Pensione invalidità revocata dopo richiesta aggravamento. Incredibile storia di Peppino

di Marianna Quatraro pubblicato il

La sua sola fonte di sostentamento è una pensione d'invalidità di circa 290 euro. Finché alla domanda di aggravamento, l'Inps ha smesso di riconoscere lo status di invalido civile.

Pensione invalidità revocata dopo richie

L'incredibile storia del 56enne Peppino

Chiede giustizia ma ottiene una beffa. Perché come potrebbe essere definita la revoca della pensione d'invalidità da parte dell'Inps dopo la richiesta di aggravamento' Lui si chiama Peppino, ha 58 anni ed è un calabrese di Dinami. A grande sorpresa, sua e di chi gli sta accanto, si è visto disdire l'assegno di 290 euro mensili che gli era stato riconosciuto per gravi patologie certificate dall'Azienda sanitaria provinciale. Di positivo c'è la reazione di vicinanza espressa dalla comunità vibonese, sia a livello di solidarietà e sia di aiuto concreto da parte di quelle isituzioni locali che hanno già annunciato di affiancarlo nella sua battaglia.

L'incredibile storia di Peppino

Come racconta il giornalista Alessio Bompasso sulle pagine virtuali del sito IlVibonese, Peppino vive da solo perché non è sposato e i suoi genitori sono morti. La sua sola fonte di sostentamento è una pensione d'invalidità di circa 290 euro. Finché alla domanda di aggravamento, l'Inps ha risposto negativamente e ha smesso di riconoscere lo status di invalido civile per via di una patologia considerata non invalidante o con riduzione della capacità lavorativa in misura inferiore a un terzo.

Stato di solitudine relazionale in via di ulteriore peggioramento

Come spiegato dal vicesindaco di Dinami, questa è una storia intrisa di dolore e disperazione a cui si aggiunge l'insensibilità di alcune istituzioni che evidentemente prestano più attenzione ai freddi numeri e agli aspetti finanziari anziché al benessere delle persone. Di Bella fa notare come Peppino sia un suo compaesano che vive in condizioni difficili in una casa popolare. Fa presente di seguire le sue vicissitudini da quando era amministratore: i suoi genitori sono morti, non è sposato e, a parte l'interessamento di qualche nipote, non può contare sul sostegno della rete parentale. Per come si evince anche dalla relazione degli assistenti sociali, si trova in uno stato di solitudine relazionale in via di ulteriore peggioramento.

Lo stesso esponente dell'amministrazione comunale del piccolo comune calabrese ha promesso di non lasciare solo Peppino. Anzi, sono le sue parole testuali, come patronato (Di Bella è responsabile regionale Encal Cisal) combatteranno insieme a lui finché l'Istituto nazionale della previdenza sociale non tornerà sui suoi passi e riconoscerà il suo diritto a vivere con dignità. Quindi la rassicurazione di essere pronti a compiere tutte le azioni, naturalmente nel rispetto della legge e delle norme in vigore, che si renderanno necessarie. L'impressione è che questo sia solo un capitolo di una vicenda che ha ancora molto da dire.

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