Pensione con 20 anni di contributi. Quando è possibile anticipare

In questo momento 20 anni di contributi versati nelle casse previdenziali non sono sufficienti per andare in pensione, almeno con 62 anni di età. Ecco le prossime novità.

Pensione con 20 anni di contributi. Quan

Pensione con 20 anni di contributi

Anno dopo anno cambiano le norme sulla pensione e nascono nuovi dubbi perché per qualcuno si prospettano nuove e interessanti opportunità mentre altri trovano le porte dell'uscita improvvisamente chiuse. Stando così le cose ovvero in attesa di conoscere le novità che troveranno spazio nell'ordinamento previdenziale, quando è possibile anticipare? O meglio, per circoscrivere la questione, con 20 anni di contributi versati nel corso del tempo è possibile ritirarsi dall'attività lavorativa? Soprattutto per chi è entrato nel mondo dell'occupazione molti anni fa e in giovane età si tratta infatti di un caso molto frequente proprio perché, a differenza di oggi, le opportunità erano ben maggiori. Ma cosa succede adesso ovvero con 20 anni di contributi (e 62 anni di età) possono accedere al trattamento previdenziale?

Pensione con 20 anni di contributi: sì o no?

Sveliamo subito che 20 anni di contributi versati nelle casse previdenziali non sono sufficienti per andare in pensione, almeno con 62 anni di età. Le disposizioni attuali prevedono infatti 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi per la pensione di vecchiaia. Le condizioni si ammorbidiscono nel caso di accesso allo strumento dell'ape volontario. In questo caso occorrono 63 anni e 20 anni di contributi. Tuttavia si tratta di una misura introdotta in via sperimentale per un biennio. Andrà infatti in scadenza il 31 dicembre del prossimo anno e avrà un costo per il pensionando. In sostanza si tratta di un anticipo pensionistico erogato dalle banche e garantito dalla futura pensione di vecchiaia. Un prestito vero e proprio con interessi da restituiti con piccoli prelievi sulla pensione di vecchiaia nell'arco di 20 anni. Dal punto di vista economico, la soluzione può rivelarsi poco conveniente.

E gli aggiornamenti sulle ultime decisioni esecutivo

In ogni caso la pentola delle pensioni è caldissima, come dimostrato dai lavoro in corso a Palazzo Chigi. La legge attuale subirà una piccola spallata, a iniziare dalla possibilità concessa a chi ha maturato 38 anni di contributi e ha compiuto 62 anni di andare in pensione (la famosa quota 100). E con una novità rispetto a quanto visto fino a ora: non sarà applicata alcuna penalizzazione ovvero quell'1,5% di riduzione dell'assegno previdenziale per ogni anno di anticipo rispetto al raggiungimento della soglia prevista oppure il ricalcolo contributivo dell'assegno a partire dal 1996 oppure ancora ai contributi figurativi accumulati durante gli anni di lavoro. Se sui contenuti non sembrano esserci dubbi, le incertezze riguardano piuttosto le tempistiche: si comincerà già da gennaio, sarà rinviato a marzo o verrà introdotta solo nel corso del prossimo anno?

E mentre si lavora anche sull'introduzione di quota 41 a favore di chi ha iniziato a lavorare sin dalla giovane età, anche se difficilmente questo passaggio si concretizzerà già nel 2019 ma forse nel 202, tra le altre novità di rilievo c'è il semaforo rosso all'aumento delle speranze di vita così come da norme in vigore.

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di Marianna Quatraro pubblicato il