Governo Conte, stop Ape Social, Opzione Donna ripristino e Quota 100 nel 2019

Una serie di interventi e misure sul tema della pensioni, cerchiamo di capire quali dovrebbero essere i primi provvedimenti del Governo Conte in tema di pensioni

Governo Conte, stop Ape Social, Opzione

Governo Conte, ripristino Opzione Donna, stop all’Ape Social. Quota 100 nel 2019?


Giuseppe Conte, dopo la nomina a Premier, sta proseguendo con le consultazioni per decidere il nuovo Governo e Ministri per risucire e giurare nel weekend e poi avere il foto di Fidducia di Camera e Senato, ovevrod elle due Camere del Parlamento, per la prossima settimana.

Tra le varie iniziative che dovrebbe dar seguito Conte, vi sono sicuramente quelle delle misure in tema di pensione coem riporta il Sole24Ore.

Non subito però, ci dovrebbe, essere quota 100 ( somma età angrafica e contributiva con un minimo di 64 anni) e quota 41,5 senza nessun vincolo anagrafico, ma solo nel 2019 con la legge di bilancio.

Non si capisce, invece se durerà l'Ape Social ancora nel 2018 oppure se ci sarà lo stop subito o, onvec,e continuerà fino alla prossima legge di bilancio, così per i lavori gravosi e le realtive misure. E, poi, Opzione Donna dovrebbe essere ripristinata

Occorre evitare i cambiamenti negativi del 2019

Il prossimo è un anno cruciale per le pensioni perché cambiano i requisiti per accedere al trattamento previdenziale e non a caso con un certo anticipo rispetto all'entrata in vigore delle nuove regole, l'Inps ha elaborato e diffuso una circolare esplicativa contenente tutte le novità. Il principale aspetto di cui tenere conto è l'adeguamento delle aspettative di vita che si traduce in 5 mesi di ritardo per tagliare il traguardo della pensione sia per quelle di vecchiaia e sia per quelle anticipate. Messo alle spalle questo step, gli adeguamenti scatteranno ogni biennio e l'allungamento non potrà essere maggiore di 3 mesi. E allora, cosa cambia nei dettagli per la pensione di vecchiaia, la pensione anticipata e la totalizzazione, altro aspetto da sempre oggetto di aggiustamenti e modifiche?

Tenendo conto che da quest'anno uomini e donne hanno visto l'equiparazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia e si assiste all'innalzamento a 66 anni e 7 mesi (rispetto ai 66 anni e 1 mese iniziali e dunque come gli uomini) dell'età per le lavoratrici dipendenti e autonome del settore privato, dal 2019 scatta la mini rivoluzione. L'aumento di 5 mesi è per tutti per via dell'adeguamento delle aspettative di vita secondo quanto stabilito dall'Istat. Più nel dettaglio, uomini e donne devono aver compiuto 67 anni e maturato 20 anni di contributi. Le novità coinvolgono anche i lavoratori più giovani, quelli cioè che si vedono l'assegno calcolato tutto con il meno vantaggioso sistema contributivo ovvero calcolato sulla base dei reali contributi versati. Per tutti loro l'assegno di pensione deve essere maggiore di 1,5 volte rispetto a quello dell'assegno sociale, pari a 453 euro.

E se i contributi non sono sufficienti per accedere al trattamento previdenziale? In quel caso scattano i requisiti della vecchiaia contributiva ovvero il compimento di 71 anni di età sia per uomini e sia per donne. Anche in questo caso siamo di fronte a un ritocco verso l'alto. E tanto per dirla tutta, ecco il rialzo dell'età anagrafica necessaria per la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità a 61 anni per gli uomini e a 56 anni per le donne.

Militari il pensione 5 mesi dopo

Entrando allora nei dettagli, da 2019 il personale appartenente a Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri, Polizia di Stato, Polizia penitenziaria, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco dovrà aspettare 5 mesi in più prima di accedere al trattamento previdenziale rispetto a quanto è adesso previsto. Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia, il trattamento può essere bloccato al raggiungimento dell'età massima per la permanenza in servizio prescritta dai vari ordinamenti variabile in funzione della qualifica e del grado, ma aumentata di un anno insieme al requisito contributivo (20 anni) previsto per la generalità dei lavoratori.

Sul fronte pensione di anzianità, si può accedere al trattamento anticipato con 41 anni di contributi senza tenere conto dell'età anagrafica o con 35 anni di contributi e 58 anni o al raggiungimento della massima anzianità contributiva corrispondente all'aliquota dell'80%.

Pensione anticipata: cosa cambia

Anche su questo versante i ritocchi sono verso l'alto e riguardano i contributi da versare all'istituto di previdenza perché non sono applicati i requisiti anagrafici. Più specificatamente agli uomini serviranno dal 2019 43 anni e 3 mesi di contributi, alle donne 42 anni e 3 mesi. Confrontando con la situazione attuale, viene fuori che l'aumento è di 5 mesi. L'eccezione è rappresentata dai lavoratori precoci, ai quali sono dal prossimo anno richiesti 41 anni e 5 mesi di contributi. Sullo stretto versante degli aspiranti pensionati che hanno l'assegno tutto contributivo, il requisito anagrafico richiesto salirà a 64 anni rispetto ai 63 anni e 7 mesi d'età attuali, a cui aggiungere 20 anni di contributi regolarmente versati. Infine, l'assegno per la pensione anticipata contributiva non deve essere più basso di 1.268 euro ovvero 2,8 volte l'assegno sociale.