Quali sono le novità pensioni già approvate e attese: ecco cosa cambia con il Milleproroghe e ulteriori modifiche possibili in arrivo
Cosa cambia per le pensioni con il Milleproroghe appena approvato e le altre 3 modifiche già sicure o probabili? E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il nuovo Decreto Milleproroghe che prevede, tra le altre misure, la proroga dell'estensione a sette anni della possibilità di andare in pensione prima con l’isopensione, concordando piani di esodo anticipato a carico dell'azienda di lavoratori a cui mancano sette anni al raggiungimento dell'età pensionabile. Vediamo quali altri modifiche per le pensioni già sicure o probabili.
L’isopensione per andare in pensione prima fino a 7 anni vale solo per determinate categorie di lavoratori dipendenti e viene riconosciuta solo dopo che azienda e relative organizzazioni sindacali raggiungono specifico accordo.
Nell’accordo tra azienda e organizzazioni sindacali deve essere riportato il numero dei lavoratori in esubero e il termine entro i quali deve concludersi il programma di esodo, dopodicchè l'accordo raggiunto deve essere presentato dall’azienda all'Inps che, a sua volta, verifica i requisiti pensionistici dei lavoratori che hanno aderito al pensionamento anticipato e gli impiegati d’azienda che devono essere almeno 15.
Una volta raggiunto l’accordo con l’azienda, l’importo calcolato di isopensione può essere versato dall’azienda al lavoratore e fino al raggiungimento dei normali requisiti richiesti per la pensione finale, cioè 67 anni di età a almeno 20 anni di contributi.
Secondo quanto previsto dalle nuove leggi in vigore, contestualmente al pagamento della somma di isopensione spettante, l’azienda paga al lavoratore che decide di uscire prima anche contributi previdenziali utili ai fini pensionistici.
All’isopensione confermata dal Milleproroghe per andare in pensione prima fino a 7 sette anni si affiancano ulteriori tre modifiche per le pensioni già sicure o possibili che sono, nel dettaglio:
Lo scorso anno il governo Draghi aveva già modificato le aliquote Irpef, portandole da cinque a quattro in base ai diversi scaglioni di reddito, ed ora sono le seguenti:
Per la prima fascia di redditi fino a 15mila euro e per l’ultima fascia, cioè per redditi superiori ai 50mila euro, non cambierebbe nulla con la riforma del fisco del marzo, considerando che l’aliquota Irpef da considerare resta al 23% nel primo caso e resta al 43% nel secondo caso.
Ci sarebbero al momento anche altre ipotesi di revisione delle aliquote Irpef nella riforma del fisco: una potrebbe essere quella di riunione delle prime due aliquote del 23% e del 25% in una sola aliquota al 20% per redditi fino a 28.000 euro, molto conveniente per chi percepisce redditi inferiori con una netta riduzione delle tasse; l’altra potrebbe essere quella di introduzione di un’aliquota unica del 27% per i redditi tra 15 mila e 75 mila euro, di un’aliquota del 23% per i redditi sotto i 15 mila euro e del 43% per i redditi oltre i 75 mila euro.
Passando alla nuova rivalutazione attesa, se l’indice di rivalutazione delle pensioni per il 2023 è stato fissato al 7,3%, è bene precisare che si tratta di un indice provvisorio, calcolato sull’andamento dei prezzi al consumo accertati dall’Istat fino ad ottobre.
L’indice di rivalutazione provvisorio di inizio anno viene di solito rivisto in base all’andamento dei prezzi degli ultimi mesi dell’anno, in tal caso di novembre e dicembre 2022 per la definizione dell'indice definitivo di rivalutazione e, considerando i forti aumenti registrati, sarà aumentato, comportando ulteriori cambiamenti per gli importi di pensioni.
Stando a quanto stabilito, il nuovo aumento per le pensioni euro sarà calcolato con nuovo indice all’8,1% ma non con conguagli a fine anno ma dal prossimo anno. L’Istat ha, infatti, già certificato i dati in base ai quali aumentano le pensioni nel 2024, perchè dovranno recuperare a conguaglio lo scarto dello 0,8% rispetto all’aumento del 7,3% applicato per la rivalutazione pensionistica di quest’anno.
Il meccanismo prevede per tutto l’anno l’applicazione alle pensioni del tasso di rivalutazione provvisorio stimato nel novembre 2022, del 7,3% e poi nel 2024 il calcolo della differenza con il tasso definitivo dell’8,1%, con una differenza quindi dello 0,8%.
Agli aumenti per gli arretrati per la rivalutazione pensionistica di quest’anno da adeguare, si dovrà aggiungere la nuova rivalutazione annua delle pensioni del 2024, che partirà dal primo gennaio, come ogni anno previsto.
Tra le modifiche probabili in arrivo per le pensioni ci sono poi le novità per i requisiti di uscita. Proseguono, infatti, le discussioni per una vera e propria riforma delle pensioni strutturale per la revisione dei requisiti pensionistici in vigore, con la possibilità, stando alle ipotesi in discussione, di abbassare l’età pensionabile per tutti, uomini e donne, da 67 anni di età a 64 anni (più probabilmente, come proposto dal governo) o a 62 anni (come proposto dai sindacati).
Si parla, inoltre, di modifiche per le pensioni con quota 41 per tutti indipendentemente dal requisito anagrafico, misure ad hoc per sostenere le pensioni dei giovani di oggi, precari e con carriere discontinue, misure specifiche per la pensione delle donne con valorizzazione del lavoro di cura di figli e famiglie e possibili modifiche anche per la previdenza complementare.