Opzione donna 2019 oggi martedý novitÓ domande INPS rallentate. Ecco possibili motivi

di Marianna Quatraro pubblicato il
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Possibili rallentamenti per le domande presentate per andare in pensione con opzione donna 2019: motivi e cosa prevede

L’attesa per andare in pensione per molti sembrerebbe non dover essere più poi così lunga: i requisiti previsti per andare in pensione di vecchiaia richiedono, infatti, il raggiungimento di 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi. Ma le ultime novità pensioni approvate con il nuovo decretone che attende, si spera a breve, di essere convertito ufficialmente in legge, permettono ad alcune persone, che abbiano i requisiti richiesti, di andare in pensione prima, dalla quota 100 all’opzione donna ancora prorogata per il 2019. Tuttavia, stando alle ultime notizie, chi ha già presentato la domanda di pensione con opzione donna potrebbe dover continuare a lavorare.

Opzione donna 2019: possibili rallentamenti delle domande

Secondo quanto riportano le ultime notizie, infatti, le domande di pensione presentate per opzione donna 2019 potrebbero subire rallentamenti, da uno a tre mesi, a causa di diversi motivi, a partire dalla gran mole di lavoro per l’Inps, al blocco delle assunzioni nel pubblico impiego che bloccherebbe il turn over tra prepensionamenti e nuove assunzioni, alla mancanza della nomina ufficiale del nuovo presidente dell’Inps, la cui firma, legalmente, è fondamentale perché documenti e atti vedano avanti e vengano formalizzati.  E se sospensioni e rallentamenti diventassero reali, il rischio è che le lavoratrici della P.A. continuino ancora a lavorare per qualche mese pur avendo maturato i requisiti per l’uscita almeno a quando l’Inps non sarà abbastanza organizzato per riuscire a smaltire il lavoro.

D’altro canto, si attendono anche novità dal governo per quanto riguarda il decreto di nomina ufficiale del nuovo presidente Inps, fermo per ora al Ministero dell’Economia, e novità per quanto riguarda lo sblocco delle assunzioni, al momento fissato per il 2020 ma che, stando alle ultime notizie, dovrebbe essere anticipato, altrimenti le migliaia di prepensionamenti non servirebbero a nulla, da un punto di vista lavorativo, considerando che non porterebbero al turn over sperato.

Emblematico il caso delle 18mila domande di pensione presentate da lavoratori Ata e docenti della scuola che, stando alle ultime notizie, rischiano di non essere approvate a causa della mancanza della storia contributiva completa di tutti perché l’Inps, al momento della fusione con l’Inpdap, ha ricevuto solo parzialmente i dati. Prima, dunque, di analizzare e accogliere le domande di pensione fatte, l’Inps dovrà prima recuperare tutti i dati necessari da scuole e provveditorati e questo sistema potrebbe ritardare, e anche di molto, le pensioni effettive dei lavoratori della scuola.

Opzione donna 2019: cosa prevede

Ancora per il 2019, stando a quanto al momento approvato, l’opzione donna permette alle lavoratrici dipendenti nate nel 1960 e alle lavoratrici autonome nate nel 1959 di andare in pensione prima con 35 anni di contributi maturati entro il 31 dicembre 2018 ma sempre a condizione di calcolare la propria pensione finale esclusivamente con sistema contributivo, accettando di percepire, di conseguenza, una pensione finale decisamente ridotta rispetto a quella che si percepirebbe andando in pensione di vecchiaia a 67 anni. Tuttavia, per l’ufficialità della misura di attende il voto di conversione in legge del decretone alla Camera anche perché proprio per l’opzione donna sarebbero in ballo emendamenti per una sua estensione ancora fino al 2021.