Novità pensioni, è scontro sui conti. E non è un bel segno per quota 100, opzione donna, quota 41

di Marianna Quatraro pubblicato il

Nuovo report da Ragioneria di Stato su costo quota 100: risposte da Mef e Inps. E’ scontro e previsioni possibili novità pensioni

Novità pensioni, è scontro sui conti. E

Novita pensioni scontro conti non bel segnale

Ballano ancora le posizioni sulla novità pensioni di quota 100 e non solo: mentre, infatti, da una parte, sembra ci sia un accordo tra Pd-M5S per mantenere la quota 100 e alcuni esponenti del M5S parlino anche di possibilità di miglioramenti della stessa quota 100 per alcune categorie di persone come disoccupati, usuranti e precoci, dall'altra, vi sono una serie di ultime notizie e ultimissime per le pensioni che fanno pensare che qualcuno stia remando contro un tale accordo mostrando dei dati che sembrano oggettivamente abbastanza sorprendenti, anche per gli addetti ai lavori.

Si tratta di numeri che, se reali e confermati, metterebbero tutto in discussione, non solo quota 100, ma anche il blocco delle aspettative di vita, e non sarebbero un bel segnale neppure per quota 41 per tutti. Diversa, invece, la situazione per opzione donna: è difficile, infatti, che cambino opzione donna, considerando i costi che tutti riconoscono come minimi per lo Stato, e che anzi, permette anche grandi risparmi nel medio-lungo termine.

I numeri della Ragioneria di Stato preoccupanti per quota 100

A preoccupare in fatto di conti le ultime notizie dalla Ragioneria di Stato che, stando alle ultime notizie, nel suo ultimo report avrebbe stimato per la quota 100 avrebbe una spesa complessiva di 63 miliardi di euro fino al 2036, con quasi 9 miliardi di euro di costi solo nei prossimi due anni, una spesa pensionistica che rispetto al Pil salirà di nuovo al 15,9%, massimo livello raggiunto nel 2013.

Per il Ministero dell’Economia, la spesa prevista dalla Ragioneria di Stato risulta assolutamente sovrastimata. Sembra una sorta di braccio di ferro che, però, non rappresenta un segnale positivo per le pensioni, soprattutto considerando le speranze e gli auspici di tanti sul rimettere mano alla riforma Fornero per agevolare l’accesso alla pensione e la flessibilità per tutti.

Ma sono numeri non veri come spiega Pasquale Tridico Presidente INPS

Insieme al Mef, anche il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, si è detto sorpreso dagli ultimi dati resi noti della Ragioneria generale dello Stato sui costi della quota 100 per la pensione, soprattutto alla luce del fatto che le domande per andare in pensione con quota 100 sono state finora inferiori del 30% rispetto alle aspettative, implicando una minore spesa rispetto a quella preventivata e garantendo, dunque, alcuni risparmi.

Secondo Tridico, infatti, 63 miliardi di spesa fino al 2036 sono decisamente troppi, soprattutto considerando che quota 100 ha un costo di 3,9 miliardi il primo anno, 8 il secondo e 8 l'altro, meno di 20 miliardi per tutto il triennio. Il conto è errato in quanto si somma, il normale costo dei pensionamenti per i prossimi anni, già previsto, con quello di quota 100. Ma i due conti non si possono sommare evidentemente, in quanto chi esce con quota 100 non uscirà con i "normali" pensionamenti previsti.

Lo stesso presidente dell’Inps ha rassicurato, comunque, spiegando che presto usciranno dati ufficiali rivisti dal proprio ufficio. E tra l'altro ha sottolineato come i costi per l'anno prossimo potrebbero essere anche di soli 4 miliardi, la metà di quanto previsto, così come nel 2021, con un risparmio reale, senza toccare nulla di ben 8 miliardi, a cui si aggiungono i circa miliardi già di quest'anno.
 

Ulteriori preoccupazioni per il blocco aspettative di vita

Ma le preoccupazioni non si esauriscono con la quota 100. Stando alle ultime notizie, infatti, da parte della Ragioneria di Stato vi sarebbero ulteriori preoccupazioni anche per il blocco delle aspettativa di vita per la pensione anticipata.

Il governo Lega-M5s ha deciso, infatti, di bloccare l’adeguamento della pensione alle aspettative di vita per la pensione anticipata per cui fino al 2026 i requisiti per la pensione anticipata restano di 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, indipendentemente dal requisito anagrafico e considerando per tutti una finestra mobile di tre mesi.

Secondo la Ragioneria di Stato, il blocco delle aspettative di vita è stato un provvedimento errato perché l’aumento dei requisiti per la pensione stabilito dalla riforma Fornero risponde a precise esigenze di far quadrare i conti ed equilibrio finanziario per garantire la sostenibilità economica che così rischia di venir meno, considerando anche la contestuale necessità di garantire le prestazioni pensionistiche a tutti.

Inoltre, l’aumento dei requisiti per andare in pensione per adeguamento alle aspettative di vita rappresenta uno dei criteri di valutazione dei sistemi pensionistici soprattutto per Paesi come l’Italia che hanno un alto debito pubblico

Ma anche questi numeri non paiono reali come spiga Ghiselli

Anche i sindacati contestano i numeri resi noti dalla Ragioneria di Stato: secondo il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli, le previsioni della Ragioneria sono certamente sovrastimate e in ogni caso non cambiano la situazione complessiva per cui, per motivi demografici, nei prossimi anni assisteremo ad un aumento della spesa.

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