Pensionamenti 2019: cambiamenti e novità per pensione di vecchiaia, quota 41, ape, pensione anticipata e assegno sociale

La convenienza di andare in pensione quest’anno e cosa cambierà il prossimo con e senza novità per le pensioni da nuovo governo

Pensionamenti 2019: cambiamenti e novità

pensioni uscita 2018 2019 vantaggi novità


La tanto auspicata nuova riforma delle pensioni che i nuovo governo vorrebbe attuare subito, stando a quanto annunciato dal leader della Lega, Matteo Salvini, sarà davvero così conveniente con le novità per le pensioni di quota 100 e quota 41? Se, infatti, questi sistemi permetteranno di anticipare il momento dell’uscita dal lavoro di qualche anno rispetto al requisito attualmente richiesto dei 66 anni e sette mesi, da un lato, dall’altro, potrebbero portare assegni decisamente meno convenienti. Ma chi fosse indeciso sul tempo di uscita dal lavoro come potrebbe decidere?

Pensioni nel 2018 o nel 2019: quando conviene

E’ opportuno innanzitutto fare delle considerazioni di carattere tecnico: quest’anno per andare in pensione bisogna raggiungere ancora i 66 anni e sette mesi di età, requisito che dal primo gennaio 2019 salirà a 67 anni. All’aumentare dell’età pensionabile, però, corrisponderà, stando alle ultime notizie, una riduzione dell’assegno finale a causa dei nuovi coefficienti di trasformazione delle pensioni approvati solo qualche settimana fa dal Ministero del Lavoro. Si percepiranno, infatti, assegni inferiori di circa l’1,5%. Andando, invece, quest’anno in pensione valgono i precedenti coefficienti che permettono ancora di avere assegni più cospicui.

Sarebbe, dunque, meglio andare in pensione nel 2018: secondo alcuni pratici esempi, chi andrà in pensione a 67 anni, il 2 gennaio 2019, riceverà una pensione annua lorda di 13.411 euro, ben 268 euro in meno di un lavoratore che, a parità di montante contributivo e di età anagrafica, andrà in pensione il 31 dicembre 2018. Chi, invece, andrà in pensione a 70 anni il prossimo anno riceverà ben 340 euro annui in meno.

Pensione 2019 quota 100 e quota 41: convenienza

Anche con l’approvazione della novità per le pensioni di quota 100, gli assegni pensionistici dovrebbero essere inferiori di ben 200 euro. La novità per le pensioni di quota 100 prevede l’uscita dal lavoro con 64 anni di età e 36 anni di contributi. Per esempio, un 30enne che andrà in pensione con l’attuale riforma pensioni, prenderà un assegno di 1.305 euro, 1.205 nel caso delle donne, mentre con quota 100 l’assegno sarebbe da 1.112 euro; per un 40enne quarantenne in pensione con le attuali norme pensionistiche l’assegno darebbe di 1.308 euro, mentre con la quota 100 scenderebbe a 1.255 euro.

Stesso discorso varrebbe per la novità per le pensioni di quota 41, per i lavoratori precoci, coloro che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni, a 14-15 anni, senza alcun requisito anagrafico obbligatorio da raggiungere. Anche con la quota 41 si correrebbe il rischio di percepire assegni più bassi rispetto a quelli che si avrebbero con le attuali norme, perchè con il calcolo totalmente contributivo, gli assegni sarebbero più bassi anche se, stando ai calcoli del Centro Studi Itinerari Previdenziali, le penalizzazioni non sarebbero per tutti ma solo per coloro che hanno beneficiato di aumenti salariali fino al 9-10%, mentre chi non ha ricevuto aumenti retributivi non subirebbe penalità. Anche con le novità per le pensioni del nuovo governo, dunque, sarebbe necessario considerare se effettivamente convenga uscire prima con le novità. Bisognerà capire cosa effettivamente si farà.

Ultime Notizie