del governo che inciderà sulle pensioni di reversibilità, vecchiaia e invalidità prevede le seguenti nuove aliquote:

  • aliquota al 23% per redditi fino a 28.000 euro; 
  • aliquota al 33% per redditi tra 28mila e 50mila euro;
  • aliquota al 43% per redditi oltre i 50mila euro.
Infine, ultima ipotesi di modifica delle aliquote Irpef potrebbe, infine, prevedere:
  • del 23% per i redditi sotto i 15 mila euro
  • del 27% per i redditi tra 15 mila e 75 mila euro;
  • del 43% per i redditi oltre i 75 mila euro.
Anche in quest’ultimo caso, per la prima fascia di reddito fino a 15mila euro resterebbe ancora l’aliquota al 23%, ma sarebbero garantiti aumenti a chi ha redditi più alti, tra 50mila e 60-75mila euro.

Con queste tre nuove aliquote Irpef, i vantaggi maggiori sarebbero per la fascia di reddito medio-alta tra i 15 e i 30mila euro circa e si potrebbero ottenere aumenti di pensioni di circa 50-60 euro per i redditi più bassi, per arrivare fino a700-1.200 euro per redditi più altri, cioè per pensioni dai 3.800-4mila euro in su.

Con la riforma del Fisco potrebbero cambiare gli importi delle pensioni di reversibilità, vecchiaia e invalidità anche per effetto del riordino delle detrazioni. L’ attuale ipotesi di modifica prevede detrazioni differenti in percentuale in base ai redditi conseguiti e che potrebbero essere le seguenti:

  • detrazioni del 4% del reddito per lo scaglione fino a 15mila euro;
  • detrazioni del 3% del reddito per lo scaglione tra 15mila e 50mila euro;
  • detrazioni del 2% del reddito per lo scaglione tra 50mila e 100mila euro;
  • nessuna detrazione per redditi oltre i 100mila euro.
Le nuove detrazioni, a differenza delle nuove tasse, doovrebbero agevolare soprattutto coloro che percepiscono pensioni di invalidità, reversibilità e vecchiaia più basse per redditi annui entro i 15mila euro.

Come cambieranno le pensioni con nuova riforma del Lavoro

Altro appuntamento che contribuirà a cambiare le pensioni nel corso di quest’anno è quello con la riforma del lavoro. Stando a quanto riportano le ultime notizie, il nuovo Decreto Lavoro dovrebbe essere presentato per l’inizio, massimo la metà, del prossimo mese di aprile e anche in tal caso per la sua attuazione bisognerà comunque aspettare i relativi decreti attuativi che potrebbero arrivare entro due mesi dall’approvazione, quindi presumibilmente in estate. 

Le novità della riforma del lavoro che potranno incidere e cambiare le pensioni, soprattutto di vecchiaia, riguardano nuove possibilità di pensione anticipata. L’idea è, infatti, quella di ripristinare opzione donna con i vecchi requisiti, permettendo cioè alle lavoratrici dipendenti e autonome di andare in pensione prima, rispettivamente, a 58 e 59 anni di età, con 35 anni di contributi e considerando le finestre di 12 e 18 mesi per l’uscita definitiva.

Quindi si tratterebbe di eliminare i nuovi vincoli introdotti quest’anno per l’uscita delle lavoratrici relativi a presenza di figli e quanti figli, e alla categoria di appartenenza. Altra novità che potrebbe cambiare ancora le pensioni con la riforma del lavoro, e sempre inerente soprattutto alle pensioni di vecchiaia, e la possibilità di riconoscimento di contributi figurativi utili ai fini della pensione per tutte le donne con figli, per ogni figlio, al fine di valorizzare il lavoro di cura di famiglia e figli.

Nuovo decreto invalidità e novità per pensioni 

Potrebbe, infine, contribuire a cambiare ancora le pensioni quest’anno il nuovo decreto invalidità, la cui presentazione potrebbe essere tra fine aprile e inizio del mese di maggio, e che chiaramente porterebbe novità soprattutto per le pensioni di invalidità. Le misure per le persone anziane con disabilità rientrano, infatti, tra i progetti del Pnrr. 

L’attesa è per la definizione ufficiale di un nuovo piano di revisione generale delle misure a sostegno delle persone invalide che dovrebbe arrivare dopo la recente approvazione del Dll anziani, che ha già previsto misure a sostegno di persone anziane non autosufficienti, insieme al debutto del nuovo assegno unico per anziani, che si prepara ad inglobare l’attuale indennità di accompagnamento insieme ad altre misure economiche destinate agli invalidi.