Pensione anticipata RITA quali possibilità a 61 anni di età

Si può uscire con la Rita a 61 o 62 anni di età e quali sono le formula in ipotesi al momento.

Pensione anticipata RITA quali possibili

Pensione anticipata RITA con 61 anni di età, quali possibilità?


Accanto alle tante ipotesi per le pensioni, la certezza è che rimangano quelle attuali se non si farà nulla in un situazione che andrebbe comunque a peggiorare. 
Una delle possibilità attuali, poco conosciuta, ma possibile è la RITA, Rendita Integrativa Temporanea anticipata, che permette di uscire 5 anni prima dalla pensione di vecchiaia. Ed è questo un requisito fondamentale insieme ai 20 anni di contributi versati nella gestione previdenziale obbligatoria e cinque in un fondo complementare. E tra l'altro la RITA si può accumulare con l'Ape Volontario.

Stando a quetsi dati, ai 5 anni che mancano di pensione di vecchia, si può uscire nel 2018 a 66 anni e 7 mesi, mentre nel 2019 sarà di 67 anni. Quindi, non a 61 anni o 62 anni, come, invece, potrebbe accadere con altri sistemi allo studio

L'ipotesi più vicina a questa età

Stando a quanto formulato, la novità per le pensioni di quota 100 dovrebbe avere la base di partenza per la pensione finale di 64 anni di età e 36 anni di contributi, permettendo, dunque, a chiunque lo volesse di andare in pensione prima rispetto a quanto attualmente richiesto dai requisiti pensionistici in vigore. La quota 100 prevede non solo la possibilità di uscita prima ma anche il ricalcolo contributivo dell'assegno di pensione per i versamenti effettuati dal 1996 al 2011 e la possibilità di beneficiare di soli due anni di contributi figurativi, escludendo quelli di maternità e servizio militare.

A ben pensarci, dunque, prima di decidere di uscire prima con la novità per le pensioni di quota 100, sarebbe bene valutarne la convenienza, giacchè alla luce di alcuni calcoli si tratta di una novità per le pensioni che pur abbassando il requisito per uscire non converrebbe a tutti, proprio da un punto di vista economico. Secondo le ultime notizie, infatti, andare in pensione con la novità per le pensioni di quota 100 porterebbe ad una riduzione dell’assegno finale di circa 200 euro.  Si parla di una riduzione del trattamento pensionistico finale dell’8% circa, per cui, facendo alcuni calcoli di esempio, un 30enne che andrà in pensione con l’attuale riforma pensioni percepirà un assegno di 1.305 euro, 1.205 nel caso delle donne, mentre con quota 100 prenderebbe 1.112 euro; e un 40enne quarantenne che andrà in pensione con le attuali norme pensionistiche percepirà 1.308 euro, mentre con la quota 100 avrebbe 1.255 euro.

Andare in pensione prima con la quota 100, dunque, sembrerebbe convenire ai lavoratori statali e ai lavoratori dipendenti privati che hanno avuto carriere regolari senza interruzioni dal lavoro mentre non sarebbe conveniente per chi ha avuto carriere discontinue o brevi, o interruzioni al lavoro superiori ai 2 anni per cassa integrazione o malattia, perché con la quota 100 correrebbe il rischio di andare in pensione più tardi fino a tre anni invece che prima.

Altre ipotesi possibili

In molti casi, è possibile che per andare in pensione prima siano convenienti altri sistemi al posto della novità per le pensioni di quota 100 tanto attesa. E per alcuni sarebbe addirittura più conveniente, se alle soglie della maturazione dei normali requisiti, aspettare di raggiungerli. Le donne, per esempio, potrebbero comunque optare per l’opzione donna, se questa venisse eventualmente ancora prorogata, perché è vero che subirebbero un taglio ben più alto dell’8% dell’assegno finale ma è anche vero che potrebbero andare in pensione fino a 10 anni prima rispetto a quanto richiesto, piuttosto che ‘solo’ tre anni prima. E’ bene, infatti, precisare che la quota 100 e ogni altra novità per le pensioni che potrebbe essere approvata entro la fine di quest’anno, non sostituiranno del tutto le attuali norme pensionistiche ma vi si affiancheranno, quindi toccherà al solo lavoratore decidere cosa fare e come uscire, in base chiaramente ad esigenze e calcoli di trattamenti finali.

Se, per esempio, un lavoratore matura la pensione di vecchiaia nel 2019 raggiungendo il nuovo requisito dei 67 anni di età e sempre con 20 anni di contributi, o matura la pensione anticipata, che nel 2019 richiederà 42 anni e tre mesi di contributi per le donne e 43 anni e tre mesi di contributi per gli uomini, prima della quota 100, è bene che vada in pensione senza ricorrere alla quota 100, perché percepirebbe un assegno finale decisamente più cospicuo.

Tra le altre ipotesi di novità per le pensioni al vaglio del nuovo governo anche il raggiungimento dei soli 41 anni di contributi per andare in pensione, misura che, stando a quanto riportano le ultime notizie, comunque non verrebbe approvata entro l’anno, slittando pertanto ai prossimi e ancora non si sa quanto, ma che, esattamente come la quota 100, secondo le stime porterebbe tagli degli assegni finali e questa volta del 10%, ancor più dunque dell’8% previsto per la quota 100.

Altra ipotesi in ballo al momento, secondo le ultime notizie, sarebbe l’introduzione di un superbonus come incentivo per rimanere più a lungo a lavoro. Chi deciderà di rimanere a lavoro più a lungo, dunque, percepirà un superbonus in busta paga, avendo uno stipendio mensile più alto di qualche centinaia di euro. Al momento, stando alle ultime notizie, si parla di un bonus mensile pari al 33% della retribuzione percepita, per cui dovrebbe essere pari all’ammontare dei contributi Inps che il lavoratore avrebbe dovuto versare per gli ultimi anni di lavoro, e non sarà soggetto ad alcuna tassazione.