Finestre pensioni, due ingiustizie per tutti non solo per quota 100

di Marianna Quatraro pubblicato il
Finestre pensioni, due ingiustizie per t

Finestre pensioni due ingiustizie tutti quota 100

La grande ingiustizia delle finestre mobili per andare in pensione: cosa prevedono, cambiamenti auspicati e novitÓ effettive in vista

L’esistenza delle finestre mobili per andare in pensione, dovendo attendere il periodo di tempo stabilito per ogni forma pensionistica tra maturazione dei requisiti pensionistici e decorrenza ufficiale della pensione, ha creato, e continua a creare, profonde ingiustizie.

Ad oggi le ingiustizie che si profilano per le finestre mbili sono essenzialmente due: la prima è quella dell’esistenza delle pensioni in sé, che sono da sempre un’ingiustizia oltre che un clamoroso paradossi; la seconda è che, ancora una volta, invece di stanziare soldi per la rimodulazione delle finestre e capitolo pensioni, le risorse economiche vengono investite in altro.

Finestre pensioni, la prima grande ingiustizia per tutti

La prima grande ingiustizia creata dalle finestre mobili per andare in pensione, come accennato, è proprio la loro esistenza. Le finestre mobili sono quel periodo di tempo che deve trascorrere tra la maturazione dei requisiti richiesti per andare in pensione e la decorrenza effettiva della pensione stessa. Le finestre esistono per ogni forma di uscita ad eccezione della pensione di vecchiaia, per cui sono richiesti 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi-

Dopodichè le finestre esistono per:

  • pensione anticipata a 42 anni di età e 10 mesi di contributi per le donne e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, a prescindere dal requisito anagrafico, ed è di tre mesi;
  • quota 100, per andare in pensione a 62 anni di età e con 38 anni di contributi, per cui attualmente le finestre sono di tre mesi per i lavoratori privati e di sei mesi per i lavoratori pubblici, e suscettibili di cambiamenti con la prossima Legge di Bilancio 2019;
  • opzione donna, per cui le finestre sono di 18 mesi per le lavoratrici autonome e di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti statali e private.

Le finestre mobili per la pensione, però, sono mal digerite da chi deve andare in pensione, e da tutti non solo dai precoci, perché rappresentano un paradosso perché considerando che pur raggiungendo la pensione bisogna comunque continuare a lavorare per tutto il tempo delle finestre.

Finestre pensioni 2020, dovevano essere eliminate

Una delle piccole correzioni che si poteva far subito, e che è stata proposta da alcuni politici e anche sindcalisti, era l'eliminazione delle finestre almeno per la pensione anticipata a 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne) anche se si sperava anche in una riduzione delle finestre per opzione donna prorogata anche per il prossimo anno, considerando la forte volontà espressa da tutti di aiutare le donne con misure ad hoc per il raggiungimento della pensione finale, e per quota 100. Ma nulla in merito è stato fatto.

La seconda ingiustizia per tutti, novità pensioni in Legge di Bilancio 2020 per quota 100, opzione donna proroga e precoci

La seconda grande ingiustizia riguardante le finestre mobili per le pensioni emerge dalla nuova Legge di Bilancio: le finestre, infatti, restano esattamente quelle attualmente in vigore, non saranno ritoccate al ribasso o con miglioramenti, ma anzi, paradossalmente, per quota 100 si alzeranno anche a 6 mesi per i lavoratori pubblici e 9 mesi per gli statali.

E se fino a qualche tempo fa si pensava, e sperava, che le risorse risparmiate di un miliardo di euro potessero essere impiegate per la rivalutazione delle pensioni e le quattordicesime ai pensionati, stando alle ultime notizie, i tecnici pensano ora di investire i soldi risparmiati non per le pensioni unicamente ma per altre misure a partire dal taglio del cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti con contestuale aumenti degli stipendi, oltre che per proroga di un anno di opzione donna e Ape social.

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