Il sistema pensionistico Ŕ sostenibile? E si pu˛ migliorare? Ecco la veritÓ da ultimi dati

di Marianna Quatraro pubblicato il
Il sistema pensionistico Ŕ sostenibile?

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Il sistema pensionistico italiano e sostenibile e aumentano coloro che versano i contributi: ultimi dati su tenuta sistema e previsioni novitÓ pensioni

Il sistema pensionistico italiano è sostenibile? Il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali ha fornito alcune indicazioni sulla situazione del sistema pensionistico italiano definendo alcune previsioni per il medio-lungo periodo, in attesa della presentazione del Settimo Rapporto su ‘Il Bilancio del Sistema Previdenziale italiano. Andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza per l’anno 2018’, che analizza i dati economici e demografici dal 1997 al 2018.

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Stando ai dati emersi dall’analisi del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, il sistema pensionistico italiano sarebbe piuttosto sostenibile nel medio-lungo termine e potrebbe migliorare ancor di più se si procedesse effettivamente alla concreta separazione tra assistenza e previdenza, considerando che, stando alle ultime notizie, la spesa assistenziale peserebbe sui conti del sistema pensionistico molto più della spesa previdenziale in sé.

In particolare, dai dati del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali è emerso che il rapporto attivi-pensionati nel 2018 si è attestato a 1,4505, segnando il miglior risultato da circa 20 anni. Il presidente del Centro Studi, Alberto Brambilla, ha sottolineato come nel 2018 il numero dei pensionati sia stato il più basso degli ultimi 22 anni, attestandosi sui 16.004.503, risultato delle riforme degli ultimi 27 anni che stanno producendo effetti positivi sul sistema pensionistico, mentre il numero dei lavoratori attivi regolari che pagano i contributi e le imposte nello stesso anno è risultato di 23.214.949, il più alto in assoluto.

Dai dati appena riportati emerge chiaramente come:

  • il sistema pensionistico italiano sia effettivamente sostenibile e in grado di tenere;
  • sia stato segnato un record storico con l’occupazione ai massimi e i pensionati ai minimi;
  • il rapporto tra occupati e pensionati che è fondamentale per la tenuta del sistema pensionistico abbia raggiunto il miglior risultato di sempre attestandosi a 1,4505 nel 2018, contro l’1,435 del 2017 e il 1,417 nel 2016;
  • il numero dei pensionati previdenziali che versano i contributi sia aumentato passando da 1,4505 a 1,94.

Sistema pensionistico sostenibile e novità pensioni anticipate

Proprio alla luce dei dati emersi dall’analisi del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, si potrebbe concludere che l’approvazione di novità pensioni anticipate con nuove forme pensionistiche per anticipare il momento dell’uscita di tanti lavoratori rispetto agli attuali requisiti richiesti per la pensione di vecchiaia (67 anni di età e almeno 20 anni di contributi) sarebbe davvero possibile grazie alla sostenibilità del nostro sistema previdenziale.

Tuttavia, nell’ambito di novità pensioni bisognerebbe comunque pensare alle priorità. Lo stesso Brambilla ritiene che la nuova formula di quota 102, per andare in pensione a 64 anni di età con 38 anni di contributi, formula di novità pensioni avanzata dal governo Conte, potrebbe essere positiva ma con calcolo della pensione finale con sistema contributivo, novità cui potrebbero affiancarsi, stando alle proposte di Brambilla:

  • misure ad hoc per lavoratori gravosi.  
  • misure ad hoc per precoci
  • misure ad hoc per le donne
  • abolizione dell’ape social, che in tanti chiedono invece di rendere strutturale;
  • istituzione di una pensione di garanzia per i giovani;

Le ultime notizie confermano, infatti, come l’Fmi appoggi una riforma delle pensioni in Italia, ritenendo che la fine della quota 100 per andare in pensione a 62 anni di età e con 38 anni di contributi sia una buona notizia per i conti pubblici perché ha fatto aumentare la spesa pensionistica.

Anche per l’Fmi (Fondo Monterario Internazionale) soluzioni pensionistiche di flessibilità in uscita, come quelli già ipotizzate dal governo, di pensione a 62-64 anni di età, ma solo se con penalizzazioni per chi decide di andare in pensione prima. Il ricalcolo contributivo delle pensioni rischierebbe, però, di portare ad assegni molto bassi, cosa che chiaramente non sarebbe accettabile.

La soluzione potrebbe essere quella di definire eventuali penalità per chi decide di andare in pensione prima solo di alcuni punti percentuali, in modo da produrre sì assegni più bassi ma non troppo. Se, infatti, la penalizzazione fosse solo il ricalcolo contributivo dell’assegno finale, secondo alcune stime, si potrebbero avere riduzioni delle pensioni del 20-30% fino anche al 40% e in tal caso eventuali novità pensioni di uscita prima sarebbero solo negative e non produrrebbero alcun miglioramento,

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