Decreto pensioni, cosa Ŕ mancato che si poteva fare concretamente da subito. La delusione di molti

di Marianna Quatraro pubblicato il
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Atteso voto finale in Senato per il decreto pensioni 2019: le misure approvate e quelle mancanti che si sarebbero potute fare

La Camera ha dato il via libera alla fiducia al governo sul decreto pensioni con quota 100, opzione donna prorogata e ape social al 2019, pensione anticipata con blocco delle aspettative di vita e requisiti fermi a 42 anni e dieci mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi di contributi per le donne, e le misure di pensione e reddito di cittadinanza. Oggi giovedì 21 Marzo si attende un ultimo voto finale in Aula di Montecitorio e il testo passerà poi nuovamente in Senato per il voto definitivo. In Aula a Palazzo Madama non saranno presentati nuovi emendamenti e sarà posta la fiducia. Una volta ottenuto il voto in Senato, il decreto pensioni sarà ufficialmente convertito in legge e sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Decreto pensioni: misure contenute e primi passi verso novità

Le misure contenute nel decreto pensioni 2019, da quota 100 a proroga opzione donna e ape social per il 2019, blocco delle aspettative di vita per pensioni anticipate, rappresentano il primo passo verso novità per le pensioni, certamente un inizio positivo che dimostra l’impegno del governo di voler effettivamente cambiare qualcosa e l’introduzione di nuove misure come la novità di quota 100 o la proroga ancora dell’opzione donna. Tuttavia,  si sarebbe potuto fare molto di più concretamente anche senza tante disponibilità di risorse economiche andando incontro alle tante aspettative che hanno provocato la delusione di molti, anche per le promesse che erano state fatte più volte dall'attuale Governo.

Decreto pensioni: cosa si poteva fare che è mancato

Nonostante i primi passi verso la revisione dell’attuale riforma pensioni con le novità introdotte dal decreto pensioni, secondo le ultime notizie sono diverse le misure che mancate ma che si potevano fare subito concretamente pur non avendo tanti soldi a disposizione.

Per la novità di quota 100, si potevano almeno definire degli scivoli e delle facilitazioni per disoccupati, precari e usuranti, avviando in questo modo una sorta di quota 41, che pur promessa non è stata trasformata in realtà.

La quota 41 per tutti, infatti, senza alcun paletto e senza alcuna condizione, più volte promessa e rientrante tra i primi interventi promessi dal governo in campagna elettorale per le pensioni, non è stata approvata e più volte in questi ultimi giorni  il governo ha ribadito che si tratta di una misura comunque prioritaria che sarà attuata non appena saranno disponibili tutte le risorse economiche necessarie.

Si poteva, tuttavia, almeno avviare un inizio della quota 41 come anche cancellare le finestre di tre mesi per le pensioni anticipate, misura anch’essa che il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, ha assicurato che si farà comunque. Stesso discorso per gli sconti e i bonus per l’uscita con la quota 100 e le altre forme pensionistiche per le donne.

Era stato, infatti, proposto uno sconto di quattro mesi per le donne per ogni figlio e per chi cura disabili e familiari malati o anziani, ma non è stato fatto. Nulla, nemmeno scivoli e agevolazioni, per i 6mila esodati esclusi dalle precedenti salvaguardie.
Tra le altre misure che si sarebbero potute fare vi sono:

  1. proroga opzione donna anche per le nate nel 1961, misura che non sarebbe costata tanto e, allo stesso tempo, avrebbe assicurato risparmi allo Stato considerando il taglio dell’assegno finale fino al 30%;
  2. estensione della pace contributiva e del riscatto agevolato della laurea che come sono attualmente saranno difficili da attuare per i cittadini interessanti e sono comunque limitanti
  3. aumenti più importanti per le pensioni invalidità e disabili al posto dei 50 euro stabiliti per cui sono comunque stati fissati paletti e condizioni tali per cui tale aumento non varrà per tutti ma dipenderà dai requisiti, senza considerare poi che tra le promesse fatte in campagna elettorale vi era un aumento per tutti gli invalidi e i disabili di 280 euro.

Oltre quota 41, tre grandi delusioni

Oltre quota 41, vi sono state appunto tre grandi delusioni che poteva sicuramente non esserci o non dovevano esserci rispetto alle promesse fatte. La prima certamente riguarda gli esodati, le persone che sono rimaste senza lavoro e senza pensione, e che aspettano ancora una salvaguardia. Sono 6mila persone circa, per cui non si è fatto nulla, n una salvaguardia, nè un sistema, con quota 100 o similari che poteva consentire l'uscita. 

La seconda grave questione sono le pensioni di invalidità e disabili per cui era stato promesso inizialmente un aumento di 280 euro e, poi, successivamente un aumentoe un miglioramento con la pensione di cittadinanza. Ora nemmeno con gli emendamenti si è riusciti a fare davvero tutto questo per almeno due motivi. L'aumento di 50 euro è irrisorio e sarà dato solo a pochissime persone, rimanendo paletti, pur modificati, ancora molto forti.

La terza delusione riguarda l'opzione donna. Nonostante le promesse per l'anno prossimo si poteva ampliare alle donne nate nel 1961, ma anche renderla strutturale o almeno per tre anni. I costi per l'opzione donna sono tra i più bassi in assoluto e il taglio dell'assegno anchfino al 30% permette risparmi importanti. Non è stato fatto nulla di tutto questo ed era uan cosa che si poteva fare senza grandi spese.

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