Napoli, per curare tumore va in pensione, ma Tfr è bloccato. E verità su decisioni pensioni esecutivo

Ancora casi di ingiustizie e diritti non riconosciuti ai lavoratori: le ultime notizie da Napoli e altri casi significativi del passato

Napoli, per curare tumore va in pensione

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Una storia assurda, scoperta da un residente di Napoli che per currare un tumore va in pensione prima, e scopre che il Tfr gli è stato bloccato. E non mancano anltre storie simili.

Decide di andare in pensione prima dopo aver scoperto di avere un tumore ma al momento della richiesta del suo Tfr scopre che lo stesso Tfr gli è stato bloccato. La storia arriva da Napoli.

In pensione prima ma Tfr bloccato

Protagonista della vicenda è Ciro Marra, ex dipendente dell'Eav, l'holding dei Trasporti della Campania, che è andato in pensione prima dopo aver scoperto di avere un tumore allo stomaco e curarlo. Ma una volta richiesta il suo Trattamento di Fine rapporto all’azienda ha scoperto che l’Agenzia di Riscossione, ex Equitalia, lo aveva bloccato insieme a tutti gli altri bonus dovuti. Caduto nella grande disperazione, Ciro ha ora minacciato di uccidersi dandosi fuoco. Ma le brutte notizie non finiscono qui: stando a quanto spiegato dal suo avvocato, Angelo Pisani, senza la notifica di un pignoramento, è anche impossibile difenderlo, perché nel momento in cui ha deciso di andare in pensione anticipata per operarsi allo stomaco a causa del tumore, sul tfr e sul bonus pensionistico c'era un blocco. Per Eav, il signor Marra non ha diritto al suo tfr, bloccato a causa di presunte cartelle esattoriali non pagate. La vicenda è delle più drammatiche che si siano sentite in quest’ultimo periodo, ma non la sola che attesta le tante ingiustizie del nostro sistema spesso a danno delle persone malate.

Altre storie di diritti violati

Non aver comunicato in anticipo al signor Marra la decisione di blocco del Tfr e del relativo bonus pensionistico rappresenta un diritto violato da parte dell’azienda nei confronti del lavoratore. Si tratta, infatti, di una informazione che avrebbe dovuto esser resa nota al momento della domanda di pensionamento anticipato, in modo da dare al signor Marra tempo e possibilità di eventuali altre organizzazioni per riuscire a sostenere economicamente famiglia e trattamenti per la cura della sua malattia. Ma questo è solo uno degli ultimi casi che definiscono un Paese ancora in forte difficoltà e spesso incurante di tutelare i lavoratori stessi.

E’ dello scorso anno la notizia, per esempio, di un infermiere di Ancona, 60enne con 42 anni di anzianità contributiva, che sarebbe stato sanzionato per non essersi presentato al lavoro la mattina dopo il turno di reperibilità notturna. La sua assenza è stata motivata con una impegno fisico notturno che non gli avrebbe consentito di tornare a lavoro solo qualche ora dopo la fine del turno notturno e di svolgere in maniera efficiente la propria attività. E’ stato comunque punito, nonostante da sempre si ripeta che il riposo è un diritto irrinunciabile. Indimenticabile anche la vicenda, sempre dello scorso anno, di un lavoratore rimasto invalido sul posto di lavoro ma che, a distanza di 10 anni, non ha ancora mai ricevuto dall’Inps l’invalidità spettante e per cui ancora oggi la figlia combatte.

E come dimenticare la lettera lasciata dal ragazzo 30enne suicida perché precario senza prospettive di un lavoro stabile, diritto di ogni persona che viva in un Paese civile? Nella sua lettera, Miche (nome di fantasia) spiegava che la sua è la generazione che ‘si vendica di un furto, il furto della felicità. Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, è un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive…Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l'altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata’.

Situazione attuale decisioni esecutivo tra conferme e smentite

Possibile via libera a novità per le pensioni di quota 100 con base di uscita a 64 anni di età e 36 anni di contributi, che come ribadito solo qualche giorno fa dal leader della Lega, Matteo Salvini, sarebbe da approvare subito; via libera alla novità per le pensioni di quota 41 a partire da gennaio 2019 per permettere a tutti i lavoratori cosiddetti precoci di andare in pensione solo con 41 anni di contributi e indipendentemente dall’età anagrafica; possibile ulteriore proroga dell’opzione donna per permettere ancora alle lavoratrici, sia statali che private e autonome, di anticipare, e di molto, il momento dell’uscita dal lavoro a condizione di accettare, però, forti penalizzazioni sull’assegno finale; ma anche tagli alle pensioni d’oro e stop alla novità per le pensioni di uscita prima con l’Ape approvata dal precedente governo Renzi.

Sono queste le novità per le pensioni che sarebbero al vaglio del nuovo governo, per cui, secondo le stime, servirebbero circa 5 miliardi di euro all’anno. Le stesse novità per le pensioni, però, comporterebbero delle penalità: stando alle ultime notizie, infatti, non solo con l’opzione donna la pensione finale verrebbe tagliata ma, secondo le stime, con la quota 100 si avrebbero assegni ridotti fino all’8% rispetto a quanto si percepirebbe andando in pensione con le attuali norme pensionistiche, mentre con la quota 41 le riduzioni arriverebbero anche fino al 10%.  

Si tratta di un piano di revisione totale delle attuali norme pensionistiche che, però, non sembra avere l’approvazione del ministro dell’Economia Tria, secondo cui, è vero che la legge Fornero sulle pensioni ha bisogno di miglioramenti, ma non di stravolgimenti totali del suo impianto. Sono, dunque, ancora tanti i dubbi da chiarire, anche e soprattutto sui tempi, perché nonostante si parli di attuazione subito delle appena riportate novità per le pensioni, in realtà non vi è alcuna certezza che ciò avvenga, per cui ancora non si sa se effettivamente arriveranno subito o meno. Salvini sembra spingere per fare qualcosa subito, ma c'è divisione nell'esecutivo e nel documentoe conomicio di programazione che stabilisce il prossimo iter economico al momento non c'è traccia di nessuna novità per le pensioni